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Morta a 111 anni la donna più anziana di Lombardia: era ricoverata a Pavia

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Pavia. Avrebbe compiuto 112 anni tra due mesi Lucia Ronda. Originaria di Casalmaggiore, nel cremonese, la donna più anziana della Lombardia, la quarta più vecchia d'Italia, è morta nella casa di riposo della provincia di Pavia che la ospitava da alcuni anni. Nata il 22 aprile 1914, Lucia Ronda, 111 anni, era una insegnante d'arte. Allieva dell'Accademia di Brera, ha collaborato col maestro Luciano Minguzzi alla realizzazione di uno dei portali del Duomo di Milano. Dopo essersi diplomata al liceo artistico Toschi di Parma, aveva insegnato in varie regioni, dalla Liguria al Molise, mantenendo però sempre un legame forte con la sua terra. Nella sua lunga esistenza, ha attraversato due guerre mondiali. E nel 2020, a 106 anni, era stata la più anziana a guarire dal Coronavirus. I suoi funerali saranno celebrati martedì 17 febbraio a Casalmaggiore, dove sarà seppellita. Di seguito, l’articolo che la Provincia Pavese ha pubblicato l’anno scorso in occasione del suo 111esimo compleanno.

“Era il nostro sole”
Ha festeggiato i suoi 111 anni, Lucia Ronda, tagliando il traguardo della donna più anziana della Lombardia. «È il nostro sole», dicono le educatrici della Rsa La Risaia di cui è ospite da una quindicina di anni. Lucia è innamorata della vita, capace di contagiare chi le sta accanto con la sua serenità. La vita Nata il 22 aprile 1914 a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, fu una delle prime allieve dell’Accademia di Brera. Ha conosciuto due guerre mondiali e ha attraversato due secoli di storia, assistendo a trasformazioni epocali. È l’amore per l’arte a segnare profondamente la sua esistenza. Frequentò la Scuola di disegno Bottoli e successivamente il liceo artistico Paolo Toschi di Parma, proseguendo il suo percorso nel prestigioso istituto milanese dove si diplomò in Scultura, coltivando e raffinando la sua vocazione.

Fu allieva di Luciano Minguzzi che, nel 1958, vinse il concorso per realizzare la quinta porta del Duomo di Milano. Lucia collaborò con il celebre scultore nella realizzazione del portale in bronzo, il primo da destra che narra “I fasti del Duomo”. «Ha visto l’evoluzione dell’intera attività» aveva spiegato il nipote Paolo Beduschi che le fa visita quasi ogni giorno nella struttura alle porte di Pavia. Lucia è diventata «un punto di riferimento per il contributo culturale e umano che ha saputo sempre offrire a chi le sta vicino», raccontano le educatrici Silvana Ferrante e Beatrice Crotti e gli operatori che ieri l’hanno festeggiata con una mega torta, definendola « persona di grande cultura, generosa, attenta agli altri, paziente, ma anche curiosa e ottimista».

Quando venne al mondo, il Titanic era affondato da appena due anni e l’Europa si apprestava ad entrare nella Prima guerra mondiale. Ma la sua vita fu scandita, oltre che da un percorso artistico brillante, anche da un notevole impegno civico: durante la Seconda guerra mondiale, il Comune di Casalmaggiore le affidò la realizzazione delle mappe dei rifugi antiaerei. Lucia ha anche visto alternarsi dieci papi e ha attraversato tre pandemie: la Spagnola, tra il 1914 e il 1918, la Sars del 2004 e il Covid-19.

È vedova da più di vent’anni ed è stata insegnante di storia dell’arte. L’ultimo suo incarico fu al liceo scientifico di Teramo. Nel 2020 era stata contagiata dal Covid che l’aveva costretta anche all’assistenza respiratoria. Ne era uscita. È ancora molto lucida, anche se adesso si stanca più facilmente e preferisce non partecipare alle attività che invece aveva sempre seguito con interesse. Amava dipingere in giardino e fare ritratti agli operatori. «Il traguardo delle 111 primavere non appartiene solo a Lucia, ma alla sua comunità e all’intera Lombardia – ricorda l’Associazione Giustitalia della quale la donna è associata e che si occupa anche di tutela legale delle persone anziane – In un periodo storico nel quale le persone anziane vengono sempre più emarginate, riscoprire il valore del passato significa guardare al futuro in modo più consapevole. Il termometro della salute di uno Stato che si voglia definire evoluto e democratico è la tutela che appresta alle fasce più deboli e bisognose della sua popolazione». —















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