Frode fiscale da 28 milioni di euro Arrestato imprenditore vigevanese
Vigevano. Una commercialista milanese di 64 anni in carcere e due imprenditori, di cui un vigevanese, agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. È questo il bilancio dell’operazione della guardia di finanza di Pavia che ha smantellato un presunto sistema di frode fiscale legato alla vendita online di elettrodomestici e dispositivi elettronici, con un giro d’affari illecito stimato in oltre 28 milioni di euro.
Gli arrestati
In carcere è finita la commercialista milanese Rosa Del Medico, 64 anni, residente in città. Ai domiciliari invece due imprenditori ritenuti dagli investigatori gli amministratori di fatto delle società coinvolte: Gianfranco Di Biase, 37 anni, residente a Vigevano, e Ivan Lucchini Gobbi, 47 anni, residente a Milano. Gianfranco Di Biase è assistito dall’avvocata Federica Scapaticci. «Abbiamo appena ricevuto l’ordinanza – spiega la legale – e al momento dobbiamo ancora studiare tutte le carte». L’imprenditore vigevanese, che vive in zona Brughiera, è attualmente agli arresti domiciliari in attesa che gli venga applicato il braccialetto elettronico, dispositivo che al momento non risulterebbe disponibile. Ivan Lucchini Gobbi è invece difeso dall’avvocato Sandro Guerra.
Anche la difesa della commercialista, rappresentata dall’avvocato Paolo Sevesi, evidenzia come il fascicolo dell’indagine sia particolarmente corposo. «La linea difensiva è ancora tutta da studiare – afferma il legale –, perché nel fascicolo d’indagine ci sono migliaia e migliaia di pagine». Tra l’altro la donna sapeva di poter essere arrestata dato che già un mese fa circa era stata sentita nell’interrogatorio preventivo introdotto dalla riforma Nordio. A coordinare l’indagine è la pm Chiara Giuiusa.
Secondo gli inquirenti i due imprenditori avrebbero gestito un articolato sistema di società operative tra la Lomellina e il Milanese, attive nella vendita online di lavatrici, computer e telefoni cellulari attraverso un noto portale di e-commerce.
Le accuse
Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un presunto meccanismo di “frodi carosello” sull’Iva. Attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, il sistema avrebbe consentito di sottrarre ingenti risorse all’erario e allo stesso tempo di immettere sul mercato prodotti a prezzi particolarmente competitivi. Per rendere più difficile l’individuazione dei responsabili, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati utilizzati prestanome e una rete di società, tra cui anche una immobiliare che avrebbe funzionato da vera e propria “cassaforte” per i profitti dell’attività illecita.
Nonostante la struttura societaria complessa, gli investigatori sono riusciti a ricostruire la filiera delle operazioni e a risalire ai presunti ideatori del sistema. L’operazione rappresenta la prosecuzione dell’inchiesta sulle fatture false che nell’ottobre del 2024 aveva già portato a sequestri per circa due milioni di euro tra Vigevano e Corsico. Nel corso delle indagini la Guardia di finanza ha eseguito anche il sequestro preventivo di 22 immobili tra Vigevano e Milano riconducibili ai due imprenditori, oltre a disponibilità finanziarie e orologi di lusso. Secondo l’accusa, un ruolo centrale nell’organizzazione del sistema sarebbe stato svolto proprio dalla commercialista milanese. Sarebbe stata lei, infatti, a ideare il modello di evasione fiscale, predisponendo la creazione di società “cartiere” e tutta la documentazione necessaria a far apparire regolari le fatture relative a operazioni in realtà inesistenti. In cambio della consulenza, secondo gli investigatori, la professionista avrebbe percepito un compenso calcolato in percentuale tra l’11 e il 13 per cento sull’importo complessivo delle fatture emesse dalle società coinvolte. Le indagini proseguono per ricostruire nel dettaglio tutti i flussi finanziari.
