I “magistrati per il Sì” ci mettono la faccia: «È il momento di scegliere se stare dalla parte del cambiamento o dello status quo»
Si sono fatti sentire in ordine sparso, ora si mettono insieme per sapere che «vogliono superare il sistema delle correnti e restituire credibilità alla giustizia». Sono i “50 magistrati per Sì”, che «ci mettono la faccia» e si ritroveranno sabato a Roma per una maratona oratoria promossa dal Comitato “Sì Riforma”. «La riforma, su cui siamo chiamati a votare il 22 e 23 marzo prossimi, non è una battaglia corporativa, ma una scelta di responsabilità verso il Paese», ha spiegato Isabella Bertolini, segretario nazionale del Comitato “Sì Riforma” e componente laico del Csm, sottolineando che «il Sì è l’unica risposta per garantire trasparenza, separazione delle carriere e un Csm libero da logiche di appartenenza».
I “magistrati per Sì” ci mettono la faccia
«È il momento di scegliere da che parte stare: dalla parte del cambiamento o dalla parte dello status quo», ha aggiunto Bertolini, spiegando che «a parlare della riforma della giustizia sono cinquanta magistrati che, con senso delle Istituzioni, scelgono pubblicamente di sostenere il Sì. È un segnale forte di cambiamento che arriva dall’interno della magistratura».
Obiettivo dell’iniziativa è riportare il confronto sui contenuti della riforma della giustizia su un piano istituzionale e concreto, ponendo al centro i principi di indipendenza, merito, trasparenza e fiducia dei cittadini. Ad aprire i lavori saranno i saluti istituzionali di Nicolò Zanon, già vicepresidente della Corte Costituzionale e presidente del Comitato “Sì Riforma”. Modererà Alessandro Sallusti, portavoce del Comitato. Seguiranno gli interventi dei magistrati che nel corso della maratona oratoria illustreranno le ragioni del loro impegno a favore del Sì.
Il procuratore di Palmi: «Parole e toni di Gratteri? Moltissimi colleghi non li condividono»
Il fatto che «il No non è il pensiero comune tra i magistrati» viene ribadito oggi anche dal procuratore di Palmi, Federico Moleti, intervistato dal Tempo. «Anche in Calabria ci sono alcuni colleghi che, pur non facendo rumore, si esprimeranno a favore del Sì», ha detto, prendendo le distanze dalle parole di Gratteri sui sostenitori del Sì. «Non so se la sua intenzione fosse offendere i sostenitori del Sì, oppure dire che solo una parte di loro erano catalogabili come persone non perbene, ma certamente parliamo di dichiarazioni inappropriate o poco felici», ha commentato, aggiungendo che «moltissimi non condividono i toni e le parole usati da Gratteri. Ho partecipato a diversi convegni in Calabria e le posso assicurare che numerosi conoscitori del diritto sono favorevoli alla riforma proposta dal governo. Parliamo di una Regione che abbonda di riformisti».
La testimonianza: «Le elezioni del Csm oggi sono come vere e proprie competizioni elettorali»
Su La Verità, poi, il magistrato Monica Marchionni porta una testimonianza a sua firma, nella quale sottolinea che «la “superstar” del processo penale oggi è il pubblico ministero. Nell’applicazione, ormai più che trentennale, del nuovo rito accusatorio si assiste a un netto squilibrio tra il peso, anche mediatico, del pm rispetto a quello del giudice (non oso nemmeno fare il raffronto con il ruolo del magistrato di sorveglianza perché potrei essere tacciata di blasfemia)». «Penso che sia arrivato il momento di riportare le cose al loro posto, di riportare gli attori del processo nel ruolo che è stato loro attribuito dall’ordinamento. Non dobbiamo avere un pm superstar, ma un giudice super partes», aggiunge la toga, spiegando che si tratta di una «esigenza» dettata dal rispetto della Costituzione che parla di giusto processo.
«A chi dice che la riforma è inutile perché ormai le funzioni sono separate vorrei ricordare che proprio il fatto che lo siano state dimostra la necessità che si compia ora l’ultimo passo», prosegue Marchionni, che poi si sofferma lungamente anche sul sorteggio del Csm. «I più ignorano che le elezioni del Csm si svolgono come vere e proprie competizioni elettorali. Le correnti, cioè la trasposizione all’interno dell’Anm delle diverse ideologie partitiche, presentano liste di candidati. Si vota col sistema proporzionale, quindi non per la persona che si ritiene più meritevole. Si dà una preferenza, ma poi sono le correnti a decidere a chi andranno i voti a seconda dell’ordine di presentazione in lista e così, ogni quattro anni, in vista delle elezioni schiere di magistrati candidati si recano negli uffici giudiziari a sostenere le ragioni della propria candidatura», spiega, chiarendo che una forma di sorteggio in realtà già esiste, lei stessa fu sorteggiata come candidata dall’ufficio elettorale presso la Cassazione, «perché nel collegio numero 4, composto da Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, mancava il nome di una donna». Ma comunque dovette fare “campagna elettorale” scontrandosi con le correnti.
«Il sorteggio che ora propone questa riforma è ben altra cosa. Chi sarà sorteggiato non dovrà fare nessuna campagna elettorale e non dovrà presentare un programma; porterà al Csm, il proprio valore di magistrato, la propria integrità, quella con cui giudica ogni giorno della vita delle persone».
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