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Январь
2026

Minnesota: partiti giovani e classe media, sono rimasti anziani e meno abbienti che si sentono accerchiati dagli immigrati. Così Trump sfrutta la situazione con l’Ice

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All’aeroporto di San Diego c’e’ un nuovo terminal per i voli internazionali. Tutto è nuovo di zecca, dai bagni ai caroselli fino alle procedure d’ingresso. A chi viaggia con un visto decennale non si chiedono più le impronte digitali, basta una foto, un sorriso due chiacchiere e via e si entra negli Stati Uniti.

Per chi arriva dall’Europa, dove l’eco sinistro della caccia all’emigrato dell’ICE e del border patrol fa tornare alla mente i raid dei nazisti, l’accoglienza di San Diego è una vera sorpresa. A pochi chilometri dal confine messicano, questa è una città dove si sente parlare piu’ spagnolo che inglese. I latini sono talmente tanti che a seconda dei quartieri ci si puo’ illudere di essere in una capitale sudamericana. E tanti sono gli emigrati senza documenti. Qual è la differenza tra San Diego e Minneapolis?

A San Diego, come nel resto della costa occidentale (California, Oregon e Washington) c’e’ un alto numero dei cosiddetti migranti semi-legali. Si tratta di individui che hanno un permesso di lavoro che il governo gli rinnova ogni due anni, ma che non sono cittadini, non hanno né green card né passaporto. Non possono uscire dagli Stati Uniti, se lo fanno non rientreranno piu’. Tra questi c’e’ José che viene da Sinaloa, roccaforte del cartello messicano a poca distanza dal confine californiano. Pulisce le stanze in un motel vicino all’aeroporto di San Diego. Paga regolarmente le tasse, il social security, ma non avrà mai una pensione, quei soldi, centinaia di miliardi di dollari che gente come lui versa, rimarranno nelle casse del fisco americano.

Ed ecco alcuni dati interessanti: nel 1990 i migranti non autorizzati erano 3,5 milioni, il picco venne raggiunto nel 2007 con 12,2 milioni. Nel 2008 è iniziata una flessione che è durata fino al 2019 quando si scese a 10,2 milioni. Questi dati corrispondono a quelli dell’occupazione degli immigrati illegali che pagano le tasse, nel 1990 erano 3,7 milioni, nel 2007 8,3 milioni, nel 2019 7,4 milioni per poi risalire a 8,3 milioni nel 2022. Morale: la maggior parte lavora, produce e paga le tasse.

José non è naturalizzato ma ha un codice fiscale datogli dall’IRS, l’ufficio delle tasse federali americano, con il quale può lavorare e che gli ha permesso di ottenere la residenza, che va rinnovata continuamente. Con documenti falsi acquistati in Arizona ha preso la patente. Quelli come lui vivono in questo limbo, per il fisco esistono ma per lo stato sono clandestini.

Gente come José è abituata alla precarietà e quando gli chiedo se ha paura dell’ICE alza le spalle e dice che ai tempi di Obama la situazione nel sud della California non era migliore. Obama ha deportato più di mille persone al giorno, ma a differenza di Trump si è concentrato su chi infrangeva la legge. Bastava una contravvenzione per essere internati. È successo a Charlie il figlio di Maricela, cameriera del Montana.

“Sono entrata 35 anni fa con mio figlio, lui aveva 6 anni. Siamo arrivati in aereo da Città del Messico con tanto di visto, e non siamo piu’ tornati.” Mi spiega. “Quando non hanno rinnovato il permesso di soggiorno a mio figlio per una contravvenzione sono andata dall’avvocato, avevo letto che Obama aveva varato una nuova legge che permetteva ai genitori ed ai loro figli entrati da bambini di ottenere la cittadinanza, ci chiamavano i dreamers. L’avvocato mi ha chiesto la documentazione che provava che eravamo entrati legalmente, voleva la carta di imbarco! Dopo 35 anni. Mi ha spiegato che avrei dovuto conservarla … ma chi lo sapeva?”.

Secondo il Pew Research Centre nel 2023 gli immigrati illegali erano 14 milioni. Non ci sono ancora i dati per il 2024 e 2025 ma si parla di una leggera flessione. Tuttavia, il numero complessivo rimane alto e se messo a confronto con i valori bassi della disoccupazione americana è chiaro che l’economia americana non solo ha bisogno di questa forza lavoro, ma ne beneficia. Se non fosse cosi’ il modo per sbarazzarsi velocemente, senza inseguimenti ed arresti pubblici ci sarebbe, basterebbe incrociare i dati del fisco con quelli dei permessi di residenza per trovare tutti i dreamers e rimpatriarli. Ma l’obiettivo non è questo.

