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“On this day… 1776”: la prima serie realizzata con l’Ai dimostra che dopo 131 anni la modernità del cinema spiazza ancora

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Prendete il cinema, la vivificazione del recondito, il nostro immaginario più forte perché dal 1895, anno della prima proiezione cinematografica a Parigi, lo schermo ha raccontato ciò che siamo, ma soprattutto ha incarnato l’immaginario del giorno dopo. Quello «che il pubblico vuole», diceva Sergio Leone, ma soprattutto «lo spettacolo più bello» ovvero «quello del mito. Il cinema è mito». Un’idea europea che gli statunitensi hanno inglobato. Ora la cellulosa incontra la sfida dell’intelligenza artificiale e quindi cosa si è immaginato Darren Aronofsky? Raccontare la storia dell’indipendenza americana attraverso l’Ai.

“On this day… 1776” arriva la prima serie realizzata con l’Ai

Sulla pagina YouTube del Time è stata, infatti, lanciata la serie a puntate On This Day… 1776, narrazione a stelle e strisce dell’emancipazione dall’Impero britannico. Un progetto prodotto dalla Primordial Soup, fondata dal regista di New York nel 2025, con la collaborazione di Google DeepMind, ovvero il comparto dell’azienda informatica che si occupa di intelligenza artificiale. Tutto creato digitalmente – l’unica parte recitata da attori reali sono i dialoghi – con i personaggi, gli scenari, gli umori, le luci e le ombre che prendono forma dal software Veo 3 creazione di Google.

La stroncatura di critici e pubblico

Giocando sul titolo della seconda pellicola di Aronofsky il The Guardian ha disintegrato il progetto. «Requiem per un regista – dal film Requiem for a dream, ndr – la serie sull’intelligenza artificiale di Darren Aronofsky è un horror», scrive il quotidiano inglese che forse ancora non si è ripreso dall’indipendenza delle colonie d’oltreoceano del fu Impero britannico. Le mosse che muove George Washington contro re Giorgio III non piacciono proprio nei dintorni di Londra, ma neanche agli utenti di YouTube visto che i commenti sono insulti su insulti. La rivoluzione iniziata con Tilly Norwood, la prima attrice generata con l’IA, trova nei puristi dell’analogico i propri controrivoluzionari. Perché reale è meglio, perché il lavoro degli attori come quello delle maestranze è sacro e non può essere toccato.

Questioni sul tavolo che partono da presupposti corretti e spesso doverosi. I casi di appropriazione indebita di volti, immagini, suoni e timbro vocale da parte dei programmatori è questione scottante e ripetuta per non parlare dei deepfake. Ma chiudersi per escludere il girato che verrà è atteggiamento fanatico. Il The Guardian non riesce a darsi pace. «On This Day… 1776 è davvero orribile da guardare e tutti coloro che vi hanno partecipato dovrebbero vergognarsi. È di gran lunga la cosa più inquietante che Aronofsky abbia mai realizzato, e ho visto gli ultimi otto minuti di Requiem for a Dream». Le educande oltre la manica, l’oblio del nichilismo terrorizza meno delle rughe d’espressione dell’IA. Tempi moderni, solite collegiali.

Nuovi strumenti, tic antichi?

Nel suo ultimo libro Adriano Scianca, Figli della luce. I fratelli Lumière, il genio europeo, il Fascismo (edito da Inquadrature Perfette), il filosofo penna de La Verità racconta l’avvento del cinema attraverso l’invenzione dei consanguinei di Lione. Nei racconti dei primi spettatori del cinematografo c’è un ritorno continuo ovvero le foglie che si muovono. «Nelle cronache dell’epoca si fa spesso riferimento a queste foglie. Che cosa hanno di speciale? Assolutamente nulla. Sono solo foglie mosse dal vento. Eppure, in quell’ondeggiare, così come nel diffondersi del vapore in Les Forgerons, c’è tutta la novità del cinematografo. Una novità non solo tecnica, ma filosofica». Sono passati 131 anni e le fronde che si agitano hanno preso la forma della mimica del volto di attori generati dall’inconscio dell’intelligenza artificiale. Le critiche odierne, inoltre, non si discostano da quelle che Maksim Gor’kij nel 1896 muoveva al nascente cinema, come ricorda Scianca. «Nei film vede “non la vita, ma l’ombra della vita. Non il movimento della vita, ma una sorta di spettro muto”. E ancora: “È terribile vedere questo grigio movimento di ombre silenziose, mute”».

Il regista: «Il cinema è sempre stato guidato dalla tecnologia»

«Il cinema è sempre stato guidato dalla tecnologia», prova a far comprendere Aronofsky, «dai fratelli Lumière in poi. È il momento di esplorare questi nuovi strumenti e modellarli per il futuro della narrazione». Ed ecco cosa appare nei primi tre episodi diffusi dal Time. I paesaggi dei futuri Stati Uniti d’America che cambiano e mutano nella generazione di un altro algoritmo. Il passato che è qui attualizzato senza soluzione di continuità. Ogni veduta è modellata, questo non capiscono i detrattori, dalla mente umana. Così siamo lì mentre Thomas Paine scrive Common Sense, il testo, pubblicato il 10 gennaio 1776, che racconta ai cittadini delle colonie la via verso l’ottenimento dell’indipendenza. E l’avanguardia del cineasta che ha girato Il cigno nero e The Wrestler è un percorso che ci guida verso la sperimentazione e il rinnovamento del rapporto dell’uomo con la macchina. Dove il primo avrà il compito di tracciare non solo il confine, ma principalmente l’orizzonte. Possiamo, per ora, solo immaginare cosa sarebbe l’epopea del Risorgimento italiano raccontato in questo modo.

Un futuro che è già qui

Così mentre rimaniamo impressionati dal combattimento tra Tom Cruise e Brad Pitt – generato da Seedance 2.0 il nuovissimo servizio di IA di ByteDance (azienda cinese che detiene TikTok) – gridando insieme a Hollywood che tutto è finito, ci poniamo fuori dalla storia dell’arte. Perché è solo dentro lo schermo che possiamo decidere i gusti, le sensibilità e le vicende che vogliamo darci d’abito. Il sedersi in un angolo incrociando gli occhi, oltre a renderci strabici, ci allontanerà da quello che è già scritto. Pardon, da quello che è già sui nostri teleschermi, o ancora più vicino sui nostri telefonini. L’aspetto principale, badate, sarà non restare senza campo altrimenti ci toccherà il destino di Charlie. E Charlie, lo sappiamo, don’t surf.

L'articolo “On this day… 1776”: la prima serie realizzata con l’Ai dimostra che dopo 131 anni la modernità del cinema spiazza ancora sembra essere il primo su Secolo d'Italia.















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