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Декабрь
2025

Il caso della centralina idroelettrica nella Valle di Adamè: se una scelta green minaccia l’ambiente stesso

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La Valle di Adamè, gioiello del Parco Regionale dell’Adamello lombardo compreso nella Rete europea Natura 2000, ospita da alcuni anni una centralina idroelettrica realizzata dai gestori dell’omonima baita a 2100 m di quota. Il progetto, nato tra il 2016 e il 2017 per l’esigenza del rifugio di sostituire i gruppi elettrogeni (alimentati a combustibili fossili trasportati in elicottero) puntando invece a generare in loco energia rinnovabile e silenziosa, ha ottenuto l’autorizzazione nel 2022 con una serie di rigide prescrizioni da rispettare: copertura immediata degli scavi, strutture in muratura compatibili con l’ambiente circostante, e così via.

L’impianto insiste su un’area di elevata sensibilità ambientale. La presenza delle torbiere, delicati ecosistemi particolarmente tutelati anche alla luce della recente Nature Restoration Law approvata in Europa, è stata sottovalutata dalla valutazione d’incidenza che non ha studiato le ripercussioni legate alla modifica del regime idrico del sito, liquidando gli impatti come “non significativi” senza alcun monitoraggio; la stessa documentazione appare lacunosa ed incompleta anche su altri aspetti, dalla mancata segnalazione della presenza di fauna alpina protetta all’omissione di ulteriori habitat interessati in modo diretto o indiretto che risultano dunque esenti da valutazione.

La centralina ha una produzione attesa di 52 MWh/anno, quando per la baita – che peraltro è già dotata di pannelli fotovoltaici – si stima un fabbisogno stagionale di circa 10 MWh. Nelle norme tecniche di attuazione del Piano Territoriale di Coordinamento è espressamente vietata la realizzazione di nuovi impianti idroelettrici e nuove derivazioni o captazioni d’acqua, con deroga per l’eventuale autoconsumo in loco (“fatta salva la piena compatibilità ambientale delle opere”); l’impianto realizzato è evidentemente sovradimensionato, uscendo dai termini della deroga. La misurazione del Deflusso Minimo Vitale (DMV), o deflusso ecologico, risulta effettuata tramite un’apparecchiatura che non soddisfa la necessità di teletrasmissione continua dei dati richiesta dalla normativa vigente.

Già a un anno di distanza dall’inizio dei lavori le prime ispezioni istituzionali avevano segnalato il mancato completamento dei ripristini ambientali: tubazioni ancora scoperte, mancati rinverdimenti, deposito di materiale di cantiere, uso massiccio di calcestruzzo, cattiva gestione dei rifiuti. A seguito di ciò da parte della Comunità Montana, ente gestore del Parco Adamello, è arrivata una diffida al concessionario che intimava il rispetto delle prescrizioni. Mentre il cronoprogramma dei lavori prevedeva di arrivare a conclusione nel termine di 5-11 settimane, un sopralluogo indipendente nel luglio 2025 ha evidenziato ancora un cantiere permanente non perimetrato, con misure di sicurezza deficitarie. Sono inoltre state rilevate ulteriori criticità: carenza di manutenzione, incongruenze con il progetto presentato, rifiuti bruciati in loco, gestione non corretta del gruppo elettrogeno e del suo carburante, presenza di telecamere non in conformità con i termini di tutela della privacy.

Nell’ottobre 2025 il Comune di Saviore dell’Adamello ha disposto un’ordinanza per la demolizione delle opere non autorizzate e non conformi, con il ripristino dei luoghi nell’area della centralina idroelettrica e la rimozione di tutto ciò che è stato costruito senza autorizzazione o in modo diverso dal progetto approvato. Tra gli interventi contestati rientrano opere nel letto del torrente (muri e deviazioni del corso d’acqua non previste), la realizzazione di un bacino artificiale in cemento al posto dell’invaso più naturale autorizzato, tratti di tubazioni posati in modo non conforme e rifiniture mai completate. A dare impulso all’azione delle istituzioni è stata la relazione tecnico-ambientale del Comitato per la Difesa del Parco dell’Adamello: il lavoro di monitoraggio, analisi ed informazione pubblica del Comitato – basato sul volontariato – ha evidenziato presunte difformità esecutive e criticità rispetto alle tutele vigenti, chiedendo il pieno rispetto delle regole.

Il caso in esame evidenzia la distanza tra l’obiettivo di riduzione degli impatti energetici del rifugio e le condizioni stringenti di tutela di un sito Natura 2000 d’alta quota; un’azione volta a portare benefici ambientali non dovrebbe andare a discapito dell’ambiente stesso, altrimenti sembra solo destinata a perseguire un interesse economico che, seppur lecito, non è collettivo.

L'articolo Il caso della centralina idroelettrica nella Valle di Adamè: se una scelta green minaccia l’ambiente stesso proviene da Il Fatto Quotidiano.















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