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Декабрь
2025

Banchette d’Ivrea, quattro anni e mezzo per tentato omicidio, la vittima si salvò per la pistola inceppata

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BANCHETTE D’IVREA. Fu protagonista di scene da far west in via Roma a Banchette alle 9 del mattino. Sparò all’amico di 32 anni sulla soglia di casa, che si salvò solo perché la pistola rubata s’inceppò. La Gup Lucrezia Natta, martedì scorso, ha condannato a quattro anni e mezzo Hamza Drouzi, 29enne difeso dall’avvocato Tony Latini. Il pm Filippo De Bellis aveva chiesto una pena più alta, però, di 7 anni e mezzo. L’uomo aveva scelto il rito abbreviato, che prevede uno sconto della pena in cambio dell’acquisizione del fascicolo del pm, dunque di uno snellimento del processo.

La vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Filippo Amoroso e ha ottenuto 20mila euro di provvisionale a titolo risarcitorio. L’unico proiettile sparato prima che la pistola s’inceppasse, infatti, lo ha colpito nella parte superiore del braccio sinistro, uscendo poi dalla scapola. Le lesioni erano inizialmente qualificate in 45 giorni, ma poi per alcune fratture riportate la malattia era stata calcolata tra i 90 e i 120 giorni.

In camera di consiglio durante il giudizio abbreviato sono stati mostrati dei video di telecamere che hanno ripreso tutta la scena. Drouzi era all’esterno, il 32enne sulla porta di casa e subisce il colpo da distanza ravvicinata. Poi la pistola s’inceppa, nonostate il 29enne provasse ancora a fare fuoco. Importanti anche le perizie balistiche per ricostruire la scena del crimine assegnate dal pm De Bellis, che quel giorno era presente sul posto per i rilievi.

Drouzi, poi, era accusato anche di resistenza a pubblico ufficiale, per essere fuggito a bordo della sua Seat Leon di colore nero a velocità pericolosa e contro mano per il centro di Banchette, senza fermarsi agli stop. Si dirigeva verso i campi, dove è cominciata la fuga a piedi in mezzo ai campi, ma è stato poi bloccato da quattro carabinieri, incluso il capitano Manuel Grasso accorso sul posto personalmente. Ci saranno circa un centinaio di metri tra il civico 21 di via Roma, da dove è uscito a tutta velocità e l’incrocio con via Samone, dove è stato trovato e soccorso il ferito, su cui si affaccia un bar, un negozio di abbigliamento e i Palazzi Marega, che danno direttamente sui campi.

Durante il processo l’uomo ha tentato di difendersi sostenendo di aver fatto abuso di crack, in quel periodo, e spiegando di aver avuto dei sospetti paranoici di gelosia nei confronti dell’amico e della compagna. L’imputazione, tuttavia, non è cambiata: ha retto l’accusa di tentato omicidio.

Ma la storia non sarebbe finita lì. Perché la vittima del tentato omicidio un 32enne di Pavone Canavese, si sarebbe reso successivamente responsabile di minacce al personale sanitario che lo aveva soccorso. «Ti strappo i capelli, ti sbatto per terra».

Così si sarebbe rivolto all’infermiera del triage del pronto soccorso, nella notte tra venerdì e sabato intorno all’una. Il fatto è accaduto, dopo aver minacciato di tirare una sedia a un suo conoscente, sempre nella sala d’aspetto del pronto soccorso. Il paziente comunque era già noto in ospedale e alle forze dell’ordine per episodi simili. Dopo la sparatoria era stato ricoverato nel reparto di ortopedia, piantonato 24 ore su 24 dai carabinieri, anche per sua sicurezza.















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