L’orrore dei cecchini per divertimento a Sarajevo: si cercano le altre persone coinvolte
Combattere la noia pagando per andare a fare i cecchini a Sarajevo. La vergogna degli italiani che pagavano per andare nella città della guerra a sparare ha già un indagato, un ottantenne ex autotrasportatore, ma le indagini della Procura della Repubblica di Milano proseguono.
Si cercano i “ricchi” nascosti
Dopo l’uomo indagato, l’autotrasportatore, i magistrati milanesi sono alla ricerca dei ricchi che per puro spasso, cosa crudele, si recavano nella città teatro degli scontri, tra il 1992 e il 1995, per il gusto di andare a sparare su gente inerme.
Gente che praticamente trascorreva i weekend per “esercitarsi” su vite umane. La Procura sposta il suo raggio di attenzione ovviamente verso persone abbienti e con il porto d’armi, gente che frequentava i poligoni e che era adusa a sparare.
Reati non prescritti
I reati non sono prescritti e per la Procura riguardano l’omicidio volontario aggravato da crudeltà e futili motivi. Addirittura questa gente avrebbe pagato fior di quattrini pur di partecipare al triste rito del cecchinaggio che terrorizzò Sarajevo in quegli anni.
A spingere la magistratura ad agire è stato un documento di 17 pagine datato 28 gennaio 2025, inviato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Quel testo, denso di riferimenti e testimonianze, riapre uno degli incubi più oscuri della guerra di Bosnia: la presenza di “turisti del conflitto” che, partendo dall’Italia, andavano a Sarajevo per fare da cecchini contro i civili.
Tra i nomi in circolazione figurerebbero un uomo di Torino, uno di Milano — proprietario di una clinica privata specializzata in interventi estetici” — e un triestino. I carabinieri del Ros stanno verificando testimonianze e tracciando i contatti.
Nel dossier compare anche il nome di Jovica Stanišić, già condannato per crimini di guerra, indicato come possibile regista del sistema. Le strutture logistiche sarebbero state garantite dall’ex compagnia aerea serba, con coperture turistiche e venatorie per mascherare i viaggi verso Belgrado e le zone del fronte.
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