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Ноябрь
2025

Il punto di Confagricoltura: «Popillia e viti, il rischio di ritornare indietro»

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SAN GIORGIO CANAVESE. È la popillia japonica a rappresentare un rischio per la viticoltura Canavesana: i danni provocati dal coleottero si sono già contati nei vigneti al termine della passata vendemmia, ma se non si interviene con le misure adeguate il rischio di un sensibile peggioramento è concreto. Il punto sulla situazione si è fatto lo scorso mercoledì 26 in occasione di un convegno organizzato da Confagricoltura all’azienda agricola Cieck di San Giorgio Canavese.

Tra le tematiche in discussione, oltre agli interventi per combattere la popillia, anche la politica agricola comunitaria e i cambiamenti climatici, uniti dal titolo La viticoltura verso il futuro. Dopo l’introduzione affidata a Gianluigi Orsolani, presidente di Confagricoltura, i lavori sono cominciati con Paolo Gotta e Davide Venanzio del servizio fitosanitario della Regione Piemonte, che hanno spiegato il ciclo vitale della popillia e i danni che provoca alle colture. Alberto Cugnetto, Accademia agricoltura Torino, ha messo al centro le innovazioni applicabili per la gestione integrata del coleottero. Nel merito dei danni è entrato l’enologo Giampiero Gerbi.

Il convegno ha poi virato sui cambiamenti climatici e i problemi che comportano nella viticoltura con l’agronomo Massimo Pinna, mentre Paolo Sabbatini, docente del Dipartimento di scienze agrarie e forestali dell’Università di Torino, ha proseguito con la gestione del suolo e della chioma in viticoltura. Il collega Paolo Marucco è passato alle soluzioni. L’utilizzo dei droni in viticoltura, seguito dagli interventi delle studiose Laura Alemanno e Marcella Biddoccu, hanno trattato di come la tecnologia può aiutare l’agricoltura. Le conclusioni sono state affidate a Gianfranco Latino, responsabile del settore produzioni agrarie e zootecniche della Regione Piemonte, che ha affrontato il tema delle prospettive della viticoltura nella politica agraria comune.

Il coleottero aveva lasciato pesanti segni del suo passaggio nei vigneti del Canavese. I più colpiti erano stati quelli verso Mazzè, nella bassa zona collinare del Macellio a Caluso e poi nella zona di Piverone. In queste zone il piccolo insetto si era mangiato tutto il fogliame delle vite e non c’era stata la vendemmia. «Quello che ci preoccupa – sottolinea Bartolomeo Merlo, presidente del Consorzio tutela vini docg Caluso e doc Carema e Canavese – sarà cosa succederà il prossimo anno: le femmine della popillia hanno già deposto le uova nel terreno dei vigneti. La femmina scava nel suolo fino a una profondità di 5–10 cm, e nel corso della sua vita adulta può entrare nel terreno per più di 16 volte e depositare un totale di 40-60 uova. Si schiuderanno in primavera e noi dovremmo essere pronti per combattere l’invasione. Gli interventi indicati e consentiti dal piano delle Regione Piemonte li abbiamo messi in atto, eccezion fatta per chi coltiva in biologico, ma servono studi per capire e combattere il ciclo vitale della popillia, che al momento non conosciamo con precisione. Il consorzio ha fatto sforzi enormi e investimenti per migliorare la promozione e la qualità dell’Erbaluce. Non possiamo permetterci passi indietro».















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