Beko, gli operai di Cassinetta in presidio a Palazzo Lombardia: “Promesse di investimenti non mantenute”
Sono partiti alle 6 di mattina con un pullman dalla sede di Cassinetta di Biandronno, vicino a Varese, gli operai dello stabilimento Beko Europe. Un’altra giornata di sciopero perché, nonostante le rassicurazioni, la luce non si vede ancora e il pericolo – sostengono – è tutt’altro che scampato. A Milano, davanti a Palazzo Lombardia, si è tenuto martedì mattina un incontro con la Regione e un presidio per chiedere all’azienda il rispetto degli accordi raggiunti con i sindacati il 14 aprile. Quel giorno il gruppo turco a cui fa capo la fabbrica aveva promesso la salvezza di tutti i siti produttivi, 300 milioni di investimenti di cui secondo i lavoratori non c’è traccia e una riduzione degli esuberi, da gestire con uscite volontarie incentivate. La fabbrica fa parte dei cinque stabilimenti ex-Whirpool passati, nel 2024, al gruppo turco Arçelik, colosso del settore degli elettrodomestici.
Tra i motivi della protesta vi sono il calo dei volumi di produzione dei forni da incasso, nonostante la promessa di renderli primari per la produzione nella fabbrica di elettrodomestici e la situazione di incertezza dei lavoratori del plesso, dovuto anche al costante e continuo ricorso alla cassa integrazione e agli incentivi all’esodo. “Chiediamo il rispetto del piano industriale che è stato presentato al ministero, un piano di investimenti che ancora non sono stati fatti”, spiega al fattoquotidiano.it Emiliano Barile, Rsu della Fiom. Tra gli operai, aggiunge, “c’è un senso di rassegnazione, ma non ci rassegneremo fino a quando non otterremo quello che ci hanno presentato”. L’azienda aveva infatti “indicato come core business dello stabilimento” e “futura missione internazionale” – come si legge da una nota sul sito della Regione – la produzione dei forni.
Che invece è calata nel 2025, spiegano i sindacati, del 30%. Intanto “nel nostro stabilimento circa 150 persone sono in cassa integrazione. Il governo ha messo in campo il golden power e anche gli ammortizzatori sociali, ora è Beko che deve fare la sua parte. Deve fare gli investimenti perché uno stabilimento regge solamente investendo”, dice ancora Barile. Il ricorso da parte della Beko alla cassa integrazione non è mai cessato, nonostante gli investimenti annunciati, ed è previsto anche per i prossimi mesi. “Sappiamo bene che il lavoro è uno dei pilastri fondamentali per tutta la comunità anche nella vita quotidiana – spiega il sindacalista – quindi ci sono persone che hanno delle scadenze, devono pagare degli affitti. Bisogna anche cercare di avere delle prospettive future. Sicuramente non possiamo vivere con lo spauracchio di non sapere cosa succederà dopo il piano industriale”.
Nell’ultimo anno, dicono Patrizio e Mauro, due operai in cassa integrazione, ci sono stati “400 licenziamenti volontari dovuti alla situazione che non è né rosea né limpida”. Si va avanti con dosi massicce di incentivi all’esodo e pre-pensionamenti. Mauro – che lavora nella fabbrica da più di 30 anni, quando ancora apparteneva a Indesit – dice di non aver “mai visto così tanta cassa integrazione come in questo ultimo anno e mezzo”. Patrizio fa notare che in ogni mese per gli operai si verifichino “dai 7 ai 9 giorni” di cassa: “Anche in questo mese, subito alla partenza del nuovo anno”. “Noi vogliamo essere positivi – dice Mauro – e anche per questo siamo qui, ma la preoccupazione è altissima anche perché una diminuzione dell’organico può voler dire un domani la dismissione dell’impegno dell’azienda in Italia. Noi vogliamo che il nostro posto resti e che venga tolta la cassa integrazione”.
Dalle parole di Barile si ritorna poi sulla necessità “che le istituzioni siano al nostro fianco, perché è una salvaguardia di tutto il tessuto industriale della nostra regione. La prospettiva è quella di riuscire a spingere l’azienda ad anticipare gli incentivi promessi”. E dalle istituzioni le risposte arrivate, intanto, “sono assolutamente positive. Molti comuni hanno aderito alla nostra campagna di sensibilizzazione, esponendo fuori dei vari comuni del territorio famoso striscione con ‘Tutti uniti per Cassinetta’. Dal mio punto di vista stiamo vivendo una desertificazione industriale su tutto il nostro Paese. Chiediamo che il governo cerchi di riportare in Italia le produzioni per salvaguardare il nostro futuro e quello dei nostri figli”. E all’operaio morto nella tragedia avvenuta lunedì, nell’Ilva di Taranto, cadendo durante un controllo delle valvole, è dedicato il presidio e il ricordo dei presenti. “Noi chiediamo da sempre che si investa sulla sicurezza – conclude Barile – perché la sicurezza è il fondamento della società”.
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