Trovate 40 carcasse di cani e gatti in un fosso ad Albonese
ALBONESE. Un ritrovamento agghiacciante: 40 carcasse soprattutto di cani, ma anche alcuni gatti trovate ieri pomeriggio ad Albonese. È successo durante i lavori di pulizia di un fosso in aperta campagna ad Albonese, al confine con i comuni di Mortara, Cilavegna e Parona, proprio a ridosso della linea ferroviaria Novara-Mortara.
Cosa è successo
La scoperta è avvenuta nel primo pomeriggio di sabato, quando l’incaricato della pulizia del canale si è trovato di fronte ad uno scenario inquietante: decine di carcasse, in prevalenza cani ma anche alcuni gatti, abbandonati nel fosso. Alcune carcasse erano già avvolte in sacchi, altre invece lasciate senza alcuna copertura, gettate direttamente nel fosso privo d’acqua e ricoperto di vegetazione spontaneo.
Alla vista dei resti, è scattato immediatamente l’allarme. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco volontari di Mortara, che hanno provveduto al recupero degli animali. Parallelamente è stata avviata un’indagine da parte dei carabinieri forestali di Pavia, con il supporto dell’Ats pavese.
Le carcasse sono state trasportate alla sede territoriale dell’Istituto zooprofilattico di Pavia, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti sanitari e investigativi necessari a chiarire i contorni di questa vicenda.
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Le indagini
Gli inquirenti stanno conducendo accertamenti a tutto campo. Un elemento di particolare rilievo è emerso già nelle prime ore: alcuni dei cani erano dotati di microchip, dai quali risulterebbero intestazioni a proprietari residenti nel Milanese e non in Lomellina.
Tra le piste, ancora non confermate, al vaglio c’è infatti quella di una gestione irregolare di un centro di cremazione per animali d’affezione, che invece di procedere allo smaltimento secondo le normative avrebbe abbandonato le carcasse nel fosso di Albonese.
Le indagini non escludono collegamenti con episodi del passato: negli anni scorsi, nella stessa zona, erano già stati segnalati ritrovamenti sospetti, inizialmente attribuiti ad animali selvatici in decomposizione. Ora quegli episodi tornano sotto la lente degli investigatori. Tutte le ipotesi restano aperte, mentre la procura di Pavia segue da vicino questa vicenda.
