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Carlos Alcaraz: “Quest’anno arrivato con più fame. Il Grande Slam? Parole grosse, una sfida enorme”

Con questo fanno sette: tanti sono gli Slam finora vinti da Carlos Alcaraz, che riesce a portare a casa anche il Career Grand Slam da più giovane giocatore a farcela nella storia, sia in Era Open che fuori dalla stessa. Stavolta Melbourne gli ha sorriso, e del resto era il suo obiettivo dichiarato.

Così il murciano in conferenza stampa: “Questo è stato un non stop fin dall’ultimo punto, ma è una grande sensazione. Completare il Career Grand Slam è qualcosa che era nella mia mente. Ogni volta che vengo qua in Australia faccio la preseason con quest’obiettivo in mente: di lavorare più duro che posso e arrivare più preparato che posso per giocare questo torneo e provare a prendere il trofeo. Negli scorsi anni non è andata bene, ma sono molto felice di aver spinto per il meglio ed essere finalmente arrivato a farcela quest’anno“.

Sul sogno di vincere tutti e quattro gli Slam: “Beh, è una sfida enorme. Sono parole molto grosse, a essere onesti. Voglio fare una cosa per volta. Ora c’è il Roland Garros. Ho grandi ricordi del torneo, mi sento in modo speciale ogni volta che vado lì. Non voglio mettermi nella posizione di avere pressione di farlo, ma sarà grande. Ora come ora voglio essere pronto e lavorare duro per recuperare e allenarmi bene per giocare un buon torneo nel prossimo Slam“.

Il senso di come le cose possono cambiare in pochissimo tempo: “Il tennis può cambiare in un punto, una sensazione, un colpo, che può girare totalmente l’esito di un match. Nel primo set ha giocato alla grande. Colpivo bene, mi muovevo bene, posso dire che ho giocato bene il primo set, ma di fronte a me avevo un grande e ispirato Novak, che stava giocando bene, ottimi colpi. Penso che nel primo gioco del secondo set abbia commesso errori banali che non aveva compiuto nel primo set, il che ha contribuito a clamarmi. Credevo che il match potesse cambiare se fossi rimasto forte mentalmente, o positivo, tentando di essere solido. Ho solo cambiato un po’ tatticamente quel che non andava nel primo set. Così questo mi ha aiutato a entrare di nuovo nel match e farmi sentire tranquillo e calmo“.

Differenze di avvicinamento: “Per me è stata una preseason diversa, dovevo rientrare da una situazione inusuale per me, è stato difficile. Un sacco di persone parlavano di tutto e avevano dubbi sul mio livello nel torneo. Ogni anno in cui sono venuto qua pensavo a vincere il torneo. Non era successo. Non ho fatto meglio dei quarti di finale. Sono arrivato quest’anno con più fame, ambizione per avere il trofeo, e più forte mentalmente, senza sentire nulla o parole dalla gente. E poi giocare un buon tennis nel torneo significa molto, tutto per me, ed è un sogno che si avvera“.

Non si può non parlare di Djokovic: “Quello che Novak fa è d’ispirazione. Lo è per tutti gli atleti, non solo per i tennisti, ma per tutti, anche per me, quel che mette nel corpo e nella mente, la sua vita nel giocare di nuovo una finale Slam, andando contro chiunque dicesse che non ce l’avrebbe più fatta o non avrebbe più battuto Jannik o me. Poi arriva e gioca un gran tennis, batte Jannik in semifinale, e in finale gioca così. Quello che sta facendo è incredibile. Se manterrà questo livello per tutta la stagione vincerà grandi cose, dei Masters 1000 di nuovo. Tornerà in finale Slam. Dipende da come sta fisicamente o quel che chiede il torneo al suo fisico, ma penso che sia pronto per continuare a vincere sul tour“.

Se c’era più motivazione sul potercela fare anche senza Ferrero: “Beh, non tanto a dire il vero. Non ho pensato a quelle persone che avevano dubbi in merito. Sono arrivato giocando per me, giocando per il mio team. Sappiamo tutti quanto ho lavorato in preseason per essere pronto per questo torneo, e ho avuto molto a cui pensare durante lo stesso. Semplicemente pensavo al mio stile di gioco, mi concentravo su me stesso. Però una volta che ci arrivi, sei contento di provare a tutti che si erano sbagliati“.

Obiettivi: “Odio perdere (sorride), questa è la mia motivazione. Cercare di perdere il meno possibile. In alcuni tornei ho cercato davvero di vincere almeno una volta. Vorrei vincere tutti i Masters 1000 almeno una volta, poi le ATP Finals e la Coppa Davis. La Davis è anch’essa un obiettivo, vorrei vincerla per il mio Paese, la Spagna. Ho posto alcuni obiettivi per la stagione, e cercherò di essere pronto per quelli“.

Su parole a rete e sensazioni del giocare contro Djokovic: “Mi ha detto ‘Congratulazioni, te lo meriti’. Gli ho detto che è sempre un piacere. Perché è sempre un piacere condividere con lui il campo, specialmente in una finale Slam. Non importa se stavolta ho vinto. Ogni volta che posso sentire quella sua aura dall’altra parte della rete per me è un privilegio, un onore ed è come una masterclass per me imparare quanto più possibile da lui. Ho molto rispetto di lui come atleta e persona, e sono molto grato di poter vivere esperienze dentro e fuori dal campo. Quell’abbraccio parlava di rispetto“.

Il senso del tennis: “Ci provo. Dirò che il tennis è molto bello, ma c’è la parte brutta, che è quella in cui abbiamo tornei settimana dopo settimana dopo settimana, e a volte non sai quello che stai facendo negli ultimi tempi, perché quando finisci un torneo devi essere pronto per il prossimo. Qualche volta, per questo, non ti fermi e non pensi a quello che fai. Quello che ho imparato è che quest’anno si tratta di apprezzare ogni singolo momento che vivi. Non solo vincere trofei, ma giocare tornei, giocare a tennis, vincere, perdere. Qualunque cosa, apprezzarla e apprezzare la vita che vivi. Ora sto solo cercando di realizzare quello che ho appena fatto. Sì, sto facendo la storia con dei trofei, tornei, obiettivi che sto realizzando. Per me è un onore mettere il mio nome nei libri di storia“.

Sul tatuaggio che arriverà: “Ho detto che sarebbe stato un piccolo canguro. Non so dove lo metterò. Di sicuro sul ginocchio, non so quale. Devo scegliere un bel posto, ma sarà sicuramente vicino al Roland Garros o a Wimbledon. Devo solo scegliere (sorride)”.















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