Come è successo con gli altri presidenti americani il tema dell’immigrazione non ha nulla a che vedere con l’andamento dell’economia americana, è un tema politico che viene usato per combattere gli avversari, consolidare il consenso e dare a certi elettori il loro osso da succhiare – Trump ha avuto il voto dei latini “legali” che non vogliono la concorrenza dei loro compaesani senza documenti, gente disposta a lavorare per molto meno. “L’emigrazione è un perfetto capro espiatorio ed uno specchietto per le allodole,” spiega Ron Gerson, presidente del partito democratico della regione di Flat Head nel Montana. “Confonde le idee sul perché del declino economico”.

Per decenni il Minnesota è stato uno stato operaio, sindacalizzato, con città industriali compatte e campagne stabili. Un pilastro del cosiddetto blue wall. Poi, lentamente, ha iniziato a cambiare. Non perché siano arrivate masse di nuovi elettori, ma perché quelli storici se ne sono andati. I giovani hanno lasciato lo stato già prima del Covid, attratti da mercati del lavoro più dinamici e da un costo della vita che, paradossalmente, in altri stati era più basso ed offriva più opportunità. Con la pandemia il processo si è accelerato: chi poteva lavorare da remoto ha scelto il sud e l’ovest, spazi aperti, tasse più basse. I pensionati hanno seguito i figli qualche anno dopo, in direzione Florida, Arizona, Nevada.

Le città non si sono svuotate del tutto, ma hanno perso la loro classe media stabile: operai specializzati, tecnici, piccoli proprietari. È rimasta una popolazione più anziana, più fragile economicamente e sempre più diffidente verso le élite urbane e politiche, una popolazione che si è sentita accerchiata dai nuovi flussi migratori composti da migranti non autorizzati e rifugiati, impiegati nei servizi, nella logistica, nella trasformazione alimentare. Sebbene questa forza lavoro tenga in piedi interi settori dell’economia locale, non c’e’ mai stata integrazione. Se si aggiunge che la stragrande maggioranza non può votare, questo gruppo di individui è facile bersaglio del malcontento.

“I rad di ICE sono voluti, servono a far vedere che l’amministrazione Trump ha muscoli e sono diretti verso stati governati dai democratici, Oregon, Carolina del Nord, Minnesota, accusati di non proteggere i cittadini americani dalla minaccia dell’emigrazione. Il criterio è razziale perche’ è piu’ visibile, la dicotomia tra noi e loro piu’ forte. In Minnesota, ad esempio, esiste una grossa comunità somala, molti sono legali, hanno la carta verde, ma sono fisicamente diversi. Il criterio è anche poco sofisticato, la gente viene presa a caso, in Montana hanno preso molti nativi americani convinti che fossero latini”.

A riprova che le azioni di ICE sono motivate da ragioni politiche e di propaganda il successo mediatico dei raid, che tutto il mondo guarda in televisione, dipende dalla reazione della comunità non da chi arrestano, se la prima reagisce nel modo giusto ICE lascia il campo. “La scorsa estate a Los Angeles,” continua Gerson, “la comunità ha fermato ICE e la guardia nazionale, se ne sono dovuti andare.” A Minneapolis, dove esiste uno zoccolo duro pro-Trump che fa sentire la propria voce, la situazione è diversa.

Minneapolis è anche la città di Black Life Matter, è qui che venne ucciso George Floyd. Perche’ i neri rimangono in silenzio? Ron Gerson è continto che sia per paura, tra la polizia e la comunità nera non corre buon sangue. Ma forse il motivo è diverso e va cercato nell’abilità della propaganda politica dell’amministrazione Trump di sfruttare le contraddizioni locali a suo vantaggio. E’ chiaro che ICE incentiva la guerra razziale tra poveri, e a Minneapolis questo conflitto si combatte da tempo.

L'articolo Minnesota: partiti giovani e classe media, sono rimasti anziani e meno abbienti che si sentono accerchiati dagli immigrati. Così Trump sfrutta la situazione con l’Ice proviene da Il Fatto Quotidiano.















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