Dentro la giurisdizione: la voce dei giovani magistrati
Nel pieno del dibattito pubblico sul referendum dedicato alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il tema della giustizia è tornato al centro dell’attenzione nazionale.
In questo clima acceso, fatto di slogan, semplificazioni e prese di posizione spesso polarizzate, c’è chi ha scelto di metterci la faccia per raccontare dall’interno cosa significhi davvero essere magistrati oggi.
È il caso di Giovani Magistrati, il profilo Instagram che in pochi mesi ha superato i 45mila follower e che si propone di spiegare, con un linguaggio accessibile, il lavoro quotidiano nelle aule di giustizia e le ragioni per cui molti operatori del diritto guardano con preoccupazione alla riforma costituzionale oggetto del referendum. Abbiamo parlato di tutto questo con il dott. Paolo Bertollini, giudice del Tribunale di Latina e tra i promotori del progetto.
Cosa vi ha spinto a creare la pagina Giovani Magistrati?
Il progetto è nato a seguito dei vari attacchi che sono stati mossi contro le decisioni dei nostri colleghi. Abbiamo avvertito l’esigenza di raccontare le cose come stavano, di spiegare ai cittadini e alle cittadine italiane la nostra visione delle cose: la versione dei magistrati.
Quale esigenza avete percepito nel dibattito pubblico o nella categoria che vi ha convinto ad aprire questo spazio?
Le decisioni prese da giudici e PM sono spesso oggetto di strumentalizzazione politica e i media tradizionali, complici la polarizzazione del dibattito e la complessità tecnica delle materie che trattiamo, non sempre sono in grado di rappresentarle correttamente. Finisce quindi per passare esclusivamente l’idea dei giudici “politicizzati”, qualunque cosa ciò voglia dire, e si perde la complessità del ragionamento giuridico. Aggiungiamo anche che noi magistrati non siamo solitamente grandi comunicatori e divulgatori, con qualche eccezione.
Qual è la missione principale della pagina?
Al momento sentiamo la responsabilità di dare il nostro contributo alla campagna referendaria: vogliamo spiegare a tutti per quale ragione troviamo la riforma costituzionale sulla c.d. “separazione delle carriere” inutile e dannosa e vogliamo farlo con un linguaggio semplice, perché non siamo diversi da tanti altri giovani della nostra età. Per il futuro chissà, ci piacerebbe proseguire il progetto e creare un canale stabile di comunicazione tra noi magistrati e i cittadini.
A chi si rivolge: ai magistrati, agli studenti di giurisprudenza, ai cittadini o a tutti questi pubblici insieme?
Ci rivolgiamo a tutti perché la giustizia è un bene comune. Non condividiamo la visione elitaria secondo cui il diritto sarebbe appannaggio di pochi e vogliamo che tutti prendano parte al dibattito: ma con cognizione di causa, non per luoghi comuni o peggio cadendo vittima della propaganda politica.
Quali valori volete rappresentare e difendere attraverso questo progetto?
Vogliamo difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, non intesa come privilegio corporativo ma come garanzia per i diritti delle persone. Quando hanno disciplinato l’ordine giudiziario, i padri costituenti non hanno pensato ai magistrati come a dei burocrati chini sopra la scrivania, ma come liberi pensatori interpreti di valori costituzionali. Questa è l’immagine di noi che vorremmo poter trasmettere.
Come selezionate i contenuti da pubblicare
Abbiamo una nostra programmazione di contenuti freddi, che selezioniamo anche grazie all’aiuto della nostra consulente di comunicazione (che si chiama Azzurra e ringraziamo). Questi temi vengono scelti in base ai pregiudizi sulla magistratura che normalmente leggiamo in rete: pensi che l’interpretazione della legge sia una cosa sbagliata? Noi ti spieghiamo che l’interpretazione è semplicemente inevitabile. Poi abbiamo i contenuti caldi e quelli sul tema referendario, che vengono scelti in base alle necessità del momento sempre con un occhio puntato alle agenzie di stampa.
L’apertura della pagina è stata influenzata dal clima di discussione pubblica sul referendum o è nata da un’esigenza più ampia?
