Добавить новость
smi24.net
World News in Italian
Февраль
2026
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28

“A Lisbona libri gratis e molte gite per i miei figli a scuola. Ma anche qui, come in Italia, il sistema regge a fatica”

0

Scegliere di sentirsi a casa in un luogo lontano ti costringe a confrontarti con un sentimento che spesso si vorrebbe evitare: la solitudine. Francesca Moja, che a Milano insegnava italiano agli stranieri, lo sa bene. Sa quanto sia importante conoscere una lingua per diventare cittadini, sa quanto sia spaventoso non avere nessuno a cui chiedere una mano. Per questo, quando ha deciso di lasciare Milano e si è trasferita a Lisbona, una delle prime cose che ha fatto è stata creare una rete di donne espatriate di ogni nazionalità, grazie a un semplice gruppo whatsapp. “Di giorno in giorno diventavamo sempre di più. Ora ci sono più di trecento iscritte. Organizziamo cene, ci aiutiamo a vicenda, e nel tempo si sono aggiunte anche tante donne di qui”, racconta. Mentre parla spesso ride, dopo 9 anni non ha perso l’entusiasmo: “Grazie al passaparola tante persone che non avevano nessuno ora non si sentono più sole”.

A Lisbona Francesca è arrivata a trentatré anni, con due bambine piccole, Teresa e Marta, e il marito Andrea, ingegnere informatico. In Italia insegnava anche inglese nelle scuole medie e superiori, sempre con contratti annuali. Ogni giugno salutava una classe e ricominciava da capo, tra graduatorie, supplenze e Naspi estive. Quando dal Portogallo è arrivata una proposta di lavoro, non hanno avuto dubbi, nonostante non conoscessero la città. I primi mesi sono stati un corpo a corpo con la lingua. Il portoghese le sembrava familiare, poi si è rivelato difficile. Francesca ha imparato lavorando come guida turistica per italiani, passando le giornate immersa in una lingua che non padroneggiava. Dopo quattro anni si è candidata per un posto nel municipio di Belém, uno dei quartieri con la più alta concentrazione di ambasciate. Prima come volontaria, poi come dipendente. Oggi lavora tra cultura e azione sociale: “A marzo stiamo organizzando la Festa della Primavera, in un parco qui vicino. Arriveranno sessanta bambini di una scuola di musica rumena, canteranno con i vestiti tradizionali. Ci saranno i laboratori, le musiche tipiche. Un modo per far incontrare le diverse comunità”.

Nel municipio è una delle poche straniere. Il lunedì e il martedì mattina tiene corsi gratuiti di italiano per gli abitanti del quartiere. Pensionati, adulti, appassionati che vogliono studiare la letteratura e la storia dell’Italia. “Qui ci adorano”, racconta. “La immaginano romantica, luminosa. Conoscono città che io stessa non ho mai visto”. È un contesto diverso da quello in cui operava come insegnante di italiano ai rifugiati, quando la lingua serve per chiedere un documento o un farmaco, ma che unisce i diversi lati della sua formazione. Dal percorso universitario in Lingue e letterature straniere, dalla laurea e dalla specializzazione a Milano, dagli anni da pendolare tra Gallarate e l’università, dall’Erasmus a Malta che l’ha portata a studiare anche il maltese e a dedicarci la tesi, Francesca porta con sé l’idea che la lingua sia uno strumento politico prima ancora che culturale.

Quando si trasferiscono, Teresa e Marta hanno due e quattro anni: crescere altrove significa scoprirsi contemporaneamente figli e alunni di due Paesi diversi. La scuola portoghese, secondo Francesca, conserva tratti che in Italia sembrano lontani: l’insegnante unico, docenti anziani, un’idea di autorità che raramente viene messa in discussione. I libri sono gratuiti, ogni studente riceve un computer, le gite scolastiche sono frequenti. Le bambine studiano una storia diversa, fatta di navigatori e imperi marittimi. Garibaldi e Dante cedono il posto a Vasco Da Gama e Afonso Henriques. Ma a casa Francesca, con libri e racconti serali, condivide con le bambine anche la cultura italiana.

Lisbona le ha insegnato la lentezza. Una lentezza che a volte la affascina, a volte la indispettisce. Gli uffici aprono tardi, le pause spezzano la giornata. Una calma disturbata da alcune contraddizioni: stipendi bassi, affitti altissimi, un centro storico svuotato e consegnato agli affitti brevi. Negli ultimi anni la città ha attirato nomadi digitali, pensionati stranieri, lavoratori da remoto: “Molti vivono qui senza entrare davvero in relazione con il contesto. Così la città rischia di perdere la sua storia. Le famiglie portoghesi vengono spinte fuori”. Anche la sanità vive gli stessi problemi. Le università formano medici apprezzati in tutta Europa, che poi partono per cercare stipendi più alti. Chi può stipula un’assicurazione privata, per evitare ore di attesa al pronto soccorso: “È un sistema che regge a fatica, come in Italia”.

Eppure non pensa al ritorno. “Qui ci mettono molto a darti confidenza, ma poi ti prendono a cuore per sempre. Ho una vicina anziana che quando non mi vede in giro per un po’ viene a suonare a casa per sapere se va tutto bene. Sono piccoli gesti che in una grande città fanno la differenza”. Oggi Francesca continua a organizzare eventi e occasioni di incontro. Donne che arrivano sole e trovano un gruppo, pensionati che cercano compagnia, quartieri che si raccontano attraverso le culture che li abitano. Il suo trasferimento è stata una traduzione: portare con sé ciò che si è stati, imparare a dirlo in un’altra lingua. Una passeggiata sul fiume, la torre di Belém che appare all’improvviso, il sole sull’acqua: ricorda con precisione il momento in cui ha capito di aver fatto la scelta giusta. Pensare: “Ce l’ho fatta, vivo qui”. E realizzare di averlo fatto in portoghese.

L'articolo “A Lisbona libri gratis e molte gite per i miei figli a scuola. Ma anche qui, come in Italia, il sistema regge a fatica” proviene da Il Fatto Quotidiano.















Музыкальные новости






















СМИ24.net — правдивые новости, непрерывно 24/7 на русском языке с ежеминутным обновлением *