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Meloni: «Quentin travolto da un clima d’odio. La sua uccisione sconvolge, è una ferita per l’intera Europa»

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«Un fatto che sconvolge e addolora profondamente» e che è «una ferita per l’intera Europa». Così la premier Giorgia Meloni ha definito sui propri social l’assassinio di Quentin Deranque, il ragazzo francese di 23 anni ucciso di botte da un gruppo di antifascisti a Lione.

Meloni: «L’uccisione di Quentin una ferita per l’intera Europa»

«L’uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente. La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all’estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per l’intera Europa», ha scritto Meloni, postando la foto di Quentin. «Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica – ha avvertito Meloni – può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica». «Quando l’odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia», ha concluso la premier.

La politica francese chiude a qualsiasi contiguità con gli estremisti violenti

In Francia l’assassinio di Quentin ha suscitato in tutte le forze politiche un profondo moto di repulsione non solo per la violenza politica, ma anche la contiguità di La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon, con la Jeune Garde Antifasciste, alla quale afferiscono diversi degli 11 arrestati per il pestaggio mortale di Quentin, fra i quali anche Jacques-Elie Favrot, assistente del parlamentare e fondatore della “Giovane guardia”, Raphael Arnault. A rendere ancora più spinosa la situazione di Melenchon c’è stato il fatto che, subito dopo la morte di Quentin, ha tentato di presentare gli antifascisti e il suo partito come vittime.

La condanna per la vicinanza di Melenchon alla Giovane guardia antifascista

Oggi, dopo le prese di posizione dei partiti di area più centrista e di autorevoli voci del governo come quella del ministro della Giustizia Gérald Darmanin, anche l’ex presidente della Repubblica e storico leader socialista François Hollande ha detto che «non ci può essere, per le prossime elezioni, alcuna alleanza fra i socialisti e la France Insoumise (Lfi)». «Lfi è venuta meno ai suo impegni. Io – ha aggiunto – ritengo che il rapporto con Lfi sia chiuso, è finito».

La difficoltà della sinistra italiana di disconoscere gli ambienti violenti

La stessa difficoltà di Melenchon a disconoscere in modo netto certi ambienti radicali violenti è stata registrata anche nella sinistra italiana, nel corso del dibattito alla Camera seguito al minuto di silenzio in ricordo del 23enne francese: da Avs al M5S sono state espresse posizioni basate su equilibrismi, sul tentativo di far credere che la maggioranza volesse parlare di quanto accaduto per strumentalizzarlo e sul vittimismo. L’ennesima occasione persa per la sinistra istituzionale italiana per chiarire che non vuole e non ci può essere alcuna contiguità con gli ambienti dell’estrema sinistra violenta.

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