Sicuramente il referendum è stata l’occasione, ma crediamo che l’iniziativa obbedisca ad un bisogno diffuso nella nostra categoria: mostrare l’umanità del giudice. Quando devi prendere una decisione difficile sei solo, non c’è nessuno accanto a te e tutti sono pronti ad urlarti addosso che sei una “toga rossa”. La critica è inevitabile in uno Stato democratico ed è anche giusta, ma è sempre bene ricordare che il giudice rimane un essere umano.
In che modo la pagina intende contribuire al dibattito pubblico senza schierarsi o mantenendo un certo tipo di approccio?
Grazie per questa domanda. Deve essere chiaro a tutti che noi siamo totalmente apolitici; assolviamo i nostri doveri elettorali come tutti i cittadini italiani ma non siamo schierati politicamente, né intendiamo farlo. Amiamo il nostro lavoro e crediamo fortemente che un bravo giudice debba non solo essere, ma anche apparire imparziale. In un contesto come quello attuale, in cui l’organizzazione della magistratura è al centro di un dibattito politico anche piuttosto acceso, ci rendiamo conto che è molto facile cadere nella trappola di vederci come un soggetto politico. Ma non intendiamo assolutamente esserlo.
Ritiene che i giovani magistrati abbiano bisogno di più spazi per esprimersi su temi istituzionali e di giustizia?
Crediamo che i giovani magistrati abbiano la necessità di svolgere il loro lavoro in modo sereno, perché non c’è nulla di peggio di un giudice che non mantiene la calma. Da questo punto di vista, avere un canale di comunicazione attivo con la cittadinanza può aiutarci ad instaurare un rapporto di fiducia e di reciproca accettazione. Quindi sì, crediamo che i giovani magistrati abbiano bisogno di spazi per esprimersi.
Come gestite il rischio di essere percepiti come “di parte” in un momento di forte polarizzazione?
Con la divulgazione. Noi non prendiamo parte ad alcuna contesa, stiamo semplicemente raccontando la giustizia e il punto di vista dei magistrati. Noi siamo percepiti di parte solo perché, a livello nazionale, è in atto una campagna di propaganda e delegittimazione costante contro l’ordine giudiziario.
Che tipo di dialogo si è creato con chi segue la pagina?
Alcuni utenti sono molto affettuosi: ci scrivono e ci fanno i complimenti. Alcuni sono aspiranti magistrati e questa cosa ci riempie di orgoglio perché ricordiamo bene cosa vuol dire avere un sogno e cercare di mantenerlo vivo nonostante le difficoltà del percorso. Altri ci offendono e ci attaccano, ma noi cerchiamo sempre di dialogare, almeno in prima battuta e compatibilmente con il tempo a nostra disposizione.
Qual è la responsabilità più grande nel comunicare temi legati alla giustizia?
Non semplificare troppo il messaggio. Da un lato, vogliamo che i concetti arrivino a tutti e per farlo dobbiamo necessariamente usare un linguaggio elementare; dall’altro, il rischio di perdere la complessità e le sfumature del ragionamento giuridico è dietro l’angolo. E noi non possiamo permettercelo perché ne va della credibilità dell’ordine al quale apparteniamo.
Quali nuovi progetti o format vorreste sviluppare?
Per ora ci piacerebbe dormire considerato che di giorno scriviamo sentenze e di notte progettiamo caroselli social. Forse sarebbe carino, con il tempo, sviluppare il lato video ma non ci abbiamo ancora pensato seriamente.
Qual è il vs desiderio più grande per questo progetto?
In realtà siamo tutti piuttosto appagati professionalmente. Vorremmo solo contribuire nel nostro piccolo a rinsaldare il rapporto di fiducia tra cittadini e magistratura, un rapporto che purtroppo si è logorato negli anni passati ma che troviamo fondamentale in uno Stato democratico come il nostro, fondato sul rispetto delle regole di convivenza civile.
In un dibattito come quello sulla separazione delle carriere, dove ogni parola sembra immediatamente arruolata da una fazione o dall’altra, Giovani Magistrati introduce un’esigenza semplice quanto primordiale, quella di spiegarsi a parole comprensibili alla moltitudine di utenti e – speriamo – dia venti diritto di voto.
Forse è questo il punto che questa pagina mette involontariamente a nudo: quando la giustizia diventa terreno di propaganda, la vera provocazione è tornare a discuterne con serietà.
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