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Caso Bellavia, la difesa del consulente: “Chiarito tutto, nessun trattamento indebito di dati”

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Gian Gaetano Bellavia, commercialista e consulente di pm e giudici indagato per violazione della privacy, ha respinto con fermezza le accuse di trattamento illecito di dati personali e divulgazione di informazioni riservate, emerse dopo il caso dell’archivio rubato contenente oltre un milione di file. L’archivio, sottratto dalla sua ex collaboratrice, Valentina Varisco, ora a processo, ha sollevato un polverone mediatico e politico, compreso il cosiddetto “papello” con nomi di imprenditori, politici e vip. L’avvocato Luca Ricci ribadisce che “non vi è stato alcun trattamento indebito di dati personali: nel computer dello studio Bellavia Ferradini, i cui contenuti sono stati illecitamente copiati dalla ex collaboratrice Varisco, vi sono relazioni di consulenza tecnica svolte dal professionista su casi complessi e fondate su allegati che – in quanto oggetto del lavoro del commercialista – venivano tenute nell’archivio storico dello studio”. L’indagato per il legale, ha espresso “esaurientemente i fatti” e chiarito “la correttezza” del proprio operato.

Bellavia, nell’interrogatorio di mercoledì, ha ricostruito gli eventi che hanno portato alla denuncia del furto dei documenti riservati e ha spiegato che non esiste alcun “dossier” o “attività di spionaggio” legata ai documenti contenuti nell’archivio. Secondo la sua difesa, si trattava di “normali archivi dell’attività professionale” e di “proprietà intellettuale”, violati quando i dati furono copiati e portati via dalla collaboratrice. L’avvocato Luca Ricci, che rappresenta Bellavia, ha sottolineato che non esistono gli “elementi costitutivi della fattispecie penalmente rilevante” e che l’accusa non tiene conto della correttezza delle operazioni svolte dal commercialista.

Il caso è esploso quando, tra l’11 e il 17 giugno dell’anno scorso, i dati, che Bellavia aveva consegnato a una pm della Dda di Milano, sono stati sottratti e successivamente inseriti nel fascicolo di un’indagine chiusa il 3 giugno in cui il commercialista è parte offesa. Il consulente ha dichiarato di aver subito un furto di dati relativi anche a un’indagine in corso e ha immediatamente informato la pm Silvia Bonardi. L’archivio includeva anche un elenco con i nomi di vari soggetti, che Bellavia ha definito come documenti riservati a supporto delle indagini, ma che sono stati trattati e divulgati senza il necessario rispetto delle procedure legali.

Bellavia ha cercato di difendersi anche contro le accuse relative al “papello”, specificando che i nomi di personaggi come “Luca Barbareschi, Flavio Briatore, Manfredi Catella, Alberto Di Rubba, Giuseppe Graviano, Danilo Jervolino, Claudio Lotito e Massimo Ponzellini” non riguardano “minimamente indagini”. Sono documenti da fonti aperte che Report gli trasmise per prepararsi alle interviste. e altri non avevano alcun legame con le indagini penali. Il commercialista ha anche smentito le affermazioni di una possibile divulgazione illecita, ribadendo che ogni documento consegnato alla pm Bonardi era a “tutela dell’indagine” e in “modo assolutamente riservato”. La questione si complica quando si fa riferimento alla presunta attività di “propalazione” di informazioni riservate da parte di un “soggetto” anonimo, la cui identità Bellavia sostiene di voler perseguire legalmente. Il consulente ha anche denunciato il comportamento di alcuni media che avrebbero contribuito a screditarlo, sfruttando l’indignazione pubblica per alimentare polemiche infondate.

L'articolo Caso Bellavia, la difesa del consulente: “Chiarito tutto, nessun trattamento indebito di dati” proviene da Il Fatto Quotidiano.















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