Iran, Travaglio a La7: “Meloni non va in Parlamento perché non può ripetere il mantra aggressore-aggredito. Stavolta stiamo con gli aggressori”
“Cosa fa paura a Giorgia Meloni? Credo che la spaventi il fatto di non avere una posizione chiara sull’attacco israelo-americano all’Iran (o di non poterla dire). e di non poter ripetere il solito mantra che abbiamo sentito per quattro anni: c’è un aggressore e un aggredito. Ma in questo caso stiamo dalla parte degli aggressori, non dalla parte dell’aggredito. Dove sono le sanzioni contro gli aggressori?“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo, su La7, dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, rispondendo alle domande di Lilli Gruber sulla scelta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di non riferire direttamente in Parlamento, lasciando la parola ai ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto.
La conduttrice ricostruisce il contesto della giornata politica, osservando come Meloni non abbia preso la parola alle Camere mentre il conflitto è arrivato al sesto giorno e la tensione in Medio Oriente continua a crescere. Da qui la domanda al direttore del Fatto Quotidiano: perché la presidente del Consiglio, che spesso rivendica di “metterci la faccia”, in questo caso preferisce rilasciare una intervista di 32 minuti senza contradditorio a Rtl 102.5 e di non intervenire direttamente.
Per Travaglio, in una fase segnata da forte preoccupazione nell’opinione pubblica, spetterebbe proprio al capo del governo chiarire la posizione dell’Italia: “Bisognerebbe spiegare che cosa sta facendo Trump, visto che Meloni sostiene di avere con lui un rapporto privilegiato e quindi forse sa qualcosa in più; chiarire che cosa è andato a fare Crosetto a Dubai, dopo quella che appare come una incredibile vacanza sulla quale sono state date cinque o sei versioni diverse; e soprattutto dire che cosa succederà alle nostre bollette, agli approvvigionamenti energetici, ai rincari, ai rischi di rappresaglia e alla possibilità che si riaccenda il terrorismo“.
Il direttore del Fatto poi si sofferma sugli aspetti militari e strategici che riguardano direttamente l’Italia: “C’è da capire come ci muoviamo con le basi Nato e con le basi americane, che sono un’altra cosa ancora, e perché continuiamo a mandare armi a paesi coinvolti nei conflitti. Avevamo una legge molto chiara che vietava di inviare armamenti ai paesi in guerra e quella norma è stata superata con Draghi per poter mandare le armi all’Ucraina. Ora si continua su quella strada e si arriva perfino a inviare missili Samp-T a paesi che sono complici dell’aggressione americano-israeliana contro l’Iran“.
Travaglio sottolinea che questa scelta di campo è già evidente anche se non viene dichiarata apertamente: “Di fatto stiamo entrando in guerra dalla parte degli aggressori, invece di fare come Sánchez, sperando poi che sia coerente con quello che dice”.
Nel frattempo, aggiunge, la presidente del Consiglio sceglie di intervenire su altri temi: “Meloni parla della riforma della giustizia, una riforma alla quale probabilmente interessava poco agli italiani prima e che in questo momento, comprensibilmente, interessa ancora meno”.
Ed è proprio in questa contraddizione che si spiega il silenzio della premier sulla guerra: riproporre lo schema usato negli ultimi anni per leggere altri conflitti diventerebbe difficile, perché questa volta l’Italia si troverebbe schierata dalla parte dell’aggressore.
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