Garlasco, la nuova impronta dimostra che Stasi diceva la verità
Il caso Garlasco continua a ribollire. L’ultima clamorosa indiscrezione arriva da Mattino Cinque e riguarda una presunta impronta di scarpa mai realmente analizzata nella villetta di via Pascoli. Si tratterebbe di una traccia «a V rovesciata» che, secondo quanto emerso in trasmissione, sarebbe compatibile con la suola delle scarpe Lacoste consegnate da Alberto Stasi il giorno dopo l’omicidio di Chiara Poggi.
Fino a oggi, sulla scena del crimine erano state ufficialmente rilevate solo impronte insanguinate «a pallini», attribuite all’assassino. L’esistenza di una seconda impronta attribuibile a Stasi cambierebbe il quadro: significherebbe che Alberto potrebbe aver davvero camminato nella casa solo dopo il delitto, come d’altronde ha sempre raccontato.
Perché Stasi avrebbe detto la verità
«Alberto racconta di essere entrato in casa e di aver visto il corpo. Dopo di che ha consegnato quelle scarpe . Quella sembra davvero l’impronta della scarpa di Stasi e questo vorrebbe dire che Alberto ha detto la verità», ha affermato in diretta la conduttrice Federica Panicucci.
A rafforzare l’ipotesi è intervenuto anche l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Stasi, ricordando come sulla scena del crimine abbiano camminato almeno 24 persone tra investigatori e soccorritori. Un numero enorme, che rende plausibile la contaminazione di tracce e la perdita di prove decisive.
Anche i Ris, del resto, avevano stabilito che le scarpe di Stasi risultavano «apparentemente prive di tracce di interesse biologico»: niente sangue né con il combur test né con il luminol.
La questione del sangue sulle scarpe
Il luminol, a ogni modo, non è un test specifico per il sangue e può reagire con moltissime sostanze. Inoltre Stasi consegnò le scarpe 24 ore dopo il sopralluogo: nel frattempo aveva camminato sull’asfalto, nel giardino bagnato e su altre superfici. Il sangue eventualmente calpestato era già in parte secco e quindi facilmente staccabile dalla suola.
Anche le scarpe dei carabinieri intervenuti risultarono negative: un dettaglio che ridimensiona sensibilmente il peso probatorio di quei rilievi. È chiaro che l’assenza di tracce ematiche in questo caso non sia una prova né a favore né contro Stasi: le tracce ematiche (se presenti) si sarebbero comunque facilmente perse a causa degli spostamenti effettuati nelle ore successive. Il dettaglio dimostra tuttavia che il racconto di Alberto era veritiero, una cosa non da poco.
I capelli nella mano di Chiara
A gettare ulteriore benzina sul fuoco è stato anche il genetista Matteo Fabbri. I capelli trovati nella mano di Chiara Poggi, ha spiegato, non possono essere attribuiti con certezza alla vittima: il Dna mitocondriale identifica solo la linea materna, non una persona specifica. Se invece quei reperti fossero ancora conservati, potrebbero diventare una prova cruciale.
