Colpi, noia, bugie e (pochi) soldi: le pagelle del calciomercato invernale
Cancelo, Perisic, Diaby, Jones (Curtis, non Indiana), Icardi, Kolo Muani, En-Nesyri, Mateta I e Mateta II (sempre lui, non due fratelli), Zirkzee per tanti, Raspadori per qualcuno e Romagnoli per lo sceicco. Bello il Calciomercato 2026 Winter Edition, ma non ci vivrei.
Un mese di pacchi e contropacchi in cui il colpo più importante alla fine è stato quello del Milan che a sorpresa, viste le premesse, si è ricomprato Maignan evitando la beffa del parametro zero. Tutti gli altri o quasi hanno fatto virgola, non senza qualche brutta figura dispensata in giro per l’Europa.
A parte la Roma, che ha emendato le omissioni estive evitando a Gasperini l’ennesimo travaso di bile, si sono comportati più o meno tutti come De Laurentiis. Solo che lui, trasferendo Pirandello alle piccole cose del calciomercato, si era fatto dare per tempo la patente del “mercato a saldo zero” mettendosi al riparo dall’ira di Conte. Anzi, il paradosso è che chi non poteva qualcosa ha fatto e non necessariamente con la formula del pane, prestito e fantasia.
E’ stato un mercatino deludente: zero soldi e pochissime idee. Qualche spiccio è stato messo su ragazzotti da spedire nelle squadre B e trasformare in un paio di anni in plusvalenza, meccanismo che piace ai fondi americani e non solo. Seriamente, forse solo la Roma tra le squadre della parte alta della classifica esce rinforzata avendo aggiunto Malen e Zaragoza. L’Atalanta ha fatto pari: dentro Raspadori, fuori Lookman.
Le altre hanno fatto finta. Massima solidarietà a chi ha dovuto raccontare settimane di nulla cosmico o quasi con qualche punta di involontario umorismo. È un abbraccio anche ai dirigenti che si sono presentati al ristorante da 100 euro con in tasca un deca malcontato. Siamo questi e non altro.
Può essere che molti dei colpi inseguiti e falliti in realtà non servissero a nulla. A maggio sapremo, quando tanti festeggeranno lo scampato pericolo (di dover spendere) e qualcuno verserà lacrime amare essendo rimasto fuori dai premi.
Fare pagelle è esercizio inutile. In linea di massima non è stata una bella scena vedere la Vecchia Signora incassare due di picche come un quindicenne qualsiasi e nemmeno assistere a un nuovo capitolo della saga delle visite mediche (perché sempre all’ultimo? Ah, saperlo…), oppure osservare Marotta e Ausilio nell’affinamento della tecnica del mimo: che fine hanno fatto i 40 milioni pronti all’uso in estate e forzosamente risparmiati per l’inverno?
Se c’è una cosa che ci ha divertito, molto, è stata immaginare anche solo per qualche ora Spalletti e Icardi di nuovo nello stesso spogliatoio: roba da farci una serie Netflix. Oppure scoprire l’esistenza del parametro del costo del lavoro allargato – paese di santi, poeti e commercialisti del web – e registrare che alla fine tutti sono contenti, tutti hanno vinto o al massimo tenuto. Un po’ come la vecchia e rassicurante Democrazia Cristiana degli anni Ottanta ad ogni elezione, solo che qui si parlava più umilmente di calciomercato e la sintesi è che ci siamo annoiati da morire.
