Borgofranco, i Brocco e i Ceretto 2 famiglie 1 musica trionfo agli incontri del venerdì sera
BORGOFRANCO D’IVREA. Erano mesi che Manuela Bodrino, presidente della Cittadella della cultura popolare canavesana, faceva il filo a Gianni Ceretto e Romi Brocco e ai rispettivi figli per un’ospitata agli “Incontri del venerdì” nel salone del Coro bajolese, a Bajo Dora. E, finalmente liberi da impegni, i sei musicisti, presentati da Amerigo Vigliermo, la sera di venerdì 13 febbraio hanno deliziato la platea regalando al pubblico estasiato ed entusiasta momenti di alta arte musicale. Una serata che resterà negli annali della manifestazione di fine settimana. Con Romi Brocco alla fisarmonica, erano presenti i figli Emanuel, Patrick e Samuele, tutti e tre diplomati di Conservatorio. Patrick al clarinetto, mentre Emanuel alternava il sax contralto al clarinetto. Samuele, invece, con l’inseparabile basso tuba, era reduce da Napoli dove è stato impegnato con l’orchestra del Teatro San Carlo alle prese con il Nabucco, con cinque repliche dell’opera verdiana. Con Gianni Ceretto, manco dirlo, anch’egli alla fisarmonica (è inoltre diplomato in tromba) è intervenuto suo figlio Eric, sassofonista, clarinettista e, in un brano, all’ocarina. Si è trattato di una sorta di “lectio magistralis” in musica tenuta da straordinari interpreti dei quali il Canavese deve andare orgoglioso. Questo il messaggio inviato da Riccarda, la figlia di Secondo Casadei, a Gianni Ceretto dopo aver ascoltato uno dei brani eseguiti dal sestetto: «Ma che fantastici musicisti. Grazie per questa inebriante versione de “La sfida dei clarini”, polca brillante di mio padre Secondo Casadei. Complimenti a tutti».
E non è stato da meno Lio, figlio di Tiberio Marani, celebre compositore romagnolo di brani di liscio: «Complimenti a tutti voi per questa splendida esibizione. Strepitosi». Musica romagnola, quella proposta dagli strumentisti, ma non solo. Infatti sono stati eseguiti anche brani della tradizione ruegliese, quella di cui i fratelli Peraglie per decenni sono stati gli ambasciatori. E non potevano mancare le marce, dalla classica e intramontabile “Pietro ritorna” a “Musicanti in festa” e “Graziella”. D’obbligo, poi, in una simile circostanza, un omaggio al mitico “Palasot”, al secolo Aristide Mosca. Ci hanno pensato Emanuel ed Eric al clarinetto con la scherzosa ed esilarante “Gebi” proposta smontando pezzo dopo pezzo lo strumento fino ad ultimare il brano soffiando nel solo bocchino. Un’esibizione al limite del clownesco, la loro. Gianni e Romi hanno poi dato prova della loro conclamata bravura eseguendo il valzer musette “Retour des hirondelles”, un classico del repertorio dei fisarmonicisti francesi. E quando in sala è presente Gianni Ceretto, gli aneddoti con protagonisti questo o quel personaggio, non mancano mai. Filo conduttore dei suoi ricordi ovviamente la musica e i suoi interpreti. Perché il popolare valzer “Corinto” si chiama così? La spiegazione l’ha data Ceretto: «L’autore della musica del brano, composto negli anni ’30 del secolo scorso, fu Amedeo Cella, un trombettista torinese che poi volle dedicare la composizione a un suo amico, violinista nell’orchestra del Teatro Regio della città sabauda, che di cognome faceva appunto Corinto. Da qui, il titolo dato al valzer». In chiusura di serata la presidente Manuela Bodrino ha consegnato a Gianni Ceretto e Romi Brocco una targa celebrativa del memorabile evento. Era raggiante il maestro Vigliermo al termine dell’esibizione dei musicisti. «Serate come questa aprono il cuore ad una immensa speranza per un fulgido avvenire musicale, favorito da questo attaccamento alla musica, quasi ombelicale. Questi ragazzi camminano, oserei dire all’unisono, visto che parliamo di musica, su una strada lastricata di bellezza e poesia».
