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Ноябрь
2025

Officina ferroviaria, dopo dieci anni la riapertura al pubblico con 700 visitatori

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VOGHERA. Dal 2015, e cioè dall’apertura straordinaria organizzata per i 100 anni dalla sua fondazione, all’Officina ferroviaria grandi riparazioni di Voghera non entrava più nessuno: solo i dipendenti erano autorizzati a varcare i suoi cancelli. Ieri, però, Trenitalia ha voluto aprire le porte di quella che è una delle realtà più importanti della città (dal punto di vista occupazionale e non solo) cominciando proprio dalle famiglie dei suoi lavoratori, che sono più di 400 tra dipendenti ed esterni. In totale, nella mattina di ieri hanno visitato l’officina qualcosa come 700 persone, tra cui la sindaca Paola Garlaschelli.

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Mogli, mariti e figli (l’età media dei dipendenti è 37 anni, e molti vengono assunti direttamente dagli istituti tecnici e professionali vogheresi) hanno potuto scoprire la città che sorge dietro le mura di via Lomellina e in cui letteralmente si smontano e si rimontano le carrozze dei treni regionali provenienti da Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto, Lazio e Toscana. Tra le 9.30 e le 14, divisi su cinque turni, gli ospiti hanno potuto prendere parte alla visita guidata dello stabilimento, scoprendo (con i propri cari a fare loro da cicerone) ciò che succede nei vari reparti.

Organizzata (manco a dirlo) come un viaggio su rotaie, con una serie di stazioni distribuite sul percorso, la visita si è conclusa in mensa, con un momento conviviale e una serie di attività laboratoriali a tema pensate per i bambini.

«In Italia – ha spiegato il direttore dell’officina Lorenzo Mancini – ci sono solo 9 stabilimenti come il nostro, che trattano esclusivamente treni per il trasporto regionale, quelli principalmente utilizzati dai pendolari, che viaggiano a massimo 160 chilometri orari, tendenzialmente su due piani. È la prima volta che organizziamo qui un open day per le famiglie dei nostri dipendenti e ne siamo molto felici: è bello poter mostrare, specialmente ai bambini, ciò che fanno ogni giorno le loro mamme e i loro papà. Anche perché i treni, si sa, hanno sui piccoli un fascino ancora molto forte».

Cosa si fa all’interno

E cosa fanno esattamente i dipendenti di quella che una volta si chiamava Officina grandi riparazioni, ma che oggi si chiama più tecnicamente Officina manutenzione ciclica? Si occupano, sostanzialmente, della manutenzione straordinaria, quella che viene effettuata circa ogni 6 anni, ovvero quando i mezzi raggiungono quota un milione 200mila chilometri e necessitano di una revisione totale.

«Per legge, una volta che si raggiunge quella cifra – dice Mancini – i treni vanno sottoposti a un’attività azzerante, devono cioè essere riportati (dal punto di vista della funzionalità) allo stato di fabbrica. Qui arrivano quindi (percorrendo una bretella che ci collega direttamente alla rete ferroviaria) le carrozze da trattare, e noi di fatto le smontiamo pezzo per pezzo, sostituendoli tutti. Gli impianti, i componenti elettronici e pneumatici, i sedili, tutto quello che c’è dentro le carrozze viene revisionato e cambiato per garantire che il treno possa circolare per altri sei anni in sicurezza. A seconda poi degli accordi tra le singole Regioni e Trenitalia (o Trenord, perché operiamo anche sui loro mezzi) il processo può riguardare anche un restyling dei mezzi, e quindi interessare la verniciatura, le tappezzerie e altro. Di solito un convoglio è costituito da 5 carrozze, e noi ne consegniamo 200 l’anno: vuol dire, mediamente, 2 o 3 treni al mese, perché a seconda delle lavorazioni per un treno possono volerci dai 30 ai 90 giorni».















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