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Pensione a rischio, l’Inps può pignorarla: in questo caso non hai speranze

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La recente sentenza n. 216 del 2025 della Corte Costituzionale ha fatto chiarezza su un tema di grande rilevanza sociale: il pignoramento delle pensioni da parte dell’Inps.

Questa decisione conferma la legittimità di tale pratica, ma precisa anche i limiti rigorosi a tutela del pensionato, segnando un importante punto di equilibrio tra diritti individuali e interesse collettivo.

La questione giuridica e il confronto normativo

Il caso di specie è stato sollevato dal tribunale di Ravenna, che aveva messo in discussione la compatibilità della normativa speciale previdenziale con i principi costituzionali di uguaglianza e tutela sociale.

In particolare, il dubbio riguardava la possibilità che il recupero dei crediti da parte dell’Inps – disciplinato dall’articolo 69 della legge 153/1969 – potesse risultare più severo rispetto alle regole generali del codice di procedura civile (articolo 545), che tutela maggiormente il pensionato nei casi di pignoramento per debiti comuni.

In base al codice di procedura civile, infatti, una quota della pensione pari al doppio dell’assegno sociale, comunque non inferiore a 1.000 euro, è impignorabile, mentre solo la parte eccedente può essere soggetta a pignoramento fino a un quinto.

Diversamente, la normativa previdenziale consente all’Inps di pignorare fino a un quinto dell’intera pensione, purché venga rispettato il trattamento minimo pensionistico, che spesso è inferiore alla soglia prevista dal codice civile e varia annualmente in relazione al costo della vita.

Il tribunale di Ravenna aveva dunque avanzato la tesi di una disparità di trattamento irragionevole tra debitori, in palese contrasto con i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione.

La Corte Costituzionale ha respinto le questioni sollevate, evidenziando come il confronto tra le due normative non possa essere effettuato in modo automatico, ma debba tenere conto della natura specifica del credito oggetto di recupero.

Il recupero da parte dell’Inps riguarda infatti crediti previdenziali, ovvero somme sottratte indebitamente al sistema pensionistico, risorse essenziali per la sostenibilità e la stabilità dell’intero apparato previdenziale pubblico.

Nel comunicato ufficiale della Corte si sottolinea che la disciplina dell’articolo 69 della legge 153/1969 è una norma speciale, giustificata da interessi pubblici di primaria importanza, in particolare:

  • il ripristino delle risorse indebitamente sottratte al sistema pensionistico;
  • la tutela del sistema previdenziale nel suo complesso;
  • la protezione della collettività, inclusi i pensionati presenti e futuri.

Questa specificità legittima il trattamento differenziato riservato all’Inps rispetto agli altri creditori, che agiscono secondo il codice civile e di procedura civile, a tutela degli interessi privati.

La sentenza chiarisce che la normativa consente al legislatore di prevedere livelli di tutela differenziati in base al tipo di credito e al soggetto creditore.

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