Dalla finale con Pennetta alla diagnosi che le cambiò vita: Latisha Chan dice addio al tennis
Ci sono storie, meno conosciute, che meritano di essere raccontate per la loro straordinarietà. Il tennis in tal senso è uno sport che, più di tanti altri, permette di farlo, anche perché ha un bacino di utenza parecchio ampio a livello internazionale, il che permette di avere protagonisti e protagoniste con background agli antipodi. In molti, probabilmente, non se ne saranno nemmeno accorti, ma nella giornata di sabato 24 gennaio ha appeso la racchetta al chiodo Latisha Chan, ex n° 1 del ranking WTA di doppio, che ha scelto l’Australian Open 2026 come teatro per la sua ultima recita – almeno a livello formale dato che non gioca un match dalle Olimpiadi di Parigi 2024. ‘The Last Dance’ a Melbourne, lì dove tutto è cominciato.
Il terremoto a Taiwan e gli inizi di Latisha Chan nel tennis
Ma partiamo dagli inizi. Yung-jan Chan (questo è il suo vero nome, ma dopo ci arriviamo), nasce a Dongshi, distretto suburbano di Taichung, a Taiwan, il 17 agosto 1989 da papà Yuan-Liang Chan e mamma Hsieh-Chen Liu. Quando ha 4 anni la famiglia si allarga con la venuta al mondo della sorella Hao-ching Chan, ma è nel 1999 che la sua vita subisce un primo – non indifferente – sussulto. Il 21 settembre, all’1:47 ora locale, un terremoto di magnitudo 7.7 con epicentro a Jiji (o Chi-Chi) devasta la contea di Nantou e causa danni irreparabili, attestandosi al secondo posto nella classifica dei più catastrofici nella storia del Paese, dietro solo a quello di Shinchiku-Taichu del 1935. 2415 morti, 11305 feriti e un numero non misurabile di sfollati.
Tra questi anche i Chan, costretti ad andare a vivere in un container per diverso tempo. Un disastro naturale che non mina le ambizioni della famiglia, già orientata in tutto e per tutto al tennis. Le due sorelle, infatti, da tempo hanno preso in mano la racchetta, allenate dal papà e seguite dalla mamma, che presto diventerà la loro agente. La stessa Yung-jan, in un’intervista rilasciata diversi anni più tardi, ha spiegato come il padre fosse duro nei panni di coach: “È stato sicuramente d’aiuto perché in famiglia ci si conosce bene e si fornisce il miglior supporto, ma sa che se non lavoriamo sodo, non avremo un buon futuro“.
Il rapporto con la sorella Hao-ching
Yung-jan e Hao-ching sin dagli inizi giocano insieme in coppia, ma il rapporto non è proprio dei più idilliaci: “Inizialmente, se perdevamo due punti, ad esempio, ci rifiutavamo di parlarci. Ci scambiavamo espressioni arrabbiate come ‘Non toccarmi la mano!’, ma in realtà non le dicevamo ad alta voce in campo, ma con gli occhi. Siamo aggressive e competitive proprio per questo”. La differenza d’età, in ogni caso, le porta a compiere il salto in momenti diversi e per la protagonista della nostra storia questo avviene nel 2004, quando vince il torneo di doppio all’Australian Open Juniores con Shengnan Sun.
Latisha Chan e quella finale con Flavia Pennetta
Inizialmente Yung-jan decide di portare avanti in parallelo le carriere in singolare e in doppio, con fortune alterne. Nel 2005 prende parte al primo Slam, accedendo al tabellone principale dello US Open tramite le qualificazioni, ma si trova di fronte al primo turno una certa Serena Williams, che le rifila un netto 6-1 6-3. Le dice bene, invece, l’altra specialità, con la conquista del primo titolo qualche settimana più tardi, al Korea Open di Seoul, in coppia con la connazionale Chia-jung Chuang, che sarà la sua partner per la prima parte della carriera. Nei successivi due anni le due giocano 8 finali, di cui due all’Australian Open 2007 e allo US Open 2007, mettendo tre trofei in bacheca (Bangalore, Birmingham, Rosmalen). Ad ‘intaccare’ la continuità del legame c’è stata una collaborazione con Sania Mirza con tanto di ultimo atto raggiunto ad Istanbul.
Proprio alla fine del 2007, una settimana dopo il titolo mancato a Stoccarda in coppia con Dinara Safina, raggiunge il suo primo (e unico) ultimo atto in singolare a Bangkok, sconfitta da nientemeno che Flavia Pennetta in 6-1 6-3. Pur proseguendo su questo binario parallelo, è in doppio che giungono, e di gran lunga, i migliori risultati. Nella prosecuzione della partnership con Chia-jung Chuang arrivano altri tre titoli su cinque possibilità (Pattaya, Roma e Los Angeles), dopodiché inizia un periodo di ‘tentativi’: 0/2 con Monica Niculescu a livello di finali, 1/1 con Abigail Spears a Seoul e 1/2 con Jie Zheng in Malesia. Da lì la decisione di fare coppia con la sorella Hao-ching Chan, a quel punto arrivata tra le professioniste.
