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Arbel, ex ostaggio a Gaza, rivela: “Stuprata tutti i giorni da Hamas”. Perché Albanese tace su queste violenze?

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L’ex ostaggio Arbel Yehoud, prigioniera a Gaza per 482 giorni e rilasciata durante l’accordo di gennaio 2025, ha raccontato in un’intervista al Daily Mail di essere stata aggredita sessualmente «quasi ogni singolo giorno durante la prigionia, da uomini diversi» e di aver tentato il suicidio più volte mentre era in cattività. Ha detto di non voler entrare nei dettagli ma ha affermato che erano così gravi e ripetuti da farle desiderare di togliersi la vita. «Ho provato a togliermi la vita tre volte», ha affermato Yehoud, «sentivo di non farcela ad andare avanti. Ci sono stati momenti in cui ho pensato che fosse l’unica via d’uscita».

Le immagini di Yehoud al momento della liberazione a Gaza, terrorizzata mentre viene portata verso il palco da uomini di Hamas a viso coperto, stretta tra la calca che premeva tutt’intorno, fecero il giro del mondo. Arbel Yehoud fu rapita dai miliziani della Jihad islamica palestinese insieme con il fidanzato Ariel Cuni dalla loro casa nel kibbutz Nir Oz e sono stati tenuti in ostaggio separatamente. Cunio è stato rilasciato nell’ottobre 2025, dopo 738 giorni di prigionia.

Il terrore del 7 ottobre e le violenze sisematiche

Yehoud ha descritto le sue emozioni e i ricordi del periodo trascorso a Gaza come una valigia chiusa, riferendosi alla difficoltà di parlare apertamente dei traumi subiti con il fidanzato: «Non siamo ancora arrivati a quel punto. Cercheremo di avvicinarci alla vita che avevamo prima del 7 ottobre, con la chiara consapevolezza che non potrà mai essere la stessa. Ma cerchiamo di avvicinarci a essa: una vita semplice e modesta, una casa che sia nostra, in cui possiamo crescere una famiglia. Posso stare qui seduta per ore a piangere, ed è difficile, ma alla fine… sono qui», ha detto.

Campione (FdI): testimonianze agghiaccienti

«Le testimonianze agghiaccianti rilasciate in questi giorni da Arbel Yehoud, rapita il 7 ottobre da Hamas e prigioniera a Gaza per 482 giorni – commenta Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d’Italia, componente della Commissione contro la violenza sulle donne – squarciano il velo di un orrore che non può lasciare indifferente nessuna coscienza civile. Sapere che una giovane donna è stata vittima di abusi sessuali sistematici, perpetrati quasi ogni giorno da uomini diversi, è un pugno nello stomaco che ci impone di alzare la voce con ancora più forza contro la barbarie del terrorismo.»

Come mai Francesca Albanese è silente sulle violenze di Hamas sulle donne israeliane?

«Arbel – ha proseguito la senatrice di FdI – ha descritto un inferno fatto di violenze così atroci da spingerla a tentare il suicidio tre volte. Le immagini del suo rilascio, in cui appariva terrorizzata e stretta dalla calca dei miliziani di Hamas, assumono oggi una luce ancora più sinistra. Non si è trattato solo di una prigionia politica, ma di un sistematico uso del corpo femminile come arma di guerra e di umiliazione. Questo è il volto più brutale della misoginia e del fanatismo. Come donne e come rappresentanti delle istituzioni, abbiamo il dovere morale di denunciare queste atrocità senza ambiguità».

Campione, che è prima firmataria del disegno di legge che introduce il reato universale per gli stupri utilizzati come arma di guerra, chiede: «Cosa ha da dire a riguardo la relatrice Onu Francesca Albanese? Come mai è così silente quando le vittime sono donne israeliane? Non possono esserci distinguo ideologici quando si parla di stupri di massa e torture».

 

L'articolo Arbel, ex ostaggio a Gaza, rivela: “Stuprata tutti i giorni da Hamas”. Perché Albanese tace su queste violenze? sembra essere il primo su Secolo d'Italia.















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