Trump: «Non vedo l’ora di incontrare Machado». E manda un segnale a Caracas: «Il rilascio dei prigionieri mossa intelligente»
Segnali di distensione arrivano da parte di Donald Trump nei confronti del Venezuela. Il presidente Usa su Truth ha definito «molto importante e intelligente» il rilascio dei prigionieri politici, ha chiarito di aver annullato una seconda ondata di attacchi «precedentemente prevista» e, secondo quanto emerso, avrebbe inviato una delegazione di diplomatici a Caracas per valutare la riapertura dell’ambasciata chiusa nel 2019. Inoltre, in un’intervista a Fox News, Trump si è detto impaziente di incontrare la leader dell’opposizione María Corina Machado.
Trump incontrerà Machado la prossima settimana: «Non vedo l’ora»
L’incontro, secondo quanto riferito da Trump, avverrà la prossima settimana. «Ho saputo che verrà la prossima settimana e non vedo l’ora di salutarla», ha detto il presidente Usa, aggiungendo di aver sentito che Machado vuole condividere il premio Nobel che le è stato assegnato, come segno di riconoscenza per ciò che ha fatto per il suo popolo con l’arresto di Nicolas Maduro. «Sarebbe un grande onore», ha commentato.
Sul tema è intervenuto il Comitato Nobel che ha precisato che il Premio non può essere trasferito, sebbene l’offerta di Machado sembri avere una valenza soprattutto simbolica. «Un Premio Nobel non può essere revocato o trasferito a qualcun altro», ha dichiarato il portavoce dell’Istituto Nobel Erik Aasheim parlando con l’Afp. «Una volta che l’annuncio dei vincitori è avvenuto, la decisione rimane per sempre», ha aggiunto, specificando che invece il vincitore è libero di fare ciò che vuole con il premio in denaro.
Il segnale sul rilascio dei prigionieri politici: «Gesto importante e intelligente»
«Il Venezuela sta rilasciando un gran numero di prigionieri politici nel segno della ricerca della pace. È un gesto molto importante e intelligente», ha poi scritto Trump su Truth, dopo che nella notte le autorità di Caracas hanno rilasciato alcuni detenuti, tra i quali anche gli italiani Luigi Gasperini e di Biagio Pilieri.
Una delegazione di diplomatici Usa per la riapertura dell’ambasciata
Inoltre, secondo quanto trapelato da fonti Usa, alcuni diplomatici americani sono arrivati oggi a Caracas per valutare la riapertura dell’ambasciata chiusa nel 2019. In particolare, la missione per quella che è stata definita «una valutazione iniziale in vista di una potenziale ripresa graduale delle operazioni» sarebbe stata affidata a John McNamara, incaricato d’affari all’ambasciata americana in Colombia, insieme ad altro personale diplomatico.
L’incontro di Trump con le compagnie petrolifere: c’è anche Eni
Sempre sul suo social, il presidente Usa ha spiegato di aver «annullato una seconda ondata di attacchi precedentemente prevista» perché «a quanto pare non sarà necessaria». «Gli Stati Uniti e il Venezuela stanno lavorando bene insieme, soprattutto per quanto riguarda la ricostruzione in forma molto più grande, migliore e più moderna, delle loro infrastrutture petrolifere e del gas», ha aggiunto, spiegando che «almeno cento miliardi di dollari saranno investiti dalle compagnie petrolifere» nel Paese e confermando un incontro in giornata, alla Casa Bianca, con i dirigenti delle compagnie petrolifere americane e non solo: fra le aziende, una dozzina, secondo quanto riferito dal Sole 24 ore, c’è anche Eni.
Il sequestro di un’altra petroliera
Lo United States Southern Command (Southcom), intanto, ha confermato il sequestro di una quinta petroliera, la Olina battente bandiera del Timor Est e che potrebbe essere coinvolta nel trasporto di petrolio venezuelano soggetto a sanzioni. «L’operazione Southern Spear del Dipartimento della Guerra è risoluta nella sua missione di difendere la nostra patria ponendo fine alle attività illecite e ripristinando la sicurezza nell’emisfero occidentale», ha scritto il Comando su X.
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