“Il carcere è quello che c’è in testa per questo la scuola e la cultura salvano i giovani dalle situazioni di grande degrado”: così Luisa Ranieri su “La Preside”
“Il carcere è quello che c’è nella testa”. È una delle frasi pronunciate la Luisa Ranieri nella nuova serie “La Preside”, prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco, in collaborazione con Rai Fiction. In onda da lunedì 12 gennaio in prima serata su Rai Uno per quattro appuntamenti. È una storia liberamente ispirata alla figura di Eugenia Carfora, preside di Caivano divenuta simbolo di coraggio, determinazione e impegno civile, raccontando il percorso umano e professionale di una donna che sceglie di restare, di lottare e di credere nella scuola come presidio fondamentale di legalità e futuro.
A interpretare la preside è Luisa Ranieri, che ha conosciuto personalmente Carfora dopo aver visto il documentario di Domenico Iannacone. “Incontrarla mi ha acceso una luce – ha spiegato – Nel buio di una periferia ho visto qualcosa di bellissimo: il singolo che fa il suo, senza chiedersi perché. Portare questa storia al grande pubblico significa ricordare che una persona sola può cambiare un destino”. Nel cast oltre ad Alessandro Tedeschi che interpreta un professore di Italiano del Nord, al fianco della protagonista, un cast di bravi attori giovani come Francesco Zenga, Ludovica Nasti, Pasquale Brunetti (che ha partecipato come ballerino di hip hop ad ‘Amici 22’) e Luigi D’Oriano per citarne alcuni.
“Non c’è prospettiva senza la scuola, – ha raccontato Luisa Ranieri a FqMagazine – perché fuori dalla scuola non ci sono le possibilità di allenare il sogno e l’immaginazione, che è l’unica cosa che ti tira fuori anche dai contesti più difficili o dalle situazioni di grande degrado sociale, economico. Magari ci fosse un’altra Eugenia Carfora in giro per l’Italia, nelle zone difficili, perché sono personaggi che portano una grande energia e una grande voglia di fare. Laddove c’è bisogno ovviamente un’Eugenia Carfora serve”.
E ancora un ricordo divertente sul set: “Tutti gli attori-alunni mi prendevano in giro perché troppo concentrata e preoccupata a fare tutti i movimenti di Eugenia, dire le parole e le cose che diceva lei. C’era Francesco Zenga che mi imitava alla perfezione perché il mio unico pensiero, anche quando non ero in scena, era non dimenticarmi le movenze di Eugenia”.
“Sono stata una studentessa determinata come il mio personaggio Lucia– ha spiegato Ludovica Nasti -, molto rivolta al sapere, alla cultura che secondo me è importantissima. Credo che quello che abbiamo cercato di fare noi attori sia stato proprio guardare dentro i nostri personaggi e capire veramente i loro desideri e i sogni. Ho affrontato il mio percorso scolastico con leggerezza con gli amici, ma durante le lezioni cercato il rapporto umano, in primis, con gli insegnanti. Credo sia importante anche l’affettività, che credo manchi nelle scuole di oggi”.
Francesco Zenga ha poi aggiunto: “È importante che ci sia la fiducia, nelle case, nelle scuole e anche verso i nostri mentori, che sono appunto gli insegnanti e i genitori. Bisogna inculcare il diritto a sognare. Mi auguro che nelle scuole di oggi svanisca il divario tra alunno-insegnante”.
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