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Ноябрь
2025

Panichi: “Con Rune abbiamo rimesso ordine. Djokovic legge il gioco prima”

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Marco Panichi, uno dei preparatori atletici più stimati del circuito, è tornato a parlare del lavoro svolto con Holger Rune durante la sua partecipazione al JLM Podcast di Jacopo Lo Monaco. Forte di un bagaglio costruito accanto a figure come Novak Djokovic e Jannik Sinner, Panichi ha raccontato come, nel caso del talento danese, il primo passo sia stato comprendere il tipo di atleta che aveva davanti: “Holger è un ragazzo con un potenziale enorme. Esplosivo, coordinato, con un istinto naturale molto forte. Ma tende a usare tanta energia in eccesso, soprattutto nei momenti in cui non serve. Il primo lavoro è stato aiutarlo a gestirla”.

Panichi: “Il corpo di Rune mandava segnalo chiari”

Entrando ancor più nel dettaglio, Panichi ha spiegato che Rune attraversava un periodo complicato dal punto di vista fisico, caratterizzato non da un singolo infortunio ma da una serie di segnali che il corpo stava mandando: “Quando sono arrivato, Holger veniva da un periodo complicato. Non c’era un infortunio ‘grande’, ma un insieme di cose: affaticamenti, compensi, piccole rigidità che limitavano la sua espressività. Il corpo mandava segnali chiari”. Un quadro che, inevitabilmente, aveva ripercussioni sul rendimento in campo: “Per uno come lui, che basa il tennis sulla velocità e sulla capacità di cambiare direzione, anche il 10% di efficienza in meno diventa un limite enorme. Se il corpo non risponde, cambia tutto: postura, appoggi, tempi di reazione. Si muoveva, ma non come sa muoversi lui”.

Il recupero fisico e la gestione dei carichi

La priorità, dunque, è stata rimettere ordine in un sistema che aveva perso fluidità, soprattutto dopo l’ultimo fastidio al tendine d’Achille accusato a Stoccolma. Un percorso fatto di precisione e disciplina, come racconta lo stesso Panichi: “Abbiamo rimesso ordine. Prima di tutto nella gestione dei carichi, poi nella qualità del movimento. Holger tende sempre a dare il massimo, ma quando devi recuperare serve disciplina: progressioni, intensità controllata, rispetto dei tempi. In certi momenti il lavoro giusto è farlo andare più piano”.

Restituire simmetria, equilibrio e fiducia nei movimenti

Un programma finalizzato a restituire equilibrio, libertà nei movimenti e fiducia negli appoggi: “Restituirgli simmetria, equilibrio e fiducia nei movimenti. Un atleta esplosivo come lui deve sentire il corpo ‘libero’. Quando ricomincia a fidarsi degli appoggi e delle accelerazioni, cambia tutto”. E oggi il quadro appare decisamente più incoraggiante: “Sta tornando a muoversi come vuole lui. Ha ricominciato a sentire il corpo fluido. È giovane, reagisce bene e impara in fretta. La chiave è metterlo nelle condizioni di esprimere la sua intensità, ma in modo efficiente”.

L’esperienza con Djokovic e la metodologia di preparazione atletica: precisione e obiettivi

Panichi ha poi aperto una finestra più ampia sulla propria metodologia, segnata in modo significativo dall’esperienza con Djokovic, un atleta che gli ha imposto standard altissimi anche nella fase di costruzione del lavoro: Con Novak ho imparato che ogni esercizio deve avere un motivo preciso, un obiettivo e un parametro per misurare il progresso. Non accetta nulla per routine: vuole capire tutto. La sua velocità non è solo fisica, ma soprattutto neurologica. Legge il gioco prima”. Da questa filosofia derivano i cardini della sua preparazione, che intrecciano biomeccanica individuale, forza funzionale e prevenzione: La base è la biomeccanica individuale. Ogni atleta ha la sua struttura. Poi ci sono forza funzionale, velocità, reattività e prevenzione. E tutto deve essere progressivo. Se non puoi misurare un miglioramento, stai indovinando”.

Il tipo di atleta richiesto dal tennis moderno

Infine, guardando al tennis contemporaneo, Panichi ha delineato anche il tipo di atleta che oggi serve per reggere il livello del circuito:Serve un atleta fluido. Il tennis è un continuo passaggio tra difesa, neutralità e attacco. Non vince il più muscoloso, ma quello che sa muoversi meglio nello spazio”.

La tecnologia nel tennis: un supporto, non un sostituto dell’allenatore

Un approccio che si integra con l’uso sempre più pervasivo della tecnologia, la quale, sottolinea il preparatore, deve essere un supporto e non un sostituto: “Prima costruisci l’atleta, poi costruisci il tennista”. E per quanto gli strumenti moderni siano ormai irrinunciabili, resta fondamentale mantenere il giusto equilibrio: “È utile: sensori, analisi del movimento, software per monitorare il recupero. Ma deve restare uno strumento. Non può sostituire l’allenatore”.















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