Morta Fernanda Contri, la giudice ed ex ministra con Ivrea nel cuore
Ivrea
Si svolgeranno martedì 30, a Chiavari, dove risiedeva, i funerali di Fernanda Contri Bruzzone, 90 anni, avvocata e giurista di altissima levatura, protagonista di spicco della vita istituzionale italiana del secondo Novecento, venuta a mancare lo scorso sabato 27, all’ospedale di Rapallo, come annunciato, sui necrologi, dalla figlia Anna.
Figura di grande valore umano e autorevolezza istituzionale, ha servito lo Stato con rigore, sapendone interpretare con competenza e dedizione i più alti ruoli. Con la sua morte, l’Italia ha perso un punto di riferimento importante e Ivrea una delle sue figlie più illustri, essendo nata, infatti, il 21 agosto 1935, proprio nella cittadina sulle rive della Dora Baltea dove, nove anni più tardi, nacque anche suo fratello Alberto, pioniere nel campo della multimedialità interattiva e top manager nelle grandi multinazionali della comunicazione. Di Ivrea, l’avvocata Contri ha sempre serbato un caro ricordo: la casa centralissima dove nacque, in via Palestro 1, con il vasto appartamento al primo piano, accanto a quello occupato dalle sorelle del padre, professore di Lettere antiche, le zie Agnese (ostetrica negli anni Trenta e Quaranta, persona conosciutissima nella comunità eporediese) e Corinna. Trasferitasi giovanissima a Genova con la famiglia, Fernanda Contri coltivò con successo lo sport e gli studi: fu campionessa provinciale di lancio del peso e, dopo il diploma al liceo classico Andrea D'Oria, si laureò in Giurisprudenza, con una tesi sulle autorizzazioni amministrative, mostrando, già allora, attenzione ai rapporti tra cittadino e istituzioni. Nel 1985 fu nominata giudice aggregata della Corte costituzionale, l’anno successivo fu eletta dal Parlamento in seduta comune al Consiglio superiore della magistratura, dove fece parte del Comitato Antimafia e fu vicepresidente della Sezione disciplinare e presidente della IV Commissione referente. Nel 1992, il presidente del Consiglio Giuliano Amato la nominò segretaria generale della Presidenza del Consiglio dei ministri, prima donna a ricoprire tale incarico, mentre, l’anno successivo, entrò nel governo Ciampi come ministra per gli Affari sociali, ruolo in cui si occupò di politiche per l’immigrazione, assistenza sociale e aiuti umanitari, lavorando in particolare sull’emergenza legata alla guerra nella ex Jugoslavia. Predispose anche un disegno di legge sui principi di tutela dei diritti del minore e avviò un progetto sulla disciplina della condizione giuridica dello straniero in Italia. Nel 1996, fu la prima donna a diventare giudice costituzionale, su nomina dell’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, e fu la prima donna nel 2004, a presiedere l'udienza solenne della Corte costituzionale. Nel 2005 fu presidente facente funzioni e poi vicepresidente della Corte, stabilendo ulteriori primati nella storia repubblicana, e cessò dalla carica nel novembre dello stesso anno. Nel 2002, tra l’altro, l'University College London le conferì, prima volta per un cittadino italiano, la laurea honoris causa in Legge.
Anche a Ivrea fu riconosciuto il suo impegno per la giustizia, la tutela dei diritti e la promozione della partecipazione delle donne nelle istituzioni e, nel 1997, ricevette le supreme insegne di Oditore “per i meriti acquisiti nelle quotidiane incombenze”. Nel 2013 fu fatto il suo nome per la carica di Presidente della Repubblica.
Al suo fianco, per tutta la vita, il marito, il compianto avvocato Giorgio Bruzzone, intellettuale ed esponente di spicco del Psi genovese.
