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Evasione, torna la promessa di usare i dati “in chiave predittiva” per scovare chi non paga. Controlli mirati grazie all’IA

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L’Agenzia delle Entrate aumenterà i controlli sostanziali sul pagamento di Iva e imposte dirette, rendendoli più frequenti “soprattutto per i settori di attività a maggior rischio di evasione”. E ne migliorerà la qualità utilizzando “in chiave predittiva” i dati e le informazioni a sua disposizione, da quelli delle fatture elettroniche ai corrispettivi telematici, dai flussi dei pagamenti elettronici alle comunicazioni Iva, per selezionare in anticipo i contribuenti a rischio. La promessa non è certo nuova ed è tutt’altro che chiaro quanto il fisco stia davvero procedendo lungo questa strada. Ma a ribadirla, in linea con quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e da uno dei decreti attuativi della delega fiscale, è l’Atto di indirizzo per la politica fiscale 2026-2028 del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, appena pubblicato. L’analisi strategica dei dati “anche attraverso l’ausilio dell’intelligenza artificiale“, si legge nei paragrafi dedicati alla Prevenzione degli inadempimenti fiscali e contrasto all’evasione, “verrà impiegata per supportare i processi decisionali (umani) e consentirà un affinamento delle tecniche di analisi del rischio e una migliore selezione delle posizioni da sottoporre a controllo”.

Obiettivo finale, come sempre, ridurre la propensione all’evasione. Di cui nella premessa viene rivendicato il calo di circa un quarto in termini assoluti registrato tra 2018 e 2022, anche se nel complesso il gap complessivo è rimasto in media oltre i 102 miliardi di euro. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, nel 2022 la propensione al gap è risultata più bassa dell’11,7% rispetto al valore del 2019. Ma ci sono molti dubbi sul fatto che il miglioramento stia continuando. La versione originaria del Pnrr, va ricordato, prevedeva come obiettivo intermedio la riduzione del 5% della stima relativa al 2023 sempre rispetto al 2019, ma nell’ambito della revisione dello scorso novembre il governo l’ha sostituito con la certificazione di un –10% nel periodo 2022-2023 rispetto al 2019. Segno che a via XX Settembre si attendono per il 2023, il primo anno “pieno” con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, un peggioramento dell’indicatore.

Tornando all’atto di indirizzo destinato alle Agenzie e alla Guardia di Finanza, Giorgetti anticipa che l’Agenzia dovrà puntare sulla digitalizzazione dei processi e l’implementazione degli applicativi di supporto al controllo “nonché mediante nuovi strumenti di analisi avanzata dei dati, favoriti dall’applicazione di tecniche di intelligenza artificiale, quali il machine learning, il text mining e il network analysis“. La valutazione del rischio di non compliance e il “monitoraggio dei soggetti a elevata pericolosità fiscale” si baseranno anche sullo sfruttamento delle potenzialità derivanti dall’utilizzo di informazioni presenti nel Sistema informativo della fiscalità e provenienti da enti esterni, incluse quelle derivanti dallo scambio automatico obbligatorio con le amministrazioni estere.

L’analisi del rischio sarà sviluppata anche per realizzare una “mappatura più analitica” basata sulla disaggregazione dei dati anche su base provinciale, l’articolazione secondo i diversi settori economici e la capacità di distinguere il rischio di evasione e quello di frode. L’attività di prevenzione e contrasto “punterà su una gestione efficace dei rischi legati alla compliance fiscale, avuto particolare riguardo ai principali obblighi del contribuente di registrarsi correttamente in Anagrafe tributaria, di presentare tempestivamente le dichiarazioni fiscali, di pagare puntualmente le imposte e di non trasmettere dichiarazioni infedeli, errate o incomplete”. L’efficaci sarà ovviamente valutata “in relazione alla capacità di accertamento degli imponibili generati dall’economia sommersa che avrà significative ricadute in termini di recupero di gettito sottratto all’erario e, quindi, di riduzione della quota di tax gap”.

Il governo conta poi molto sull’obbligo di collegamento tra le informazioni derivanti dai pagamenti elettronici e dalla registrazione dei corrispettivi e sulle novità previste dalla legge di Bilancio 2026: liquidazione automatica dell’Iva sulla base delle fatture elettroniche emesse e ricevute, contrasto alle indebite compensazioni, possibilità per l’ente della riscossione di analizzare i dati delle fatture elettroniche per capire se il contribuente che non ha pagato il dovuto attende dei pagamenti e pignorarli prima che li riceva.

Tra le altre aree di intervento ritenute strategiche restano il Supporto alla compliance volontaria dei contribuenti accompagnato dalla riduzione dei costi dell’adempimento fiscale, lo “stimolo della compliance” attraverso accordi preventivi e nuove forme di presidio ex ante come il concordato biennale e l’adempimento collaborativo (allargato da quest’anno alle imprese con fatturato superiore a 500 milioni nel 2026) e la riscossione coattiva. Quest’ultima è la fase in cui il fisco dovrebbe effettivamente incassare le somme che ha verificato essere state evase. Il sistema italiano fa acqua da tutte le parti. La delega fiscale aveva previsto una riforma mirata a rendere le azioni di recupero più selettive ed efficaci, ma i decreti attuativi hanno mancato l’obiettivo visto che non prevedono chiari criteri di efficientamento né novità sostanziali per quanto riguarda i poteri dell’Agenzia della riscossione. E non è ancora stato emanato il provvedimento necessario per tradurre in pratica – recependo o meno le proposte della commissione ad hoc incaricata dal Mef. – il discarico parziale del magazzino pregresso accumulato dalle Entrate.

L’atto di indirizzo è ricco di buoni propositi: “Agire secondo una logica di risultato, indirizzando l’attività prioritariamente verso i crediti con maggiori possibilità di incasso e sfruttando, a tal fine, oltre alle eventuali priorità di indirizzo comunicate dagli enti creditori, anche i dati e le informazioni a disposizione dell’Agente della riscossione nelle varie banche dati”. Oltre alla
“salvaguardia dei crediti mediante atti idonei a evitarne la decadenza e la prescrizione”, si punterà poi “a rendere più tempestivo il processo per il recupero” riducendo i tempi tra rilevazione del debito e iscrizione a ruolo. E le Agenzie fiscali sono incaricate di fornire “indicazioni all’Agente nazionale della riscossione circa le priorità di indirizzo della successiva attività di recupero coattivo dei singoli crediti. Quest’ultimo, a sua volta, ottimizzerà i tempi di notifica delle cartelle di pagamento e degli altri atti propedeutici mentre, nel caso di omesso pagamento a seguito della notifica della cartella o degli avvisi, avvierà prontamente le azioni di recupero più opportune per la riscossione del credito”.

Nulla di nuovo ovviamente l’atto di indirizzo può dire sul nodo della carenza di risorse umane. Si limita a prevede che l’Agenzia realizzi le procedure di reclutamento del personale “nel rispetto dei fabbisogni e della normativa vigente”. Dal nuovo Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 è emerso che l’agenzia resta sotto organico di quasi 6mila unità. E ne mancheranno all’appell0 4mila anche a fine triennio, nonostante i concorsi già previsti.

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