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Taglio IRPEF 2026 già in busta paga: cosa cambia davvero nel cedolino di gennaio

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Taglio IRPEF 2026 già in busta paga: cosa cambia davvero nel cedolino di gennaio

La Legge di Bilancio 2026 entra subito nel vivo per milioni di lavoratori, e lo fa con un intervento che incide direttamente sullo stipendio netto. Da gennaio è infatti operativa la riduzione dell’IRPEF per il ceto medio, una misura che non resta sulla carta ma si traduce immediatamente in meno tasse trattenute e più soldi in busta paga.

Per i dipendenti pubblici gestiti da NoiPA, l’effetto è già visibile nel cedolino di gennaio 2026, senza domande, senza moduli e senza attese di conguaglio.

Riduzione IRPEF 2026: cosa prevede la nuova norma

La novità fiscale nasce con la manovra finanziaria approvata a fine 2025 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre. Il cuore dell’intervento riguarda uno degli scaglioni centrali dell’IRPEF, quello che negli ultimi anni ha concentrato gran parte del carico fiscale sui redditi medio-alti.

Dal 1° gennaio 2026, l’aliquota applicata ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro scende dal 35% al 33%. Non cambiano invece le aliquote sugli scaglioni più bassi né quelle sui redditi più elevati: il taglio è mirato e riguarda esclusivamente questa fascia.

La logica è chiara: alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, spesso escluso sia dalle detrazioni più generose sia dai bonus assistenziali.

Cedolino di gennaio 2026: come funziona l’applicazione su NoiPA

Uno degli aspetti più rilevanti della misura è la sua applicazione immediata. A differenza di altri interventi fiscali del passato, il taglio IRPEF 2026 non richiede alcuna azione da parte del lavoratore.

Per i dipendenti pubblici, NoiPA ha recepito automaticamente la nuova aliquota già a partire dalla rata di gennaio. Questo significa che nel cedolino si può notare fin da subito:

  • una riduzione delle trattenute IRPEF;
  • un aumento del netto mensile;
  • l’adeguamento stabile delle ritenute per tutto l’anno.

Non si tratta quindi di un bonus una tantum o di un rimborso futuro, ma di un beneficio strutturale, spalmato mese per mese.

Chi beneficia del taglio IRPEF e quanto vale davvero

La riduzione riguarda tutti i lavoratori – pubblici e privati – con un reddito imponibile annuo tra 28.000 e 50.000 euro. L’impatto economico varia in base alla posizione all’interno dello scaglione: più il reddito si avvicina al limite superiore, maggiore è il vantaggio complessivo.

Su base annua, il risparmio fiscale può arrivare fino a circa 440 euro, che vengono distribuiti direttamente nei cedolini mensili. In pratica, l’aumento netto può sembrare contenuto mese per mese, ma diventa significativo sul totale dell’anno.

Un intervento strutturale che guarda al medio periodo

Il taglio dell’IRPEF 2026 non è pensato come un intervento temporaneo. La riduzione dell’aliquota è strutturale, salvo future modifiche normative, e punta a riequilibrare un sistema fiscale che negli ultimi anni ha pesato in modo crescente sui redditi da lavoro dipendente.

Per molti lavoratori, l’effetto non è clamoroso ma è continuo: qualche euro in più ogni mese, senza scadenze e senza condizioni, che contribuisce a compensare – almeno in parte – l’aumento del costo della vita.

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