Guerra in Iran, le testimonianze dei pavesi bloccati in viaggio: «La compagnia aerea muta, ogni volo viene rinviato»
Tra gli italiani bloccati a causa dei voli cancellati per via del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, anche tanti pavesi. «La situazione è stata abbastanza preoccupante», spiega al telefono Mattia Masella, trattorista in un’azienda agricola vicino Gambolò. Mattia è bloccato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, con la sua fidanzata, Gaia Cattini, impiegata in un’azienda metalmeccanica. I due erano in vacanza per festeggiare il compleanno di lui. «Siamo qui dal 25 febbraio e saremmo dovuti ripartire il primo marzo. Sabato sera abbiamo ricevuto un messaggio di allerta sui telefoni. Ci siamo ritrovati nella hall dell’albergo fino alle 3 di notte; poi non c’è stato alcun problema e siamo ritornati in camera». La coppia ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni dallo staff del ministero degli Esteri e che, nella città, la situazione sembra sotto controllo. La Farnesina ha invitato gli italiani nelle zone coinvolte dai bombardamenti iraniani a restare nei loro alloggi per motivi di sicurezza. «Contattare l’ambasciata, però, non è stato semplice», continua Gaia. «La linea era sempre occupata. Abbiamo provato più volte a chiedere informazioni sulla disponibilità di voli militari per tornare a casa, o se ci fosse qualche forma di supporto relativamente a voli privati e agli alloggi. Ci hanno risposto che avremmo dovuto arrangiarci in entrambi i casi».
Il caos sui voli
Una circostanza confermata anche sui social della Provincia Pavese da altri italiani rimasti bloccati. «Mio figlio e la sua compagna sono bloccati a Nairobi da sabato», racconta su WhatsApp Patrizia Ferrari da Lacchiarella. I due sono in Kenya dal 14 febbraio come volontari per un progetto umanitario. «Dovevano partire con un aereo Emirates per fare scalo a Dubai per 6 ore e poi ripartire verso Milano. Il loro volo è stato cancellato due volte e si trovano fermi in una situazione di forte incertezza. Abbiamo già contattato l’Ambasciata e l’Unità di Crisi e ieri ho scritto anche al ministro deli Esteri Antonio Tajani per sensibilizzare su quanto sta accadendo. Il 4 marzo hanno cancellato il loro volo programmato per il 5. Mio figlio e la sua compagna hanno quindi bloccato un volo per venerdì 6 marzo, ma confermeranno l’eventuale partenza non prima della mattina stessa».
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I momenti del primo attacco iraniano
«Nelle fasi iniziali dei bombardamenti eravamo preoccupati e spaventati. Si sentivano tantissimi boati, non riuscivamo a capire se si trattasse di missili iraniani o di risposte della difesa», spiega Gaia. «Non abbiamo visto direttamente i missili, né gli edifici colpiti», continua Mattia, «ma dall’hotel ci hanno rassicurato che la contraerea stava facendo il suo dovere». I due sono arrivati da Malpensa al Bahrain il 25 febbraio, per poi giungere a Dubai il giorno successivo. «Al momento la nostra compagnia, Gulf Air, è bloccata», continua Mattia. «Abbiamo sempre avuto un contatto diretto con l’Italia. I nostri familiari e amici ci hanno dato tanto conforto». Secondo la coppia, la compagnia aerea che dovrebbe riportarli in Italia non risponde né alle mail, né alle telefonate. «Data l’impossibilità di contattarli, abbiamo deciso di richiedere loro il rimborso», spiega Gaia. «A oggi, però, non abbiamo ancora ricevuto nulla. Nel mentre abbiamo prenotato un altro volo con Emirates, che era in programma per ieri da Dubai a Venezia. Ma è stato cancellato. Abbiamo prenotato un volo per Bologna tramite mio padre dall’Italia, che è andato in aeroporto per farlo. L’aereo sarebbe dovuto partire oggi, ma è stato riprogrammato per il 6 marzo. Ci hanno spiegato che l’unico modo per avere una possibilità di tornare in aereo è continuare a prenotare questo volo ogni volta che viene riprogrammato».
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Disagi anche da Israele
Un problema, quello dell’incertezza sui voli, che accomuna tutte le persone colpite da questa situazione. «Mio marito sarebbe dovuto arrivare in Italia ieri alle 19», racconta Beatrice Formenton. «Lui è israeliano e il 23 marzo dovremmo andare insieme nel suo Paese per far conoscere nostro figlio di 3 mesi, che ora è qui con me, alla sua famiglia. Questa situazione ha messo i nostri piani in discussione. Io sono in Italia da 6 mesi, ho partorito qui. Lui non vede suo figlio dal 31 dicembre. La compagnia israeliana El Al lo ha informato che partirà con il primo volo disponibile, ma non sappiamo ancora quale sarà».
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