La diagnosi che le cambiò la vita
Nel 2014, quando di fatto comincia il percorso con la sorella minore, le viene diagnosticata una sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS), per cui le viene di fatto consigliato di lasciar perdere la carriera in singolare per dedicarsi solamente a quella di doppio. Nessun’altra scelta fu più azzeccata. Da quel momento fino al 2017 con Hao-ching Chan gioca 14 finali (a cui si aggiunge quella persa con Saisai Zheng e le due sconfitte con Jie Zheng) e ne vince 9.
Latisha Chan-Martina Hingis, una partnership perfetta
A febbraio di quello stesso anno, approfittando della separazione di Martina Hingis con Coco Vandeweghe, si unisce alla svizzera per dare il via ad una partnership che dire che abbia avuto successo rischierebbe quasi di sminuirla. In otto mesi, infatti, vincono 9 titoli su altrettante finali disputate con un 100% di riuscita che ha pochi eguali. Sul proprio mappamondo personale le due piantano le bandierine ad Indian Wells, Miami, Roma, Mallorca, Eastbourne, Cincinnati, New York, Wuhan e Pechino, raggiugendo l’apice del n° 1 del ranking.
Con il ritiro di Martina Hingis, Yung-jan Chan è costretta a trovare nuovamente una compagna che possa affiancarla nel circuito WTA, ma prima compie un altro passo importante. Nel 2018, infatti, decide di cambiare ufficialmente il nome sul passaporto in Latisha, adottando quindi formalmente quello inglese che si era scelta parecchi anni prima. Curioso il percorso che l’aveva portata a quella decisione: prima si era fatta aiutare da internet e dal dizionario, poi aveva chiesto ad un tennista di Taiwan di consigliarle qualche opzione con i relativi significati e infine aveva optato per quello che le suonava meglio, che per altro coincideva con il sinonimo di gioia e felicità.
La scelta del nome Latisha e il forte legame con Taiwan
Chi ha deciso, invece, di non cambiare ufficialmente il proprio nome in Angel è la sorella Hao-ching Chan, che per altro torna ad essere la sua partner. Dopo la vittoria ad Hong Kong e tre finali con altrettante compagne diverse (Andrea Havlackova a Sydney, Kveta Peschke a San Jose e Ekaterina Makarova a Toronto), a cui si aggiungono i 3 Slam in doppio misto con Ivan Dodig (Roland Garros 2018 e 2019 e Wimbledon 2019) Latisha & sister arrivano a giocarsi 7 titoli, conquistandone 4 ad Hobart, Doha, Eastbourne e Tokyo tutte nel 2019.
Quest’ultima ha una particolarità perché vede in campo tutte rappresentanti di Taiwan, con buona pace di chi anni prima a Ningbo aveva presentato Latisha come una cinese. Un gesto che non le era per nulla piaciuto e che l’aveva spinta a protestare contro gli organizzatori, a minacciare una denuncia in caso di ripetizione dell’errore e al lasciarsi andare ad uno sfogo su Facebook.
Latisha Chan, l’inattività e il ritiro
Purtroppo dal 2023, anno della sua ultima finale in doppio, per Latisha Chan c’è stato poco altro. L’ultima partita ufficiale l’ha giocata in coppia con la sorella Hao-ching Chan alle Olimpiadi di Parigi 2024 contro Barbora Krejcikova e Katerina Siniakova, dopodiché è rimasta inattiva per quasi due anni a causa di un infortunio. In quel periodo ha comunque voluto dedicare del tempo a sé stessa, tra l’ottenimento del certificato di allenatrice di livello A alla Chinese Taipei Tennis Association e gli studi per il dottorato in Transnational Sport Management and Innovation presso la National Taiwan Sport University.
Nel 2025 l’amministratore delegato di Tennis Australia, Craig Tiley, le ha proposto di chiudere la sua carriera l’anno successivo a Melbourne, almeno in via ufficiale, con una cerimonia che ne celebrasse la carriera, e lei ha accettato anche per chiudere un cerchio che si era aperto proprio 22 anni prima all’Australian Open. Una storia, la sua, che valeva la pena di essere raccontata per dare lustro ad una ragazza poco conosciuta ma che al tennis ha dato tanto. 祝你好运 Latisha (Buona fortuna, Latisha).
