Diego Ulissi: “Non ho rimpianti per la mia carriera. La vittoria più bella? Battere Sagan al Giro d’Italia”
A 36 anni Diego Ulissi è pronto a vivere la stagione numero 17 tra i professionisti, confermandosi come uno dei corridori italiani più longevi e vincenti della sua generazione. Dalle vittorie mondiali da junior alle 49 affermazioni in carriera – otto delle quali al Giro d’Italia (ha vestito anche la maglia rosa al Giro dello scorso anno) – il toscano ha attraversato epoche diverse del ciclismo, adattandosi a cambiamenti profondi nei metodi di allenamento, nell’alimentazione e nei ritmi di gara. Dopo una carriera interamente trascorsa tra Lampre e UAE Emirates, il passaggio all’Astana lo scorso anno gli ha regalato nuovi stimoli e un ambiente ideale per continuare a esprimersi ad alto livello. Con la consapevolezza di chi ha già dato molto, ma anche con la voglia di lasciare ancora il segno, Ulissi si è raccontato ai microfoni di OA Sport, in partenza per la Spagna in vista del primo ritiro di stagione.
Inizia la tua stagione n.17 tra i professionisti. Cosa fa ancora ardere il fuoco sacro dentro di te?
“Sicuramente gli stimoli sono fondamentali: sono quelli che ti spingono a fare sacrifici e ad allenarti con la giusta mentalità. Anche lo scorso anno mi sono tolto delle belle soddisfazioni e questo, arrivati a una certa età, conta ancora di più. A 36 anni è naturale che il fisico non sia quello di dieci anni fa, quindi diventa essenziale ascoltare le sensazioni, sia fisiche che mentali, per gestirsi al meglio”.
In quali aspetti principali è maggiormente cambiato il ciclismo negli ultimi 15 anni e quali hanno richiesto le maggiori difficoltà di adattamento?
“Le maggiori difficoltà di adattamento direi che sono state legate agli allenamenti. Rispetto a quando sono passato professionista, oggi sembra quasi di fare un altro sport: i ritmi sono cambiati tantissimo, sia in allenamento che in gara. Se devo indicare l’aspetto che è cambiato di più, direi l’alimentazione. Con intensità così elevate si consumano molti più carboidrati rispetto al passato, e anche questo richiede un’attenzione costante”.
Dopo un’intera carriera in Lampre/UAE Emirates, lo scorso anno il passaggio in Astana: che ambiente hai trovato?
“Un ambiente bellissimo. Sono davvero molto felice: mi trovo benissimo sia con i compagni che con lo staff. Abbiamo creato un grande gruppo e mi sono ambientato subito, tanto che mi è sembrato di essere in questa squadra da molti anni. Alla mia età trovare un ambiente così positivo è ancora più importante, perché ti dà nuovi stimoli e rende più leggero stare lontano da casa per tanti giorni”.
L’Astana ha una matrice italiana importante: quanto è rilevante per la coesione del gruppo?
“È sicuramente un aspetto importante, ma non fondamentale. La cosa davvero decisiva è che tutti guardino nella stessa direzione, con obiettivi comuni. È vero che siamo tanti italiani, ma ho legato moltissimo con tutto il team, indipendentemente dalla nazionalità”.
Dopo aver vinto i due Mondiali juniores nel 2006 e 2007, ti saresti aspettato qualcosa in più dalla tua carriera?
“Si può sempre fare di più, ma anche di meno. Per questo bisogna sapersi accontentare di ciò che si è fatto. Non ho rimpianti: penso di aver costruito un’ottima carriera, con 49 vittorie all’attivo, di cui 8 al Giro d’Italia. Se potessi tornare indietro, firmerei subito per una carriera così. Sono felice e sereno”.
Tra le otto tappe vinte al Giro, quale porti più nel cuore?
“Ognuna ha un significato speciale, ma quella che spicca su tutte è la vittoria del 2020 ad Agrigento, battendo Sagan. Era un Giro corso ad ottobre, dopo un’annata davvero particolare a causa del Covid. Il Giro d’Italia è sempre stata la corsa che sognavo da bambino e che guardavo a casa del nonno per pomeriggi interi, quindi ogni successo lì ha un valore unico”.
Perché non hai mai trovato il feeling con Liegi e Lombardia, corse che sembravano adatte alle tue caratteristiche?
“Sono due gare durissime, molto selettive, nelle quali bisogna arrivare al top della condizione. Probabilmente, per quanto possano sembrare adatte, non sono mai state completamente nelle mie corde”.
Per quanti anni ti vedi ancora in gruppo?
“Fino a quando avrò voglia (ride, ndr). Vivo stagione dopo stagione, senza fare programmi troppo a lungo termine. Sicuramente a metà di quest’anno farò un primo bilancio e poi vedremo”.
Nel 2025 hai lasciato ancora il segno al Giro dell’Appennino: vincere una corsa sarà anche l’obiettivo del 2026?
“Quando si mette il numero sulla schiena, l’obiettivo è sempre quello di ottenere il maggior numero di vittorie possibili. Ogni stagione diventa sempre più difficile, ma vedremo se riuscirò a centrare qualche successo anche quest’anno”.
Quale sarà il tuo programma gare nella prima parte di stagione?
“Inizierò a gennaio in Spagna, poi andrò in Oman, farò qualche gara in Francia, quindi Tirreno-Adriatico, Ardenne e Giro d’Italia. Sarà un programma molto simile a quello delle ultime stagioni: non me la sento di stravolgere troppo il calendario, preferisco puntare sulla continuità”.
