Servizio civile anziani: ecco come i pensionati possono diventare una risorsa attiva per l’Italia
L’Italia ha una popolazione che invecchia rapidamente, con oltre 14 milioni di pensionati e un’età media in costante crescita. Ma cosa succederebbe se questa trasformazione demografica, spesso descritta come un peso per il sistema Paese, diventasse invece un’opportunità? È da questa domanda che nasce il disegno di legge depositato alla Camera che propone l’istituzione del servizio civile per gli anziani attivi.
La proposta porta la firma di due parlamentari di opposti schieramenti – Andrea De Maria del Partito Democratico e Alessandro Battilocchio di Forza Italia – e nasce dalla collaborazione con la UIL-Pensionati. Attualmente all’esame della commissione Affari sociali, il testo si ispira a modelli già sperimentati con successo in altri Paesi europei come Francia, Germania e Paesi Bassi.
I requisiti di accesso
Per candidarsi al servizio civile degli anziani sarà necessario soddisfare una serie di criteri precisi. Innanzitutto l’età: bisognerà aver compiuto almeno 65 anni. Il secondo requisito riguarda la condizione previdenziale: potranno partecipare esclusivamente persone già titolari di pensione.
La residenza in Italia è un altro elemento fondamentale, ma l’iniziativa non è riservata ai soli cittadini italiani: anche gli stranieri residenti nel nostro Paese potranno presentare domanda. Sul piano sanitario, viene richiesta un’idoneità psico-fisica adeguata alle mansioni che si andranno a svolgere. Infine, un requisito di natura penale: non potranno accedere al servizio coloro che abbiano riportato condanne per reati contro la persona o che siano stati colpiti dall’interdizione dai pubblici uffici.
Quattordici aree di intervento
Il cuore della proposta sta nella varietà di ambiti in cui i volontari anziani potrebbero operare. Il disegno di legge individua quattordici diverse tipologie di attività, pensate per mettere a frutto l’esperienza accumulata in decenni di vita lavorativa e personale.
Nel settore dell’istruzione, gli anziani potrebbero affiancare studenti nelle attività scolastiche e ricreative, partecipare a progetti didattici creativi e contribuire allo sviluppo di iniziative educative. Un ruolo particolare spetterebbe alla trasmissione dei mestieri tradizionali: falegnami, sarti, artigiani in pensione avrebbero l’opportunità di tramandare competenze che rischiano di andare perdute.
L’inclusione digitale rappresenta un altro fronte importante. I volontari potrebbero aiutare cittadini in difficoltà ad accedere ai servizi pubblici online, compilare moduli digitali, utilizzare lo SPID o prenotare visite mediche attraverso le piattaforme sanitarie regionali.
Il sostegno alle fasce vulnerabili della popolazione occupa uno spazio centrale: dall’assistenza a minori e persone con disabilità al supporto ad altri anziani che vivono in solitudine. Gli over 65 potrebbero anche accompagnare chi ne ha bisogno sui mezzi pubblici per raggiungere ospedali, ASL o centri di assistenza.
Sul fronte culturale e sociale, le possibilità spaziano dalla promozione del territorio all’organizzazione di incontri intergenerazionali, dalle iniziative di memoria storica alle testimonianze civiche. I pensionati potrebbero inoltre collaborare con scuole e imprese nei percorsi di alternanza scuola-lavoro, svolgere vigilanza ausiliaria presso istituti scolastici e mense, partecipare a campagne di sensibilizzazione sulla solidarietà (anche attraverso progetti di “banca del tempo”) e impegnarsi in attività ecologiche stagionali.
Quanto si guadagna e chi paga
Diversamente dal servizio civile tradizionale dei giovani, che prevede un compenso mensile fisso, per gli anziani l’emolumento sarà definito successivamente tramite un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri.
Ciò che il disegno di legge già stabilisce è il trattamento fiscale: il compenso sarà tassato separatamente e non si sommerà al reddito pensionistico ai fini del calcolo delle imposte.
Sul versante della copertura finanziaria, il testo prevede che i programmi vengano realizzati da pubbliche amministrazioni, enti locali ed enti del Terzo settore utilizzando le risorse già disponibili nei bilanci esistenti. Il principio dichiarato è chiaro: nessun nuovo stanziamento, nessun aggravio per i conti pubblici.
Invecchiamento attivo: da costo a risorsa
Carmelo Barbagallo, segretario generale della UILP e tra gli ideatori del progetto, inquadra l’iniziativa in una prospettiva più ampia: cambiare il modo in cui l’Italia guarda alla propria popolazione anziana. «Gli anziani non sono un problema da gestire, ma una risorsa da valorizzare», ha dichiarato, criticando un dibattito pubblico che troppo spesso riduce l’invecchiamento a questione di costi e fragilità.
I numeri del nostro Paese rendono la questione particolarmente urgente. Con una spesa previdenziale che ha superato i 286 miliardi di euro e un rapporto di appena 1,5 lavoratori per ogni pensionato, il sistema è sotto pressione. Il tasso di occupazione nella fascia 55-64 anni si ferma al 57%, il che significa che milioni di persone stanno per lasciare il mondo del lavoro con pensioni che, in molti casi, risulteranno insufficienti a garantire un tenore di vita dignitoso.
Il servizio civile degli anziani, secondo i promotori, permetterebbe di mantenere attiva una parte della popolazione che ha ancora molto da offrire, garantendo al contempo un’integrazione al reddito pensionistico. Ora toccherà alla commissione parlamentare valutare se questa visione possa tradursi in legge.
