Australian Open, Alcaraz: “Montarmi la testa? La mia famiglia mi darà uno scappellotto”
Il più giovane della storia ad aver completato il Grande Slam. Detta così, la barra delle ambizioni potrebbe svuotarsi in modo pericoloso, ma lo sguardo sul futuro è meno insidioso per chi non dimenticare le proprie origini. E allora Carlos Alcaraz si professa ancora affamato, nonostante la vittoria conseguita all’Australian Open in finale contro Novak Djokovic lo abbia catapultato, ancora una volta, nell’olimpo del tennis.
La volontà di non accontentarsi, e cercare ancora degli spazi vuoti in una bacheca colma di trofei già a 22 anni: “Prima vedevo che il prossimo anno, in Australia, posso completare il Grande Slam due volte e anche in questo caso sarei il più giovane a farlo. C’è sempre qualcosa. Ci sono sempre cose che mantengono alte le tue ambizioni. I grandi tornei mi motivano sempre e ci sono vari Master 1000 che mi piacerebbe vincere almeno una volta. Ci sono anche le ATP Finals, e soprattutto la Coppa Davis. La Davis è un torneo che mi piace, mi piace tanto giocare con la Spagna e mi piacerebbe averla in bacheca”.
Numero uno al mondo, 7 Slam e solo 22 anni. Curriculum che farebbe facilmente perdere la testa al più umile dei ragazzi, ma Alcaraz è sicuro che nel remoto caso dovesse avvenire, ci sarebbe la sua famiglia a riportarlo con i piedi per terra: “So benissimo chi sono e da dove vengo, qual è la mia gente, e questo nessuno potrà cambiarlo. Se qualche volta, in qualche momento, per quel che possa essere, potrei sbagliare, ho la mia famiglia e la mia gente. Se devono darmi uno scappellotto per non farmi montare la testa, lo faranno. Sono quelli che mi accompagnano da bambino e quelli che mi conoscono realmente”.
Il talento straordinario non basta e il percorso di qualsiasi fenomeno non può essere statico, e talvolta per evolversi c’è bisogno di cambiamenti che implicano delle decisioni dolorose e difficili da prendere. Carlos Alcaraz non è stato esente da questo tipo di dinamiche, con la seprazione dallo storico coach Juan Carlos Ferrero, ancora amareggiato per la fine del sodalizio, a generare non poche polemiche.
Il murciano, però, non sembra avere pentimenti: “La stagione di un tennista va da gennaio a novembre e quando finisce bisogna prendere delle decisioni. La vita si basa su questo: prendere delle strade. A volte queste strade sono giuste, a volte sono sbagliate, e bisogna imparare. Abbiamo capito che avevamo bisogno di un cambiamento, abbiamo deciso così e così è stato“.
Uno switch importante che ha posto qualche dubbio negli addetti ai lavori, ma al netto di tutto, Alcaraz ha tirato dritto mantenendo una certa positività. Un atteggiamento che ha portato anche in campo, dove per tutto l’Australian Open ha continuato ad autoincoraggiarsi anche nei momenti difficili. Un cambio di mentalità, a onor del vero attuato anche nell’ultimo US Open, che a detta del diretto interessato ha giovato non poco.
“È molto importante per me. Ho capito quanto sia importante parlare in modo positivo. Quando le cose si complicano è proprio allora che bisogna tirare fuori quel coraggio. Può cambiare tutto, cambia la tua mentalità. Non è un caso che i miei due migliori Grand Slam siano arrivati quando ho parlato bene a me stesso e mi sono trattato bene in modo esagerato, con l’intenzione di farlo fin dall’inizio”.
