Carnevale Ivrea, 2mila razioni di polenta e merluzzo, 2mila razioni distribuite in piazza Lamarmora
IVREA. Con circa 2.000 porzioni di polenta e merluzzo distribuite in piazza Lamarmora, lo scorso 18 febbraio, mercoledì delle Ceneri, il comitato della Croazia ha siglato, anche quest’anno, il passaggio dal Carnevale alla Quaresima. Una pietanza gustosa, quella preparata dai mastri polentai del Borghetto, profondendovi, in egual misura, sapienza culinaria e passione, che è stata offerta, ovviamente, anche ai protagonisti del Carnevale appena conclusosi, alle autorità civili, religiose e militari e agli ospiti illustri che si sono recati in visita al padiglione allestito in piazza.
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Lì, infatti, Giuseppe Saccuman, il Bano della Croazia, ha accolto con l’affabilità di sempre la Mugnaia, Valentina Campesato in Mantovani, offrendole un omaggio floreale di mimose e garofani rossi, e il Generale, Mario Gusta, tornati entrambi in borghese, e, accanto a loro, il Sostituto della gran cancelliera, Paolo Diane, e il Podestà, Gianni Girardi. Ospiti particolarmente graditi sono stati il vescovo, monsignor Daniele Salera, don Giuseppe Duretto, parroco emerito della parrocchia di San Grato, nominato Oditore una decina di giorni fa, e il console generale della Repubblica di Croazia a Milano, Stjepan Ribic, ormai un caro amico dei polentai del Borghetto. Mugnaia e Generale avevano già incontrato il Comitato della Croazia quando, alle prime ore di martedì mattina, si erano recati nella sua sede, nel cuore del Borghetto, per un assaggio della saporita pietanza appena preparata.
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«È stato un grande piacere – commenta il Bano Saccuman – avere da noi i protagonisti di questa riuscitissima edizione 2026 del Carnevale che ha lasciato tutti soddisfatti e, insieme a loro, traghettarci nella Quaresima nel migliore dei modi. Per quanto ci riguarda, i nostri numeri più importanti sono riassunti da due cifre: 280 porzioni di assaggio, la sera del lunedì, e, appunto, le circa 2.000 del mercoledì delle Ceneri». È qualcosa di palpabile, nel Bano, la passione per questo impegno che rinasce ogni anno, la stessa che aiuta i volontari a superare la fatica delle operazioni di dissalatura del pesce, di sbucciatura delle cipolle, del rimestare continuo perchè il sugo non si attacchi alle pentole, del sorridere ignorando la stanchezza mentre si porgono i piatti fumanti. Un sentimento che gli eporediesi ricambiano grati e con altrettanta intensità. Risale alla seconda metà del '500, la tradizione di iniziare il periodo quaresimale con un piatto di magro. Fu, infatti, la controriforma della Chiesa Cattolica a decretare l’osservanza della Quaresima e del mangiare magro il venerdì e nelle vigilie. A Ivrea la ricorrenza veniva celebrata nei vari rioni per iniziativa di gruppi di cittadini che cucinavano polenta accompagnata da merluzzo e cipolle nei propri rioni, così come avviene ancora oggi per le fagiolate. Al termine della seconda guerra mondiale il Comitato della Croazia fece sua questa iniziativa, conferendole un carattere benefico. Polenta e merluzzo è un piatto dietro al quale si cela un impegno spesso sconosciuto e che rappresenta un vero atto d’amore nei confronti del Carnevale e di tutta la comunità eporediese.
