Lo sciopero di Non una di meno: «Per i lavori non riconosciuti»
Pavia. Uno sciopero «dal lavoro produttivo e riproduttivo». Definisce così Rossella Cabras, di Non una di meno Pavia, la manifestazione che ieri pomeriggio ha visto decine di persone riunirsi in piazza della Vittoria per mettere al centro dell’attenzione i diritti ancora oggi negati a diverse categorie di lavoratrici.
«Sapevamo che per molte aderire non era semplice, siamo qui anche per rappresentare loro. Tante donne e persone della comunità Lgbtqia+ femminilizzate svolgono lavori per i quali scioperare ha delle conseguenze - spiega Cabras -. Sia per gli altri, come nel caso di lavori di cura o istruzione, che per la lavoratrice stessa. Spesso se si partecipa a uno sciopero ci si espone a potenziali ricatti».
C’è chi, oltre al diritto di sciopero, non vede riconosciuta la propria mansione. «La società è influenzata da una cultura che dà per scontato che i bambini, gli anziani o le persone malate vadano accudite dalle donne - prosegue l’attivista di Non una di meno -. Così in tantissime si ritrovano a svolgere un lavoro non riconosciuto e senza nessuna remunerazione. Attività che andrebbero incluse nel welfare, ma così non è e al governo sembra non interessare».
L’incontro in piazza della Vittoria è stato anche il modo di presentare lo spettacolo "I dialoghi della vagina", in scena ieri sera al Cineteatro Cesare Volta. «In una società stratificata come la nostra è sempre più difficile parlare con le nuove generazioni di violenza di genere e di cosa comporta essere un soggetto con vagina - conclude Cabras -. Nello spettacolo si parla senza veli di taboo e violenze imposti dalla nostra cultura».
