Grazie a Lunedì, il nuovo album di Tutti Fenomeni, sono diventato un paroliere sui generis
Chi l’avrebbe detto? Sono diventato un paroliere della canzone italiana grazie a Tutti Fenomeni, in vita Giorgio Quarzo Guarascio.
E qualcosa con la musica italiana comunque la mia famiglia c’entra, non mi stanco mai di ripetere con fanciullesco orgoglio che mio zio Dario Farina è uno dei maggiori compositori esistenti, ha composto successi planetari come Sarà perché ti amo, Felicità e Mamma Maria (e tantissimi altri), melodie che dopo quasi mezzo secoli tutti ancora cantano. Il successo di questo pezzi è dovuto alla melodia, ovviamente agli interpreti, al produttore Freddy Naggiar e a Popi Minellono, il paroliere (eccetto Sarà perché ti amo che è stata scritta quasi tutta da Enzo Ghinazzi, meglio conosciuto come Pupo).
Quindi, anche io paroliere! Certo un paroliere sui generis, del tutto particolare, non un vero e proprio paroliere, ma diciamo che Giorgio si è abbeverato con lucidità e affetto al mio repertorio aforistico (abbiamo in comune una grande passione per la letteratura aforistica), prendendo a piene mani e facendo sue certe mie esternazioni concettuali e anche più in generale ispirandosi a una mia filosofia di vita contrassegnata da quello che si può chiamare “ozio creativo”.
Non a caso il suo ultimo disco si intitola Lunedì, il giorno in cui riprende l’attività lavorativa, mentre gli artisti stanno ancora a letto a stiracchiarsi, a sognare e immaginare un mondo senza più la schiavitù del lavoro coatto. E quando non sei occupato a lavorare che cosa fai? Pensi all’amore, l’amore, l’unica cosa che conta. Quell’amore che ti fa dire come nella canzone Mao: “Ho una voglia di baciarti incredibile”. L’amore che ti fa dire “Dirsi addio è una forma di rispetto assoluto” nella canzone Col tuo nome.
Ah, se questo semplice concetto lo facessero proprio tutti quegli uomini che non accettano un addio e poi infieriscono sul corpo dell’amata, con violenza e disperata impotenza. Il disco di Giorgio è divertente, spiazzante, imprevedibile; si passa dal sesso anale all’universo newtoniano, ci sono elettroni inquieti e sacchi di juta con dentro tre chili di arance, c’è la tomba di Truffaut e il buddismo delle farfalle, c’è chi muore vista mare e chi muore in bicicletta a Formentera, c’è il desiderio di dare intensità a ogni momento della vita (parlami d’amore in ascensore, mentre di solito si parla del più e del meno).
Tutti Fenomeni rivela l’insensatezza del nostro vivere quotidiano con i suoi accostamenti arditi, attraverso i suoi testi apre ferite intelligenti, crea sospensioni liriche e riflessive, ci suggerisce nuovi ricami, nuovi sguardi da posare sul mondo con innocenza rivoluzionaria, ci spinge a non farci mercificare il desiderio, perché la merce è sempre funebre e crea solo cadaveri pulsanti; Giorgio è fin troppo consapevole del male che c’è nel mondo, lo spettro del lager nazista incombe in ogni nostro aperitivo, per ogni gin tonic c’è un forno crematorio, tutto questo odio che si rinnova e che non lascia speranza, ma “l’odio non è abbastanza”, l’odio non collima con l’Essere, c’è qualcosa che sfugge, che non si lascia soffocare, tra il Big Bang e l’Apocalisse c’è l’amore, non è un amore inteso come un porto sicuro in cui smemorarsi, non è l’amore di un contratto matrimoniale, è un amore fragile, sempre in fuga, quasi inafferrabile, ma quello che conta è non arrendersi, è continuare a cercarlo, magari dentro un sacco di juta quantico, facendo salti nell’iperspazio dei testi di Tutti Fenomeni, inaugurando una fenomenologia dell’imprevisto.
Sottrarsi alla prevedibilità di un’esistenza predigerita, ordinando al cinese anche se non arriva Mao, ma nutrendo questo entusiasmo adolescente (in senso etimologico di crescita, progresso, tuffo nell’avvenire) che ci fa gridare “Ho una voglia di baciarti incredibile”. E alla fine di tutto il fenomeno che è la vita, perché non accogliere la felicità del cane? In fondo basta un osso.
L’apporto al disco di Giorgio Poi (il senno di Poi) ci ha regalato melodie da cantare anche sotto la doccia, perché un vero successo non può fare a meno dello shampoo (per chi ha ancora i capelli). Auguro a questo disco litri e litri di shampoo canterino, perché se Giorgio diventa strafamoso, divento famoso anche io, “paroliere” nascosto di questo Lunedì, e finalmente potrò coronare il mio sogno di finire su Novella Duemila. Dite la verità, non vi aspettavate un finale così…
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