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Australian Open, Zverev sulla crescita del tennis: “Tante chiacchiere e nessun cambiamento”

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Alexander Zverev ci ha abituato ad essere estremamente schietto sulle tematiche calde: non ha fatto eccezione la conferenza stampa del Media Day dell’Australian Open 2026, durata molto poco ma durante la quale è stato toccato un argomento sicuramente di primaria importanza, quello dei cambiamenti e della crescita del tennis. Il tedesco, in particolare, interrogato sull’uscita dal Player Council, ha spiegato come uno dei motivi fosse la mancanza di cambiamenti a fronte di un grande investimento in termini di tempo. Ecco, dunque, un estratto delle sue dichiarazioni.

Australian Open, Zverev: “Vorrei parlare meno con i media”

D: C’è qualcosa su cui vorresti che i giornalisti ti facessero più domande? C’è un argomento di cui vorresti parlare di più e che forse non ti viene chiesto spesso? Soprattutto ora che hai concluso il tuo impegno nel Player Council?
Alexander Zverev: “Voglio dire, non lo so. Non mi aspettavo questa domanda, a dire il vero. In generale, vorrei parlare meno con i media e avere una vita più rilassata (sorride, n.d.r.)”.

D. Volevo chiederti di un argomento extra-campo, ovvero la questione dei premi in denaro. Credo che tu abbia partecipato a una riunione a Wimbledon con alcuni degli Slam a riguardo. A che punto pensi che si trovi la questione?
Alexander Zverev: “Sì, insomma, ho fatto parte del Player Council negli ultimi due anni. A dire il vero, non mi sembra che ci siano stati grandi progressi. Uno dei motivi per cui forse me ne sono andato anch’io è che ho la sensazione che siano solo tante chiacchiere, tanto tempo investito e nessun vero cambiamento. Ma, ripeto, questa è una decisione che spetta ai piani alti del mondo del tennis. Non è una mia decisione. Non dipende da me. Non dipende dai giocatori, a dire il vero”.

A volte sembra che gli organi di governo non vadano molto d’accordo. È davvero difficile riunirli tutti insieme e discutere di cosa sia davvero positivo per il futuro del tennis. Forse è una domanda rivolta più a loro che ai giocatori, perché noi siamo solo spettatori. Giochiamo le partite. Quando cerchiamo di entrare in politica, non abbiamo molta voce in capitolo. Il più delle volte investiamo molto in termini di tempo, ma non otteniamo grandi risultati, il che è un po’ deludente“.















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