A Mantova profughi oltre quota 700: altri sono in arrivo e mancano alloggi
Gli immigrati accolti nel Mantovano sforano quota 700, ma il loro numero è destinato ad aumentare nei prossimi giorni con i trasferimenti dall’hotspot di Lampedusa sotto la costante pressione di nuovi sbarchi. Attualmente nei centri di accoglienza straordinari gestiti dalla prefettura si trovano 703 persone in attesa di ricevere lo status di rifugiato che consenta loro di restare stabilmente in Italia, con la prospettiva di trovarsi una lavoro e una casa per vivere in piena autonomia.
E mentre aspettano che la commissione valuti il possesso dei requisiti, rimangono nelle strutture affidate a cinque tra cooperative sociali ed enti del terzo settore che hanno ottenuto il rinnovo delle vecchie convenzioni stipulate tre anni fa.
Ultimi arrivi
Come a Lampedusa, anche nel Mantovano continua l’arrivo quasi quotidiano dei profughi. A metà marzo scorso i richiedenti protezione internazionale erano 538, l’11 agosto erano già saliti a 655, e giovedì scorso il loro numero era di 703. In questo momento in verità, dicono dalla prefettura, si sta attraversando un momento di pausa: gli ultimi arrivi, dieci, risalgono al 14 settembre; poi dal centro di smistamento della Croce Rossa a Bresso, provincia di Milano, più nulla. In prefettura, però, non si fanno illusioni e aspettano la telefonata che annuncia nuovi arrivi.
«Non sappiamo quante persone ci saranno destinate e nemmeno quando arriveranno, di solito ci avvertono solo qualche ora prima» fanno sapere dalla prefettura dove tutti, dal prefetto Gerlando Iorio ai vari funzionari, sono comunque pronti a far fronte alle loro incombenze. I posti disponibili, però, sono sempre meno e si fatica a trovarne di nuovi: «Da tempo siamo al limite» dicono da via Principe Amedeo, dove si riesce a far fronte allo stillicidio di arrivi solo grazie al turnover che consente di liberare posti: tanti, infatti, sono i migranti che abbandonano di loro volontà i centri di accoglienza straordinaria per raggiungere familiari e amici all’estero oppure in altre località italiane; o quelli che sono costretti ad andarsene perché gli è stato negato lo status di rifugiato. I due bandi per trovare i posti necessari a far fronte alle varie esigenze hanno avuto l’adesione di alcune cooperative e si stanno valutando le proposte.
Va detto, però, che le offerte di posti sono state inferiori alle richieste dalla prefettura: nel caso del bando che puntava a rinnovare la gestione di seicento posti in singoli alloggi, coop ed enti del terzo settore si sono dette disponibili solo per la metà. Un problema.
Appello ai Comuni
La prefettura ha chiesto aiuto ai sindaci, ma i vari appelli rivolti non hanno sortito gli effetti sperati: sono pochi gli edifici messi a disposizione per l’accoglienza e quasi sempre destinati ai profughi dall’Ucraina.
Se nulla si sa sulla consistenza dei nuovi arrivi, ignote sono anche le conseguenze che potrebbe avere sul Mantovano la nuova linea del governo Meloni di creare in tutt’Italia dei nuovi centri di accoglienza e di rimpatrio sorvegliati dalle forze dell’ordine: «Al momento non abbiamo indicazioni che Mantova rientri tra i territori che li possano avere» afferma la prefettura. Che dal nuovo decreto in preparazione a Roma potrebbe ricevere la spinta decisiva per accorciare i tempi di valutazione dello status dei richiedenti protezione internazionale e, quindi, per liberare posti letto per i futuri arrivi.
