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“Sana e Salva. Quando lo Sport salva la vita”: il progetto che mette al centro lo sport come rete concreta contro la violenza

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Nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” si è svolto il convegno “Sana e Salva. Quando lo Sport salva la vita”, promosso dal senatore di FdI Marco Scurria, presidente della Consulta del Movimento sportivo popolare Italia. Un appuntamento che ha segnato l’avvio di un percorso nazionale destinato a radicarsi nei territori, nelle scuole e nelle associazioni sportive.

Uomini e donne insieme sotto lo stesso Ombrello Rosa

La giornata si è aperta con una passeggiata simbolica con l’Ombrello Rosa, scelto come segno distintivo dell’iniziativa in prossimità dell’8 marzo. Donne e uomini hanno camminato insieme sotto lo stesso simbolo per affermare un principio chiaro: la violenza non è una questione privata. L’ombrello protegge e unisce; sotto l’ombrello ci si ripara e ci si può stare anche in coppia. È il simbolo di una protezione condivisa, di una rete che sostiene.

Lo sport come strumento di educazione al rispetto

Il senso del progetto è stato spiegato da Scurria con parole nette: «Lo sport restituisce consapevolezza del proprio corpo, della propria forza, del proprio valore». Un messaggio che va oltre l’attività fisica. Lo sport diventa educazione al rispetto, allenamento alla dignità, capacità di non accettare più umiliazioni o dipendenze, soprattutto quelle psicologiche ed economiche che spesso precedono o accompagnano la violenza.

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha richiamato il valore formativo dello sport, ricordando che è una scuola di regole e di rispetto, ma anche di ripartenza: «Dai no si ricomincia». Una frase semplice che racchiude il senso profondo dell’iniziativa: ogni caduta può diventare un nuovo inizio.

Dialogo bipartisan per un impegno oltre le appartenenze

Sulla stessa linea il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan, che ha sottolineato come nello sport si formi prima di tutto il carattere, attraverso impegno, sacrificio e capacità di rialzarsi. La senatrice Daniela Sbrollini del Pd, Segretaria della Presidenza del Senato, ha voluto ribadire la natura trasversale del progetto: «Lo sport non deve avere colore politico». Un passaggio che ha dato il senso più ampio della giornata: la prevenzione della violenza è un impegno che supera appartenenze e schieramenti. Sbrollini ha inoltre evidenziato che non bastano le leggi se non si cambia la cultura del Paese, e che investire nello sport significa investire nella persona. Nel dibattito è intervenuta anche la senatrice Elena Murelli della Lega, che ha posto l’accento sul ruolo educativo dello sport, soprattutto nelle scuole: «È uno strumento essenziale non solo per il benessere fisico, ma anche per quello psicologico e sociale». Lo sport, ha ricordato, aiuta i ragazzi a gestire lo stress, ad affrontare le difficoltà e a crescere come cittadini, rafforzando inclusione e senso di comunità.

La prevenzione attraverso la consapevolezza di sé

A dare direzione concreta al progetto è stata Cristina De Simone, responsabile del progetto e Responsabile del Dipartimento Inclusione di Fratelli d’Italia Roma, che ha riportato l’attenzione sulla forza interiore delle donne. L’obiettivo è creare consapevolezza, perché una donna forte e padrona di sé è meno disposta ad accettare violenze, soprattutto quelle psicologiche ed economiche. Lo sport, in questo senso, è prevenzione ma anche rinascita: un modo per rimettersi in gioco.

Sportelli di ascolto, sostegno, sensibilizzazione: azioni concrete per l’aiuto e il cambio culturale

Tra i relatori anche Flavia Topani, che ha presentato il “Protocollo 12 Ore”, un progetto pensato per intervenire nei momenti più delicati dopo una richiesta di aiuto e accompagnare le donne verso l’autonomia lavorativa, perché la libertà passa anche dall’indipendenza economica. Accanto al valore simbolico dell’Ombrello Rosa, l’iniziativa prevede strumenti concreti: sull’ombrello è riportato il numero attivo 24 ore su 24 di Salute Plus APS, per offrire assistenza psicologica e giuridica immediata.

“Sana e Salva” si propone dunque come un percorso stabile, capace di entrare nei territori e di parlare ai giovani prima che la violenza diventi una ferita irreparabile. Il convegno ha ribadito con forza che la prevenzione passa dalla cultura, dall’educazione e dalla costruzione di reti territoriali solide. Perché, come è stato ripetuto nel corso degli interventi, salvare una donna significa salvare molto di più: significa rafforzare la famiglia, proteggere i figli, tutelare il cuore stesso della comunità. E soprattutto significa ricordare che nessuno si salva da solo.

L'articolo “Sana e Salva. Quando lo Sport salva la vita”: il progetto che mette al centro lo sport come rete concreta contro la violenza sembra essere il primo su Secolo d'Italia.















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