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Pakistano accusato di omicidio liberato dai giudici di Firenze: in carcere potrebbe stare male

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Accusato di un brutale omicidio e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, un ventiseienne pakistano non sarà estradato. La decisione della Corte d’Appello di Firenze occupa la prima pagina de La Verità di giovedì 5 marzo: il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ricostruisce la clamorosa vicenda spiegando che il presunto killer torna libero perché la Grecia non garantisce standard detentivi dignitosi.

Le accuse: killer a sangue freddo e trafficante di uomini

Può un uomo accusato di aver ucciso a sangue freddo un migrante restare libero di circolare nelle nostre città, nonostante un mandato di cattura internazionale? La risposta, che arriva direttamente dalle aule di giustizia della Toscana, è un “sì”. La Corte d’Appello di Firenze ha infatti negato l’estradizione di K.Y., cittadino pakistano di 26 anni residente nel senese, disponendone l’immediata scarcerazione.

Il delitto di Evzonoi: tre colpi di pistola per un rimborso negato

Sulla testa di K.Y. pendono accuse gravissime. Secondo le autorità elleniche, l’immigrato pakistano sarebbe responsabile di un omicidio volontario commesso con inquietante freddezza il 15 ottobre 2025. La vittima, M.J., un cittadino della Sierra Leone, aveva pagato il sospettato per essere trasportato fuori dal territorio greco. Quando il viaggio era fallito, la vittima aveva osato chiedere la restituzione del denaro.
La reazione, secondo la ricostruzione del tribunale di Kilkis, è stata agghiacciante: K.Y. avrebbe estratto un’arma da fuoco esplodendo tre colpi contro la vittima, uccidendolo nel cortile di un albergo. Ma l’accusa non è solo di omicidio: il 26enne pakistano è accusato anche di far parte di una rete di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro. Insomma, un trafficante di uomini.

La decisione choc: “In Grecia rischio di trattamenti inumani”

Nonostante la gravità degli indizi e la pericolosità sociale del soggetto — che utilizzava persino degli alias per confondere le autorità sulla sua reale identità — i giudici fiorentini hanno alzato un muro invalicabile. Il motivo? Le condizioni delle carceri greche.
Secondo la Corte, la documentazione inviata da Atene non è stata sufficiente a escludere il rischio che l’indagato potesse subire trattamenti contrari alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).
Il timore paventato dai giudici è che le prigioni di Nigrita o Salonicco, dove il pakistano sarebbe destinato, siano troppo affollate e carenti dal punto di vista igienico-sanitario. Le relazioni internazionali parlano di celle sovraffollate e assistenza medica insufficiente: condizioni che, paradossalmente, hanno spinto i giudici italiani a tutelare l’accusato più della pretesa punitiva dello Stato vittima del reato.

Libero in Italia: il paradosso della burocrazia

Oltre alla questione dei diritti umani, a pesare sulla scarcerazione è stata anche la tempistica. K.Y. era detenuto in Italia dal dicembre scorso, e i termini massimi per la custodia cautelare erano ormai agli sgoccioli. Senza garanzie “confortevoli” da parte della Grecia sulla futura detenzione, la Corte ha stabilito che non si potesse più privare l’uomo della libertà personale.
Mentre l’accusato torna a camminare per le strade di Siena e dei paesini dell’Amiata, resta l’amaro in bocca per una giustizia che sembra incartata su se stessa.
Il rischio concreto è che, ora che è tornato a piede libero, l’uomo possa far perdere le proprie tracce prima che si trovi una soluzione diplomatica o giuridica tra Italia e Grecia. Un caso limite che, alla vigilia del referendum, solleva interrogativi profondi sul funzionamento della giustizia in Italia.

L'articolo Pakistano accusato di omicidio liberato dai giudici di Firenze: in carcere potrebbe stare male sembra essere il primo su Secolo d'Italia.















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