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Ponte per l’A5, paura per i giunti instabili Ai raggi “x” la tenuta al passaggio dei tir

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Quincinetto

Un ponte strategico e sempre più fragile, con giunti ormai sporgenti e un limbo gestionale che rischia di rallentare gli interventi di sicurezza strutturali attesi da almeno dodici anni: è la fotografia del viadotto sulla Dora che collega la statale 26 al casello dell’autostrada A5, tra Canavese e Valle d’Aosta. Se sullo sfondo si è riaperta a favore del Comune la controversia legale tra lo stesso ente e la concessionaria autostradale Ativa (in liquidazione) circa la responsabilità della scarsa manutenzione, sono i giunti che fuoriescono dall’asfalto a togliere oggi il sonno al sindaco. Il Comune detiene la proprietà del ponte, che però dovrà passare alla Città metropolitana; con Ativa firmò nel 1958 una convenzione riguardante proprio l’attribuzione dell’onere del mantenimento e della cura, al centro del procedimento giudiziario.

L’allarme

Angelo Canale Clapetto ancora una volta lancia l’allarme sulla sua tenuta del viadotto. Per dire se sia sicuro o meno percorrerlo, aspetta la relazione dello studio di ingegneria Sertec di Loranzè a cui ha affidato una perizia. Ma fin d’ora non nasconde come il ponte desti nuovamente «preoccupazione sul piano statico, soprattutto per il deterioramento dei giunti». «Sono lì da vedere – dice –. Io ci abito sotto, l’ho visto costruire, ho visto giunti spaventosi da tanto erano malmessi, in passato. E Ativa nei decenni ha fatto solo un adeguamento di legge alla normativa anti sismica dopo la tragedia del Morandi. Quella sistemazione secondo i tecnici ha durata di cinque anni. Ne sono passati già tre».

Il tonnellaggio e il rischio isolamento

Attualmente sul viadotto è in vigore un limite di 44 tonnellate per i mezzi in transito. «Per ben che vada», continua Clapetto, il nuovo parere tecnico «potrebbe portare a ripristinare il precedente limite di 26 tonnellate, già sperimentato in passato. L’ipotesi che più ci preoccupa però è quella di dover scendere ulteriormente sotto questa soglia», perché si «aprirebbe un serio problema di viabilità locale, con ripercussioni sul passaggio dello scuolabus e dei servizi essenziali. E non solo».

Una storia lunga

Riavvolgendo il nastro, la questione del ponte di Quincinetto riporta indietro a un primo progetto di recupero strutturale datato 2014, poi bocciato, con costi che aumentarono significativamente fino a 7 milioni di euro. Negli anni, Ativa fece causa al Ministero e nel 2019 Quincinetto fece causa ad Ativa attribuendole la responsabilità della mancata manutenzione.

Il Morandi e lo stop ai camion

Ciò avvenne un anno dopo il maggiore allarme scattato a settembre 2018, con segnalazioni da parte della concessionaria e del Comune per il pericolo crollo, segnalazioni che portarono al divieto di transito ai mezzi pesanti. Proprio alla vigilia della tragedia del Ponte Morandi, fu il sindaco di Quincinetto a scrivere al prefetto per chiedere di sbloccare la situazione. Che sembrava dover subire un’accelerazione dopo quel momento, salvo poi inchiodarsi in conseguenza del contenzioso. Ci fu successivamente l’adeguamento anti sismico di Ativa, non un intervento tale da mettere definitivamente in sicurezza la struttura.

La proprietà a città metropolitana

A dicembre 2024, un altro passaggio fondamentale, rimasto però in sospeso: il consiglio comunale di Quincinetto, votando il passaggio di proprietà del ponte alla Città metropolitana, è andato a completare un processo di acquisizione e gestione delle competenze infrastrutturali per il tratto di viabilità specifico. Ma il subentro effettivo dell’ente metropolitano ancora non c’è stato: in attesa della sentenza della Corte d'appello, il cui pronunciamento è recentissimo, l’ente metropolitano ha sospeso la presa in consegna del ponte. «Il Comune intanto ha già sostituito un giunto ammalorato con una placca metallica per evitare di abbassare il tonnellaggio massimo consentito. Questo intervento è stato fatto con fondi comunali, sebbene la responsabilità avrebbe dovuto essere della Città metropolitana». Chiuderlo o limitarlo al traffico pesante vorrebbe dire far uscire i camion verso sud a Pont-Saint-Martin, spingendoli a riversarsi sulla statale e in mezzo ai paesi; per quelli verso nord, uscire a Ivrea e intasare il traffico locale a salire. Il viadotto ha dunque un ruolo cruciale pure nel contesto della frana dei Chiappetti. Se questa si dovesse muovere oltre la soglia di attenzione, come potrebbe scattare il Piano speditivo della viabilità alternativa alla chiusura dell’A5? «Sarebbe il caos – ancora Clapetto –. Che il ponte sia legato alla frana l’ho detto e ripetuto anche nell’incontro recente a Quincinetto con il Comitato esteso che si occuperà, per la prima volta con la Valle d’Aosta, della messa in sicurezza dei massi in quota». Di queste ultime ore la notizia che non avrebbe accettato l’incarico l’ingegnere Marco Crepaldi, chiamato dalla Corte d’appello di Torino a una nuova perizia tecnica sul ponte, dopo aver annullato la sentenza di primo grado che non escludeva il Comune dalla manutenzione per il solo fatto che l’originale della vecchia convenzione non si trovasse. Una volta incaricato un nuovo perito, la nuova istruttoria potrà quindi prendere il via. «Sono pronto ad andare fino in fondo anche come libero cittadino, non solo come sindaco», e per quanto riguardo i lavori «è chiaro che non possono ricadere su un piccolo Comune con risorse già limitate».















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