Lo stato di diritto per Meloni: la falsità della pericolosità “provata” dell’Imam di Torino per accusare i giudici
Lo stato di diritto secondo Giorgia Meloni lo ha spiegato lei stessa durante la conferenza stampa di inizio anno in corso nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. Il tema è la sicurezza alla luce d alcuni recenti fatti di cronaca. Serve “lavorare tutti nella stessa direzione”, la sua. “Significa che lo deve fare il Governo, significa che lo devono fare le forze di polizia, significa che lo deve fare anche la magistratura”. Chi sarà l’anello debole? Meloni parla di “decine e decine di casi” ma, bontà sua, sceglie pochi, selezionati esempi. Il primo è quello dell’Imam di Torino Mohamed Shahin, inguaiato da alcune dichiarazioni su Hamas in cui non riteneva gli attacchi del 7 ottobre fossero una violenza. Tanto che alcuni esponenti di maggioranza ne avevano subito chiesto la testa.
Meloni oggi: “Ricordo il caso dell’Imam di Torino: la polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con gli jihadisti; il ministro Piantedosi ne dispone l’espulsione, e l’espulsione viene bloccata”, dai magistrati. “Come si fa a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?”, domandava già all’indomani della decisione dei giudici. La domanda è fin troppo retorica per chi ha appena approvato la riforma della giustizia e tolto le convalide dei trattenimenti dei migranti ai Tribunali per affidarle alle Corti d’appello auspicando decisioni “nella stessa direzione”.
Domande retoriche a parte, il ministero dell’Interno aveva disposto espulsione e relativo trattenimento parlando di “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”, legata alle dichiarazioni e a due episodi datati di contatti sospetti. Ma questo tipo di provvedimento amministrativo non costituisce prova giudiziaria. Come qualcuno ricorderà, la stessa denuncia per le dichiarazioni su Hamas era stara archiviata dalla Procura, che non ha trovato alcun elemento per ipotizzare una violazione del codice penale, neanche un’istigazione a delinquere. “Preoccupa l’uso di strumenti amministrativi per colpire la libertà di opinione”, avevano scritto duecento giuristi in una lettera.
Il trattenimento scattato il 12 novembre 2024 nel Cpr di Caltanissetta, in quanto atto amministrativo che comprime la libertà personale, è passato dal controllo giurisdizionale. La Corte d’appello di Torino ha escluso “la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità”. Inoltre hanno sottolineato che il religioso egiziano è da vent’anni in Italia ed è “completamente incensurato” e che la semplice “valutazione etica o morale” di espressioni di pensiero non può costituire di per sé prova di pericolosità. Meloni dunque dice, anzi ripete il falso: non è vero che tale pericolosità sia stata “provata”. Perché provata nel nostro ordinamento significa che la pericolosità deve essere valutata in concreto e attualmente, non su presunzioni. Meloni e i suoi la pensano diversamente? Spiace, si chiama stato di diritto.
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