Gli amministratori del Canavese e Regione e Asl: «La conferenza dei sindaci conti di più»
IVREA. Nelle conferenze dei sindaci dell’Asl/To4, l’argomento è stato già sollevato molte volte nel corso del tempo. Praticamente ogni anno. Ma questa volta è diverso.
Questa volta, le vicende emerse dall’inchiesta della procura sull’Asl/To4 hanno reso quella che è sempre stata vissuta come una sorta di contraddizione normativa come un problema impellente da risolvere senza più indugio. Si è mosso il sindaco di Ivrea Matteo Chiantore, presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl/To4, con un documento inviato all’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi e al direttore generale Asl/To4 Luigi Vercellino.
ARGOMENTO NON RINVIABILE
«Premetto che non c’è alcuna vena polemica – osserva Chiantore – perché stiamo tutti lavorando con molto impegno a livello distrettuale sui temi della sanità, ma non è più rinviabile la soluzione di quello che non è un disallineamento formale, ma un problema politico e amministrativo sostanziale». E viene dunque chiesto un confronto per dare piena attuazione secondo quanto dice la legge regionale 18/2007 che ha rivisto le competenze delle conferenze dei sindaci dando un ruolo attivo, ma mai esercitato nei fatti oppure di avere «il coraggio istituzionale di rivedere la normativa, chiarendo in modo inequivocabile ruoli, responsabilità e ambiti di intervento». «Non è più pensabile – sottolinea – di continuare a chiedere alle amministrazioni comunali di assumersi responsabilità o di esprimere valutazioni strategiche senza che queste siano realmente poste nelle condizioni di esercitare i propri compiti secondo quanto stabilito dalla legge».
IL PRESENTE
Ma come funziona adesso? Nella sostanza, i sindaci (e nell’Asl/To4 ce ne sono 174) sono chiamati ogni anno a votare gli obiettivi raggiunti dall’azienda sanitaria senza che questi siano mai stati condivisi e senza che i Comuni possano intervenire nei processi decisionali e nelle strategie. Gli obiettivi sono dati dalla Regione ai direttori generali e i risultati vengono presentati ai sindaci (mediamente attraverso slide riassuntive e relazioni dei direttori) perché li votino.
ALLA FINE SI APPROVA
Al netto del dibattito e dell’obiezione ripetuta sull’assenza di coinvolgimento, il voto finisce sempre per essere favorevole. Diventa nei fatti anche un voto politico e nei casi in passato in cui i sindaci voltarono le spalle al direttore generale, questo fu sostituito dalla Regione aprendo un periodo più o meno lungo di commissariamento con il risultato immediato di rallentare processi di investimenti in strutture, modernizzazione e personale. Eppure, la legge regionale di riferimento attribuisce competenze importanti alla conferenza dei sindaci, prevedendo che possa definire, nell’ambito della programmazione socio-sanitaria regionale, le linee di indirizzo per l’elaborazione del piano attuativo locale. Nella concretezza, però, questa normativa non è mai stata attuata e il ruolo della conferenza dei sindaci è diventato marginale, nonostante si chieda di esprimere pareri o assumere posizioni su questioni rilevanti per l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari. A tutto questo, si aggiunge la considerazione sulla specificità dell’Asl/To4, terza Asl del Piemonte per popolazione (oltre mezzo milione) e prima per numero di Comuni (174) con aree territoriali con specificità molto diverse tra loro che non rende semplice contemperare tutte le esigenze. L’inchiesta della procura di Ivrea e i fatti emersi, in più, hanno ulteriormente messo in evidenza le contraddizioni del sistema come la delibera approvata dalla direzione strategica del 17 novembre scorso, che riconosce una quota integrativa al trattamento economico del direttore generale Stefano Scarpetta (ora a Novara) per l’anno 2023 su obiettivi raggiunti e approvati dalla conferenza dei sindaci nel 2024, coinvolto nell’inchiesta della procura. Un fatto tecnico, ma che rende molto bene l’idea del disallineamento tra norme e responsabilità. —
