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Декабрь
2025

Perché la situazione di Israele mi sembra a tutti gli effetti emblematica della crisi mondiale in atto

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di Felice Musicco

Ho ascoltato la recente presentazione di Francesca Albanese alla scuola del Fatto Quotidiano, conclusione del corso sulla costruzione della Pace. Ha effettuato un excursus storico, basato sui suoi studi, delle origini del conflitto israelo-palestinese a partire da progetto iniziale post seconda guerra mondiale. Tale progetto è stato definito una impresa coloniale occidentale che ancora si perpetua.

Lo Stato israeliano è stato presentato come una democrazia assolutamente imperfetta, a carattere militare. La risoluzione internazionale del conflitto è stata considerata estremamente problematica, anche per le implicazioni economiche e capitalistiche che coinvolgono anche le democrazie occidentali e i loro rapporti con Israele.

Gli argomenti crisi delle democrazie, dell’economia, della politica li ho affrontati anche in altri corsi della scuola del Fatto, nonché leggendo, ascoltando e approfondendo per mio conto.

Ho letto anche il recente libro di Anna Momigliano Fondato sulla sabbia. Un viaggio nel futuro di Israele. La complessità della questione emerge nella discussione e nei discorsi comuni attraverso le parole che usiamo e leggiamo quotidianamente, tipo democrazia, politica, economia, religione, guerra. Cosa siano queste parole e come vengano interpretate dalle persone è fondamentale per capirsi ed esercitare il pensiero critico. L’opinione comune, ad esempio, mi pare si riferisca a Israele come a una democrazia occidentale inserita logisticamente in un ambiente ostile di finte democrazie, oligarchie, autocrazie. Anche Albanese ha definito molti Paesi arabi delle finte democrazie. Da questo predominante punto di vista, veniamo richiamati genericamente alla difesa dei valori di Israele come democrazia occidentale, rispetto al resto da cui è circondata.

Dalle parole di Albanese e Momigliano emergono i limiti della democrazia e delle politiche che possono originare in Paesi che pur tengono elezioni a suffragio universale e hanno sistemi di governo democratici rappresentativi. Emerge anche il valore della costituzione e dei meccanismi di controllo e bilanciamento del potere del governo. I palestinesi sono stati da sempre considerati cittadini di seconda fascia, qualcosa che ci ricorda i limiti delle democrazie greche, con donne e schiavi senza gli stessi diritti degli altri. I conflitti sono diventati armati con morti, feriti, sofferenza da entrambe le parti. Sionismo, antisemitismo sono parole che rappresentano posizioni che categorizzano parti non comunicanti. Nel passato, pur tuttavia, ci sono stati tentativi, da parte di illuminati governi israeliani e membri della leadership palestinese, di cambiare questa situazione; di trovare un accordo tramite il riconoscimento delle altrui istanze.

Subito dopo quanto successo nel 2023 e successivamente, è evidente quanto il pensiero complesso e profondo possa sembrare inappropriato, trovando forte opposizione. La nebbia causata dalla fossilizzazione e dall’inasprimento della situazione è fittissima. Si vedono solo dolore, incompatibilità e incomunicabilità, che si risolvono con l’eliminazione fisica.

Mi interessa innanzitutto capire se questo è compatibile con il pensiero democratico occidentale. Con il mio pensiero, i miei valori e la mia cultura. La democrazia è una idea che definisce la rappresentazione del volere dei cittadini, che nella realtà è soggetta alla continua messa alla prova da parte delle contingenze interne ed esterne agli Stati sovrani. Come dicevano Sartori e altri, la democrazia richiederebbe che i cittadini se ne prendessero continuamente cura, monitorando, manutenendo.

La situazione di Israele sembra a tutti gli effetti emblematica della crisi mondiale in atto, crisi dei cittadini quindi, delle persone in quanto individui facenti parte di comunità non coese ma divise a forte impronta individualista; laddove semplificazione, pigrizia, assuefazione, adattamento e rassegnazione prevalgono. Le minacce alle democrazie occidentali sembrerebbero più interne che esterne.

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