A dicembre l’inflazione rialza la testa. E tornano ad accelerare i prezzi del carrello della spesa: stangata sul cibo
L’inflazione a dicembre rialza la testa, con i prezzi che segnano un +0,2% su novembre e un aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente (a novembre era 1,1%). Le stime preliminari dell’Istat archiviano il 2025 con una media dell’inflazione all’1,5%. Nonostante il rialzo, anche a dicembre, l’inflazione italiana si mantiene comunque decisamente sotto l’area euro che nell’ultimo mese dell’anno si è attestata al 2% in leggero calo su novembre (2,1%). Ma preoccupa che l’accelerazione sia dovuta, oltre che alla crescita dei prezzi dei trasporti (da +0,9% a +2,6%), a quella degli alimentari sia non lavorati (da +1,1% a +2,3%) che lavorati (da +2,1% a +2,6%). Non a caso il ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che compongono il cosiddetto ‘carrello della spesa‘, si è accentuato a dicembre, passando dal +1,5% di novembre al +2,2%.
“Complice il Natale, si accentuano a dicembre i rincari nel settore alimentare, con i prezzi che lo scorso mese sono saliti in media del +2,6% su base annua”, commenta Assoutenti. “Per effetto delle festività e dei maggiori consumi delle famiglie i prezzi di cibi e bevande tornano a rialzare la testa, e segnano a dicembre un +2,6% con un aggravio di spesa, solo per gli acquisti alimentari, pari a +241 euro annui per una famiglie con due figli”, dice il presidente Gabriele Melluso. “Una escalation che prosegue senza sosta dal 2021, e sta portando le famiglie a tagliare sempre più i consumi e ridurre la qualità degli alimenti in tavola. Un allarme che il governo non può più ignorare, e che deve portare nel 2026 a misure specifiche in favore delle famiglie: gli alimentari sono una voce di spesa primaria di cui i cittadini non possono fare a meno, e i rincari registrati nel settore non solo incidono su redditi e capacità di spesa, ma impoveriscono giorno dopo giorno una larga fetta di popolazione”.
“Con un’inflazione media del 2025 pari all’1,5% significa che una coppia con due figli lo scorso anno ha speso complessivamente 562 euro in più rispetto al 2024, dei quali ben 269 euro in più per i soli Prodotti alimentari e le bevande analcoliche e 287 per il carrello della spesa”, fa sapere l’Unione dei consumatori.
Di fronte all’altalena dei prezzi, si modificano progressivamente anche i comportamenti delle famiglie. In base agli ultimi dati disponibili, nel terzo trimestre 2025 sono aumentati il potere d’acquisto e la propensione al risparmio che, escludendo il periodo Covid, ha raggiunto livelli massimi dal terzo trimestre del 2009. La spesa per i consumi è però rimasta debole. In dettaglio, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti sollo dello 0,3%. La propensione al risparmio è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente su livelli storicamente elevati. Il potere d’acquisto è infine cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%.
“La bassa inflazione, pur favorendo importanti recuperi del potere d’acquisto delle famiglie, non ha prodotto effetti significativi sulle decisioni di spesa”, si lamenta Confcommercio che avverte: “La ripresa della domanda per consumi è un elemento cruciale per rendere possibile una crescita del Pil prossima all’1% nel 2026″. I consumatori notano invece che, pur disponendo di maggior reddito, gli italiani restano prudenti e preferiscono mettere i soldi da parte.
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