Il pilota della Pattuglia è rientrato in Friuli «L’avviso atto dovuto»
TRIESTE Base di Rivolto blindata più che mai e notizie che vengono filtrate direttamente dal comando dell’Aeronautica militare a Roma. Le uniche certezze, a tre giorni dal drammatico incidente che ha coinvolto Pony 4, pilotato dal maggiore Oscar Del Dò, il top gun friulano dell’attuale formazione delle Frecce e costato la vita alla piccola Laura, è che l’ufficiale è rientrato in Friuli, dove formalmente gli è stato consegnato l’avviso di garanzia, atto indispensabile e dovuto per procedere ad alcuni accertamenti tecnici irripetibili in merito allo schianto.
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Del Dò, come confermato dai vertici dell’Aeronautica, è tornato a casa, in Friuli. Il pilota, 35 anni, nato a San Daniele ma con residenza a Torreano di Martignacco, dove vivono i genitori, secondo quanto si apprende è in buone condizioni di salute, ma turbato, molto dispiaciuto per l’incidente avvenuto sabato pomeriggio a Caselle, alle porte di Torino, e in cui è morta la bambina di 5 anni.
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Ieri era previsto il sorvolo ad Aosta nell’ambito dell’iniziativa “Am ringrazia l’Italia”, un modo per celebrare con i cittadini i 100 anni di storia della forza armata, nata il 28 marzo 1923, ma naturalmente il sorvolo è stato annullato per il lutto di questi giorni. Il maggiore si è rifugiato tra gli affetti più cari, inavvicinabile, sia nella casa di famiglia di Torreano, dove le imposte sono chiuse e il telefono squilla a vuoto, sia al villaggio Azzurro di Campoformido, dove attualmente l’uomo abita, come è usuale per i piloti della Pan, oggi e in passato.
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Lo sgomento nell’ambiente della Pattuglia è vivo e intatto per una tragedia che ha causato la morte di una piccola di 5 anni e il ferimento del fratello di 12, ancora ricoverato in ospedale a Torino. Entrambi erano nell’auto guidata dal loro papà che è stata investita dai rottami dell’Mb 339 che si è schiantato al suolo, un paio di secondi dopo che il pilota si era lanciato con il paracadute, mettendosi in salvo. È un annus horribilis, questo, per le Frecce tricolori, che pochi mesi fa hanno pianto la scomparsa del pilota Alessio Ghersi, che si schiantò sui monti dell’alta Val Torre mentre era ai comandi di un aereo da turismo, sul quale viaggiava anche un suo parente.
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E in molti ex top gun delle Frecce è ancora ben presente nella mente l’incidente che, il 27 ottobre del 2002, sui cieli di Rivolto, vide sfortunati protagonisti l’allora capitano Andrea Braga e il motorista Stefano Commisso.
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Il loro aereo, Pony 9, l’ultimo della formazione, stava rientrando alla base di Rivolto, quando, in fase di atterraggio, un uccello, forse un corvo, fu risucchiato dalla turbina del motore, che si spense. Braga riuscì a portare il velivolo in zona sicura, sui campi circostanti. Lui e il motorista si lanciarono con il paracadute e finirono in mezzo alle vigne accanto alla base. Braga subì importanti ferite alle vertebre e a un occhio, ma si salvò, così come Commisso. Quest’ultimo, purtroppo, perse la vita pochi anni dopo a Como, in seguito a un incidente in moto, mentre Braga tornò già nel 2003 nei ranghi della Pan.
