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Referendum, niente voto ai fuori sede di Pavia: ecco l’alternativa

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Pavia. Per il referendum sulla giustizia del prossimo 22-23 marzo non potranno votare gli studenti fuori sede (a meno che non tornino a casa con viaggi spesso costosi) e così, per garantire anche a loro il diritto di a far valere la propria opinione, Alleanza Verdi-Sinistra ha deciso di mettersi in gioco per aiutare – almeno alcuni di loro – a partecipare all’imminente consultazione.

I rappresentanti di lista
La soluzione trovata è quella di nominarli rappresentanti di lista: una “mossa” politica legittima già messa in campo da molti partiti in passato, cioè prima della temporanea apertura che il governo aveva concesso a studenti e lavoratori fuori sede in occasione delle ultime elezioni. «Il Governo Meloni ha negato a studenti, studentesse, lavoratrici e lavoratori fuori sede il diritto di votare nella città dove vivono» afferma Luca Testoni, consigliere comunale a Pavia e segretario di Avs.«Per provare a garantire loro quello che è un vero diritto negato, non bastano le giuste proteste. Alleanza Verdi e Sinistra ha messo a disposizione i propri spazi per i rappresentanti di lista a tutte e tutti i fuori sede che ne facciano richiesta. Per farlo, è sufficiente registrarsi entro il 16 marzo alla piattaforma nazionale www.votofuorisede.it oppure contattare direttamente la federazione locale alla mail sinistraitalianapavia@gmail.com. I fuori sede riceveranno l’elenco dei seggi ancora disponibili in cui poter svolgere il ruolo di rappresentanti di lista. Ad oggi superano abbondantemente il centinaio le persone che in tutta la Provincia ci hanno richiesto di poter svolgere il ruolo di rappresentanti di lista e poter così votare fuori sede: quasi tutte a Pavia città, ma anche nei Comuni limitrofi, oltre che a Vigevano e Voghera».

«Diritto negato»
A Pavia, città che ospita una popolazione universitaria da circa 30mila persone, ci sono circa 11 mila fuori sede. A dispetto delle precedenti consultazioni (quando il voto fuori sede era stato concesso) per il referendum sulla giustizia del prossimo 22-23 marzo non è stata attivata questa possibilità. Un fatto che ha destato polemiche anche a livello comunale, con il consigliere di maggioranza Tommaso Bernini (Azione) che ha affrontato l’argomento con queste parole:«Questa scelta è un no alla partecipazione democratica. Secondo il governo e la maggioranza non sussisterebbero “tempi tecnici” per garantire questo diritto, ma esperienze recenti di voto per i fuorisede hanno dimostrato che non sussistono particolari problemi procedurali. Il governo Meloni sta dicendo chiaramente: cari fuorisede, o pagate centinaia di euro per tornare a casa, o non votate. È indegno. Per Pavia, questa esclusione pesa in modo particolarmente significativo. L'Università è uno dei poli universitari più attrattivi d’Italia, che su quasi 30 mila studenti totali, vede circa 11 mila giovani fuorisede, provenienti da altre province e regioni italiane. Questi giovani vengono ora di fatto privati del diritto di voto nella consultazione più importante dell’anno. La città di Pavia ospita strutture sanitarie di riferimento, tra cui il Policlinico San Matteo, centro di eccellenza regionale. Anche queste persone, spinte da esigenze serie di salute, si troveranno senza possibilità pratica di partecipare al voto referendario».















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