Suicidio assistito, sarà l’Asl/To4 a fornire farmaci e dispositivi
Ivrea
La circolare, alle Asl, è arrivata nel tardo pomeriggio di giovedì. E, nero su bianco, spiega quali siano le corrette modalità di attuazione dei principi enunciati dalla Corte costituzionale in merito alle procedure di suicidio assistito. Il documento, come evidenziato dal direttore regionale della Sanità Antonino Sottile, «ha carattere meramente organizzativo ed è volto a definire una procedura uniforme a livello regionale» Chiarisce anche le circolare è stata trasmessa alle aziende sanitarie su richiesta del comitato etico.
LE SENTENZE
Quattro le sentenze della Corte costituzionale citate (242/2019, 135/2024, 66/2025, 132/2025 e 204/2025), e si richiama come la persona rispetto alla quale sia stata verificata la condizione di accessibilità alla procedura, come questa abbia il diritto di essere accompagnata dal servizio sanitario nazionale nella procedura di suicidio medicalmente assistito. La sentenza 132 del 2025 sottolinea il diritto alla persona di ottenere dalle aziende sanitarie il farmaco e i dispositivi che occorrono per l’autosomministrazione. E quindi, gli articoli della circolare spiegano come debba essere formata una équipe che concordi con il paziente «la procedura farmacologica, nonché tempo e luogo in cui il medesimo desidera metterla in atto».
POSSIBILE NEL SSN
La circolare è scritta in modo netto: «La procedura deve avvenire in strutture sanitarie del servizio sanitario nazionale, pubbliche o convenzionate oppure, su richiesta del paziente, al proprio domicilio, con la presenza di personale sanitario e/o medico» e come debba essere garantita «la massima dignità e la minimizzazione di eventi avversi». Proprio sulle modalità di esecuzione si era fermata l’azione dell’Asl/To4. Che aveva dato corso alla domanda di un paziente formando una commissione ad hoc per l’accertamento dei requisiti: patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili dall’interessato, dipendenza da trattamenti di sostegno vitali e piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
LA DELIBERA ASL/TO4
Nella delibera dell’Asl/To4, il 28 gennaio scorso, la direzione strategica guidata da Luigi Vercellino aveva sottolineato come l’azienda sanitaria avesse operato seguendo la sentenza della Corte Costituzionale e come ci fosse stato un impegno massimo per dare una risposta alla richiesta. La questione è seguita personalmente dalla direttrice sanitaria Sara Marchisio, che aveva portato personalmente la delibera alla persona interessata. L’Asl/To4, con una commissione creata ad hoc, aveva quindi accertato la sussistenza dei requisiti, ma precisato di escludere «nell’immediatezza qualsiasi partecipazione materiale o causale nell’atto finale» e non può «fornire, prescrivere e consegnare farmaci o sostanze potenzialmente utilizzabili nella procedura di suicidio medicalmente assistito». Il giorno dell’approvazione della delibera, la circolare della Regione non c’era. Oggi sì, e chiarisce che l’Asl/To4 può aiutare la persona ad andare fino in fondo creando una commissione composta da due medici (uno esperto in cure palliative), due infermieri ed eventualmente uno psicologo che concordi procedura farmacologica, tempo e luogo per mettere in atto la procedura, che assista all’autosomministrazione dei farmaci letali del paziente e ne constati il decesso. Non è chiaro chi dovrà pagare i farmaci, se il servizio sanitario o il richiedente, ma la Regione precisa di avere avviato una interlocuzione con il ministero.
LE REAZIONI
E se dall’Asl/To4, in questo momento in Piemonte l’azienda più direttamente coinvolta dalla circolare, spiegano di stare studiando il documento Regione, si registrano già alcune reazioni della politica. Il consigliere regionale Pasquale Coluccio (M5s) osserva come «finalmente la giunta Cirio si sia dotata di linee di indirizzo sul suicidio medicalmente assistito e l’ha fatto come il Movimento 5 Stelle chiedeva da tempo, ovvero richiamando la pronuncia della Corte costituzione sul diritto della persona a ottenere dalla sanità pubblica farmaci, dispositivi e assistenza durante la procedura. È un passo avanti – puntualizza – ma c'è ancora molto da fare. Servono regole stabili, trasparenti e controllabili dal consiglio regionale». Per l’associazione Pro vita & famiglia, invece, «la scelta della Regione, amministrata dal centrodestra, di trasformarsi in un avamposto radicale finanziando i farmaci per procurare la morte a chi ne fa richiesta è un tradimento politico verso gli elettori».
