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Vestizione infermieri dell’Asl/To4, i 10 minuti che valgono più di 84mila euro

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IVREA. Dieci minuti al giorno non toglieranno il medico di torno, ma alla fine valgono più di 84mila euro. Il principio lo aveva sancito la Cassazione a maggio 2025 dopo i ricorsi del sindacato Nursing Up: i tempi di vestizione di infermieri e operatori socio sanitari sono momenti di lavoro come tutti gli effetti e come tali vanno retribuiti.

Parliamo di turni di lavoro che ovviamente si sono ripetuti negli anni, per alcuni si va dal 2018 al 2023.

Ora sono arrivate 63 conciliazioni in Asl/To4 per oltre 84mila euro. Per qualcuno si tratta di una “quindicesima” potenziata, visto che si va fino a un massimo di un 2.300 euro, mentre altri si attestano intorno a cifre più basse, comunque non inferiori ai 680 euro. L’azienda sanitaria, come si legge in delibera, ha dovuto ormai prendere atto «che l’orientamento giurisprudenziale appare ormai consolidato e che vede, in situazioni simili avente lo stesso oggetto, l’amministrazione soccombente avverso i dipendenti ricorrenti» e organizzare una serie di incontri al fine di conciliare attraverso l’avvocato Andrea Castelnuovo.

L’azienda nelle udienze del 16 gennaio 2026, del 21 gennaio 2026, del 27 gennaio 2026 e del 29 gennaio 2026, accettava una definizione bonaria della controversia, per evitare una lite che sarebbe stata maggiormente gravosa, definendo ricorso attraverso la sezione lavoro del tribunale di Ivrea. «Siamo soddisfatti dell’accordo che è di grande convenienza per l’azienda e notevole equità rispetto ai lavoratori – spiega l’avvocato Castelnuovo –, che abbiamo cercato e voluto con la direzione generale e amministrativa dell’Asl/To4 e con i dirigenti sindacali. È un atto di giustizia».

A maggio era arrivata la notizia dei primi ricorsi vinti da Nursing up in tribunale. In quell’occasione l’Asl era stata condannata a risarcire quattro dipendenti.

A darne notizia era stato lo stesso sindacato secondo il quale le sentenze si fondano sul principio, già affermato dalla Corte d’Appello di Torino, secondo il quale il tempo dedicato alla vestizione e svestizione obbligatoria all’interno del luogo di lavoro costituisce orario di lavoro a tutti gli effetti.

«Le sentenze hanno condannato l’Asl/To4 al pagamento delle differenze retributive per il tempo dedicato ai cambi di divisa, oltre agli interessi e alle spese legali – avevano spiegato dal sindacato – la battaglia ha avuto un effetto domino, estendendosi rapidamente a livello nazionale».

Le somme riconosciute, ovviamente, variano in base agli anni di servizio presi in considerazione nei procedimenti. «Queste sentenze sono un segnale forte: i diritti dei lavoratori non devono essere schiacciati da interpretazioni restrittive», aveva sottolineato dopo i ricorsi Marco Boccacciari, referente sindacale Nursing Up per l’Asl/To4. Per Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte, «questa vittoria è molto più di un riconoscimento giuridico. È un simbolo di come l’azione collettiva, unita da valori condivisi, possa fare la differenza». Successivamente erano arrivate le sentenze della Corte di Cassazione, a confermare l’orientamento del tribunale eporediese. Quello di vestizione e svestizione è stato considerato tempo imposto dall’organizzazione aziendale, prodromico all’inizio delle mansioni, e dunque pienamente lavorativo.















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